web agency
testata
  Home   La Comunità   Approfondimenti   Contatto   Contributi   Español   Nederlands   Français  
Home arrow Focus Belgio/Olanda arrow Anno sacerdotale arrow Anno sacerdotale (13). Il sacerdote e lo studio
Menù principale
Home
Chi siamo
Dove operiamo
Le nostre missioni
Notizie dal Paraguay
Scrivici
Archivio Ultime Notizie
Attività
Parrocchia di Ypacaraí
Centro Studi
Pubblicazioni
Vita della missione a Tacuatí
Vita delle missioni in Africa
Focus Belgio/Olanda
Testimoni dal Nord Europa
Canti
Riflessioni
Conoscere la vita consacrata
Comprendere il Diritto Canonico
Animazione missionaria
Appuntamenti
Approfondimenti
Missiologia per tutti
Appunti di Spiritualità
Interviste
Profili missionari e spirituali
Gruppi missionari e parrocchie
Solidarietà e microprogetti
Il giornale "Missione Rh"
Galleria Fotografica
Articoli correlati
Utilità
Links
Cerca nel sito
Mappa del sito
login

Gli articoli che appaiono
su questo sito
possono essere riprodotti
solo integralmente e
citando la fonte
 www.missionerh.it.

 
fotobannnerit5.jpg

| Stampa |

 

Anno sacerdotale/13


IL SACERDOTE E LO STUDIO



Nella mia vita sacerdotale ho incontrato pochi confratelli che riservassero allo studio un tempo adeguato. Eppure lo studio è una necessità che nasce dall'ascolto di quella Parola di cui siamo gli annunciatori. Spesso, quando si affronta l'argomento tra sacerdoti, si sentono ragionamenti di questo genere: "Perché studiare, quando non ci sono più esami da dare, quando premono attività e necessità, quando le persone esigono da noi il nostro tempo? Non ci sottrae lo studio dai bisogni spirituali delle persone, dal praticare la carità?".

Evidentemente non è così. Anzi, oserei dire che è proprio l'esercizio della carità che ci deve spingere allo studio.

Nel corso dell'Anno Sacerdotale Benedetto XVI ha sottolineato ripetutamente l'importanza della formazione permanente dei sacerdoti. Il 16 marzo 2009 menzionava l'urgenza della "formazione dottrinale, e non solo teologica, iniziale e permanente"[1] del sacerdote. Il 19 giugno 2009 riaffermava l'importanza dello studio "con una accurata e permanente formazione pastorale"[2]. Infine, ricordando la figura di San Giovanni Eudes, santo animato da uno zelo apostolico particolarmente rivolto alla formazione del clero diocesano, dedicava un'intera catechesi del mercoledì alla formazione teologica e intellettuale dei presbiteri[3]. Lo studio fa parte integrante della carità pastorale che il sacerdote è chiamato a esercitare per il suo popolo. Senza lo studio le parole si faranno ripetitive e aride, fino a che diventeremo dei preti insignificanti.

Se è vero che esiste un'identità propria e definitiva del sacerdote, che proviene dal suo carattere sacramentale, è altrettanto vero che la sua vita e il suo ministero devono adattarsi a ogni epoca e ad ogni ambiente. Ecco, allora, che lo studio e l'umile ricerca intellettuale diventano strumenti necessari per comprendere l'uomo e il mondo a cui ci si rivolge. Da parte dei sacerdoti ci deve essere una particolare cura nell'aprirsi "alla superiore illuminazione dello Spirito Santo, per scoprire gli orientamenti della società contemporanea, riconoscere i bisogni spirituali più profondi, determinare i compiti concreti più importanti, i metodi pastorali da adottare, e così rispondere in modo adeguato alle attese umane"[4]. In questo senso lo studio offre anche strumenti necessari per riflettere sulla propria esperienza pastorale e comunicarla ad altri.

Tra molti sacerdoti, invece, si verifica la difficoltà reale di uscire dal cerchio delle problematiche clericali o di quelle legate alle pratiche sacramentali o di affrontare le sfide che il mondo in continua evoluzione lancia. L'immagine, che si presenta spesso sotto i nostri occhi, è quella di un sacerdote che, avendo perso l'esigenza di una formazione permanente, di un aggiornamento, di un approfondimento teologico, si riduce ad essere funzionario del culto, mostrando una mediocrità nell'insegnamento e un carattere moralizzante nella predicazione. Un prete che incorre in un invecchiamento spirituale, mentre "la formazione permanente mantiene la 'giovinezza' dello spirito, che nessuno può imporre dall'esterno, ma che ciascuno deve ritrovare continuamente dentro se stesso. Solo chi conserva sempre vivo il desiderio di imparare e di crescere possiede questa 'giovinezza'"[5].

