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Anno Sacerdotale/7


IL SACERDOZIO È L'AMORE DEL CUORE DI GESÙ


L'Amore di Cristo, centro della vita sacerdotale, è il tema intorno al quale si sviluppa l'Anno Sacerdotale indetto da Benedetto XVI.
Non a caso la data d'inizio dell'anno speciale è coincisa con la festa del Sacro Cuore di Gesù, data scelta con cura proprio per dare risalto all'aspetto fondamentale dell'Amore di Cristo. Questa ricorrenza liturgica è stata associata alla figura di San Giovanni Maria Vianney, il Curato d'Ars, che di quest'Amore è stato un cantore vivente.

Una spiritualità rinnovata

Nell'Omelia del 19 giugno 2009, tenuta nella Basilica di San Pietro in occasione dell'apertura dell'anno sacerdotale, Benedetto XVI affermava: "Se è vero che l'invito di Gesù a 'rimanere nel suo amore' (cfr. Gv 15, 9) è per ogni battezzato, nella festa del Sacro Cuore di Gesù, Giornata di santificazione sacerdotale, tale invito risuona con maggiore forza per noi sacerdoti, in particolare questa sera, solenne inizio dell'Anno Sacerdotale, da me voluto in occasione del 150° anniversario della morte del Santo Curato d'Ars"[1].

In riferimento al Curato d'Ars aggiungeva poi: "Mi viene subito alla mente una sua bella e commovente affermazione, riportata nel Catechismo della Chiesa Cattolica: 'Il sacerdozio è l'amore del Cuore di Gesù' (n. 1589). Come non ricordare con commozione che direttamente da questo Cuore è scaturito il dono del nostro ministero sacerdotale?"[2]. L'intenzione del Papa, con l'indizione dell'Anno Sacerdotale, è chiaramente quella di contribuire a promuovere l'impegno d'interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti. L'aspetto dell'unione a Cristo, che appartiene a pieno diritto alla spiritualità del sacerdote, precede ogni altra considerazione ulteriore, anche dottrinale, in riferimento al sacerdozio. È, infatti, la categoria dell'innamoramento che anticipa e motiva ogni azione pastorale o definizione teologica: "Lasciatevi conquistare da Lui - dice il Papa ai sacerdoti - e sarete anche voi, nel mondo di oggi, messaggeri di speranza, di riconciliazione, di pace"[3].

In questa prospettiva il Curato d'Ars è posto come modello di sacerdote perché "amico" e "innamorato" di Cristo.

Un modello per i nostri tempi

Ridurre la figura di San Giovanni Maria Vianney ad un esempio, sia pure ammirevole, della spiritualità devozionale ottocentesca potrebbe non offrire grandi stimoli d'imitazione per un sacerdote che vive in tutt'altro contesto storico e culturale, come il nostro. È necessario, per questo, cogliere nella sua testimonianza quel nucleo che rimane sempre valido, al di là del contesto storico in cui si esprime. Benedetto XVI lo individua nella "forza profetica che contrassegna la sua personalità umana e sacerdotale"[4].

Nella Francia post-rivoluzionaria, che sperimentava una sorta di "dittatura del razionalismo", la vita sacerdotale del Curato d'Ars "si contraddistinse per una singolare e feconda creatività pastorale, atta a mostrare che il razionalismo, allora imperante, era in realtà distante dal soddisfare gli autentici bisogni dell'uomo e quindi, in definitiva, non vivibile"[5]. L'uomo non è solo ragione, ma soprattutto desiderio di Dio.

Analogicamente parlando, anche il nostro mondo che vive prigioniero di una specie di "dittatura del relativismo" necessita di una testimonianza forte, che sia credibile ed offra motivi di speranza ad un uomo postmoderno, cinico e disilluso. "Il relativismo contemporaneo mortifica la ragione, perché di fatto arriva ad affermare che l'essere umano non può conoscere nulla con certezza"[6]. L'uomo è anche ricerca della verità ed in ultima istanza ricerca di Dio che è la Verità.

