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Anno Sacerdotale/4

 

ANNUNCIO DELLA PAROLA E FEDELTÀ ALLA CHIESA


A partire dal pensiero del Cardinale Danneels sul tema del sacerdozio, ci soffermiamo in questo articolo sul rapporto che il presbitero è chiamato a mantenere con la Parola del Signore e la Chiesa.

Uomo della Parola

Dice il Cardinale: "Vivere della Bibbia è per me 'mangiare' Lui come cibo, ma sotto forma di fette di pane tagliate dalla Chiesa che mi sono presentate giornalmente nella liturgia. La mia maniera di leggere la Bibbia è ascoltare le letture del Vecchio e Nuovo Testamento e il Vangelo del giorno"[1].

La liturgia rimane la vera porta d'entrata alla Bibbia. Si deve leggere la Bibbia come essa ci viene proposta dalla Chiesa durante l'anno liturgico. Non la lettura, l'un dopo l'altro, del Vecchio e Nuovo Testamento, ma alternarli per mangiarli come pane affettato, nella coscienza che la Parola di Dio ti salva "quando ti abbandoni completamente ad essa"[2].

Quest'abbandono alla Parola donata dalla Chiesa produce l'annuncio: "Il primo compito per mezzo del quale il sacerdote partecipa al mistero di Cristo è l'annuncio della Parola"[3]. È la cosa più importante che deve fare. "Il sacerdote non deve tenere un discorso eloquente, né una lezione di esegesi, né presentare un piano d'azione o formulare una denuncia, né alimentare un dibattito tra pareri discordanti o un colloquio familiare. Deve solo aiutare lo Spirito Santo affinché faccia nei cuori il suo lavoro. Ciò presuppone un parlare confidenziale affinché la ‘commozione' del testo biblico che egli stesso per primo ha sperimentato, si trasmetta a tutta la comunità, come un vento d'estate che scivola su un campo di grano. Chi tiene l'omelia in questa maniera, constata sempre nuovamente che il miracolo delle lingue della Pentecoste si rinnova: tutti lo comprendono, piccoli e grandi, sapienti e ignoranti"[4].

Tutti hanno il diritto di ascoltare dalla voce dei sacerdoti la Parola che dà vita. Dato che nessuno può essere salvo se prima non ha creduto, i presbiteri, nella loro qualità di cooperatori dei Vescovi, hanno anzitutto il dovere di annunciare a tutti il Vangelo di Dio seguendo il mandato del Signore: "Andate nel mondo intero e predicate il Vangelo a ogni creatura" e possono così costituire e incrementare il popolo di Dio.

Difatti, in virtù della Parola salvatrice, la fede si accende nel cuore dei non credenti, si nutre nel cuore dei credenti, e con la fede ha inizio e cresce la comunità cristiana, secondo quanto ha scritto l'Apostolo: "La fede viene dall'ascolto e l'ascolto riguarda la parola di Cristo" (Rm 10, 17). Pertanto i presbiteri sono debitori verso tutti, nel senso che a tutti devono comunicare la verità del Vangelo di cui il Signore li fa beneficiare. Quindi, il loro compito non è di predicare una propria sapienza, bensì di annunciare la parola di Dio e di invitare tutti insistentemente alla conversione e alla santità. Annunciare, sostiene il Cardinale, è più che parlare con eloquenza, in quanto in virtù del suo mandato ministeriale il sacerdote rende presente Cristo mediante la predicazione del Vangelo.

In una diffusa atmosfera di relativismo, il cui dogma fondamentale è che non esistono verità ma solo opinioni, il sacerdote si pone come colui che afferma l'esistenza di una verità di fronte alla quale si decide il destino eterno dell'uomo.

Il sacerdote ha la consapevolezza, quando predica il Vangelo, di dire ‘qualcosa' che non gli appartiene; di dire una Parola che lo attraversa, senza essere sgorgata da lui; di richiamare ad una misura di verità che non è umana. Per questo, uno dei tradimenti più gravi che un sacerdote può compiere nei confronti di se stesso, è predicare non il Vangelo di Gesù Cristo, ma proprie o altrui dottrine e opinioni.

Uomo della Chiesa e per la Chiesa

Il Cardinale sottolinea in continuazione che il sacerdote deve essere totalmente a disposizione di Dio e del Vescovo, che lo può impiegare nel luogo che ritiene più opportuno per il bene di tutta la Chiesa[5]. Il sacerdote, infatti, è un uomo con la passione per la Chiesa. Perché chi ama il Cristo ha anche una passione per la Chiesa. Egli è disposto anche a soffrire per la Chiesa, perché nella Chiesa sono presenti debolezze, compromessi, tiepidezze, vanità e peccato[6]. "Chi sta nella Chiesa non giudica. Dice: È mia, mi fa vivere. Mi sta a cuore"[7]. Perché se la Chiesa scompare, "allora scompare anche Dio. E il sacerdote ama la Chiesa come essa è"[8].

Un'altra ragione fa amare la Chiesa: il sacerdote riceve tutto dalla Chiesa: la Scrittura, i sacramenti, il ministero pastorale. Anche il credito di cui gode lo deve alla Chiesa. Se vanno da lui bambini, malati, sofferenti, poveri, infelici, disperati e angosciati, egli deve questo alla Chiesa. Contando solo su se stesso non potrebbe godere di tanto credito[9]. Egli prega anche in nome della Chiesa. È perché il sacerdote rappresenta Cristo-Capo che egli "può agire in nome delle membra: la Chiesa. Non il contrario"[10].

La stessa Chiesa, poi, ci è donata. Non la possiamo scoprire a partire dalle nostre proprie aspettative e dire: deve essere così come noi la vogliamo! Al contrario di altre religioni è Gesù che sceglie i suoi discepoli. L'iniziativa non è degli apostoli: "È Lui che li ha voluti. Da semplici pescatori ora diventano pescatori di uomini. Li sceglie, li chiama altrove, li tiene vicino, insegna loro e dice loro: Seguitemi"[11]. La Chiesa dunque non esiste in grazia di se stessa, non esiste in virtù di una sua propria iniziativa. Tutto ciò che è e fa lo riceve da Cristo e dal suo Spirito. Il sacerdote viene in verità donato alla comunità da "altrove".

Maurizio Fomini



[1] G. Van Hoof, Het geloof van een kardinaal. Gesprekken met Godfried Danneels, DNB, Kapellen 1988, 28.
[2] G. Van Hoof, Het geloof van een kardinaal ..., 29.
[3] G. Danneels, Het gebed van de priester, in "Pastoralia" 33/5 (1994) 4.
[4] G. Danneels, Tot zondag? In de kerk! ‘Een woord bij ... Pasen 1993', Persdienst  Aartsbisdom, Mechelen 1993, 20-21.
[5] Cfr. G. Van Hoof, Het geloof van een kardinaal..., 34.
[6] Cfr. G. Danneels, Medewerkers aan uw vreugde. ‘Een woord bij ... Pasen 1990', Persdienst Aartsbisdom, Mechelen 1990, 7.
[7] G. Danneels, Medewerkers aan uw vreugde..., 38.
[8] G. Danneels, Medewerkers aan uw vreugde..., 36.
[9] Cfr. G. Danneels, Medewerkers aan uw vreugde..., 8.
[10] G. Danneels, Medewerkers aan uw vreugde..., 21.
[11] G. Danneels, Kerk en jongeren - Jongeren en Kerk, in "Pastoralia" 30/7 (1990) 148.

15/10/09

 
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