La formazione intellettuale

La formazione del sacerdote è intimamente legata alla sua formazione intellettuale che, "pur avendo una sua specificità, si connette profondamente, sino a costituirne un'espressione necessaria, con la formazione umana e quella spirituale: si configura, infatti, come un'esigenza insopprimibile dell'intelligenza con la quale l'uomo 'partecipa della luce della mente di Dio' e cerca di acquisire una sapienza, che a sua volta, si apre e punta sulla conoscenza e sull'adesione a Dio"[6].

L'assenza della riflessione e dello studio è, in un certo senso, sintomo di una fede che si indebolisce. In effetti, nello stesso atto di fede sono implicati la ragione umana e il dono di Dio, poiché la fede non chiede affatto il sacrificio dell'intelletto. "Credere è pensare con l'assenso dell'intelletto"[7] diceva Agostino e la cogitatio, questa ricerca sempre rinnovata del credente insoddisfatto, non è un tratto facoltativo della fede. Sant'Anselmo riaffermava che la fede interroga l'intelletto. La fede tendeSant'Anselmo all'intelligenza e la riflessione sull'esperienza di fede risponde al dinamismo sempre presente nella fede.

Va anche affermato che la necessità della formazione intellettuale e dello studio nasce anche dall'amore e dal suo dinamismo: nell'atto di fede, l'uomo conosce la bontà di Dio e comincia ad amarlo, l'amore desidera conoscere sempre meglio Colui che ama. Se è vero che l'amore è già intelligenza del mistero, e che senza l'amore non c'è la comprensione autentica[8], è anche vero che quando la fede dà il suo assenso non a causa di una deduzione logica, ma per amore a Colui al quale acconsente, essa desidera trovare le ragioni, inizia una ricerca che investe l'intelligenza, produce una riflessione ed elabora nuove comprensioni[9].

Per concludere, l'esigenza della formazione deve costituire come un habitus che crea nel sacerdote una disposizione a pensare teologicamente, a vivere evangelicamente e apostolicamente. Se questo habitus ha le sue radici nella fede, non è innato, ma è una conquista dello sforzo dell'uomo, frutto di un esercizio assiduo, e implica una lunga e paziente stratificazione di conoscenze, come anche alcune scelte di priorità delle proprie occupazioni. Lo studio è anche la fatica di un lavoro quotidiano, di una disciplina e appartiene, in qualche maniera, all'ascesi della vita cristiana. In effetti, in quanto richiede una disciplina, trasforma il cuore dell'uomo. È una forma di ascesi nella perseveranza, attraverso le difficoltà che incontra e che fanno parte della crescita verso la santità.

La storia sovente ha mostrato il ritardo accusato dalla Chiesa nei confronti delle realtà e degli uomini del suo tempo. La questione dolorosa della "perdita" della classe operaia in Europa da parte della Chiesa (e il tentativo di un nuovo approccio avviato dall'Enciclica Rerum Novarum) potrà servire d'insegnamento per la Chiesa di tutti i luoghi e di tutti i tempi. Il quesito che oggi si pone, traendo lezione dal passato, è questo: quale sacerdote sarà in grado di guidare il passaggio da un cristianesimo vissuto quasi esclusivamente nello spazio sacramentale ad un cristianesimo aperto alle esigenze evangeliche, nella vita di un mondo in piena evoluzione culturale.

Maurizio Fomini



[1] Benedetto XVI, Udienza alla Plenaria della Congregazione per il Clero (16 marzo 2009), in www.vatican.va
[2] Benedetto XVI, Celebrazione dei Vespri della Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù (19 giugno 2009), in www.vatican.va
[3] Cfr. Benedetto XVI, Udienza Generale (19 agosto 2009), in www.vatican.va
[4] Pastores dabo vobis, 5.
[5] Pastores dabo vobis, 79.
[6] Pastores dabo vobis, 51.
[7] S. Agostino, De praedestinatione Sanctorum, II, 5.
[8] Cfr. 1Gv 4, 7ss.
[9] Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione su la vocazione ecclesiale del teologo, 24 maggio 1990, 6-7.

24/05/2010
 

 
< Prec.   Pros. >
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis. Realtà ecclesiale fondata a Roma da don Emilio Grasso alla fine degli anni '60
web agency