Il Curato d'Ars diventa, allora, modello da imitare anche per un sacerdote del nostro tempo perché ha posto al centro della sua vita sacerdotale la certezza dell'intima unione personale con Cristo, curata giornalmente come un bene prezioso, e la trasparenza della sua testimonianza, che ha reso autentico e vero il suo messaggio. Un sacerdote del nostro tempo solo così "potrà toccare i cuori della gente ed aprirli all'amore misericordioso del Signore; solo così, di conseguenza, potrà infondere entusiasmo e vitalità spirituale alle comunità che il Signore gli affida"[7].

Il centro della vita sacerdotale

È di fondamentale importanza, allora, comprendere che l'Amore di Cristo e la relazione alla sua Persona sono veramente il centro della vita sacerdotale. Se la missione del sacerdote consiste nel portare Cristo ai fratelli e nel portare i fratelli a Cristo, tutto dipende dalla qualità e dalla profondità della sua relazione personale con Cristo. Solo una relazione vissuta nella sua totalità può essere seme di nuova vita. La fedeltà al sacerdozio, e specialmente al celibato legato al sacerdozio, è impossibile se il sacerdote non è profondamente "innamorato di Gesù".

Del Curato d'Ars si diceva che "se il supremo oggetto del suo amore era il Signore Gesù, le modalità con cui esprimeva il suo insistente sentimento erano quelle comuni a ogni innamoramento umano. 'Il suo pensiero dominante, il palpito infuocato del suo cuore, la logica dei suoi ragionamenti, il sospiro delle sue notti insonni, l'energia delle sue giornate spossanti, la dolce presenza delle sue ore solitarie' ed infine anche 'l'amplesso che lo attende, a volto svelato', oltre la morte. L'amore con cui il curato d'Ars si legò per sempre a Cristo fu come ogni sincero e profondo amore umano, 'un amore totalitario, esclusivo, geloso'"[8]. Anche e soprattutto in questo senso il Curato d'Ars diventa modello da imitare per i sacerdoti di ogni tempo. Per questo è urgente superare una concezione errata, ma purtroppo abbastanza diffusa, del sacerdote come "funzionario ecclesiastico" e ritrovare un'autentica spiritualità e mistica del sacerdozio, fondate sulla relazione con Cristo.

"Il sacerdozio è l'Amore del Cuore di Gesù"[9], ripeteva il Curato d'Ars. È un ineffabile e indicibile mistero di Amore, dell'Amore di Gesù. Tale è la testimonianza d'un povero e umile sacerdote che ha vissuto fino in fondo la realtà del suo sacerdozio e che è diventato così un esempio luminoso di santità sacerdotale. Ci piace riportare una sua preghiera che trasmette in maniera inequivocabile il sentimento d'un cuore veramente innamorato:

"Vi amo, o mio Dio, e il mio unico desiderio è di amarvi fino all'ultimo respiro. Vi amo, o mio Dio infinitamente amabile, e preferisco morire amandovi, che vivere senza amarvi.

Vi amo, Signore, e la sola grazia che vi chiedo è di amarvi eternamente... Mio Dio, se la mia lingua non può ripetere, ad ogni istante, che vi amo, voglio che il mio cuore ve lo ripeta tutte le volte che respiro"[10].

Queste parole sono l'espressione più semplice e anche più essenziale del sacerdote di Gesù. È la preghiera che ogni sacerdote dovrebbe ritrovare nel cuore della sua vita.

Maurizio Fomini



[1] Benedetto XVI, Celebrazione dei Vespri della Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù (19 giugno 2009), in www.vatican.va
[2]
Benedetto XVI, Celebrazione dei Vespri..., in www.vatican.va
[3]
Benedetto XVI, Celebrazione dei Vespri..., in www.vatican.va
[4] Benedetto XVI, Udienza Generale (5 agosto 2009),
in www.vatican.va
[5]
 Benedetto XVI, Udienza Generale..., in www.vatican.va 
[6] Benedetto XVI, Udienza Generale..., in www.vatican.va
[7] Benedetto XVI, Udienza Generale..., in www.vatican.va
[8] E. Versace, Un prete felice perché innamorato. San Giovanni Maria Vianney nella riflessione del cardinale Giovanni Colombo, in www.zammerumaskil.com/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/un-prete-felice-perche-innamorato.html
[9] B. Nodet
, Le curé d'Ars. Sa pensée - Son cœur, Éd. Xavier Mappus, Ligugé 1966, 98.
[10] B. Nodet, Le curé d'Ars. Sa pensée..., 45.


11/01/2010

 
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