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"Come il Padre ha mandato me,
anch'io mando voi" (Gv 20, 21)

Riflessioni sul Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI
p
er la Giornata Missionaria Mondiale 2011


Il Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale viene sempre pubblicato con un notevole anticipo, al fine di permettere la preparazione di tale avvenimento e affinché esso non sia un momento isolato nel corso dell'anno, ma una preziosa occasione per fermarsi a riflettere se e come rispondiamo alla vocazione missionaria; una risposta essenziale per la vita della Chiesa[1].

Quest'anno, il Santo Padre sottolinea particolarmente che la missione non può essere considerata come una fra le tante attività pastorali; la missione è piuttosto una dimensione trasversale che le attraversa tutte ed essa va tenuta sempre presente[2].

È un aspetto importante messo in rilievo per tutte le Chiese locali, in particolare per quelle di più antica tradizione cristiana che, di fronte alle difficoltà che incontrano oggi nel loro seno, potrebbero cedere alla tentazione di ripiegarsi sulle proprie crisi e di ritagliare alla missione solo lo spazio di una giornata, accanto a numerosi temi celebrati nel corso dell'anno, laddove si tratta invece di sviluppare una pastorale e una cultura missionaria ad intra e ad extra, come leva della nuova evangelizzazione.

Il Papa, nella sua introduzione, sottolinea in tal senso che è la missione che darà slancio anche alla nuova evangelizzazione di queste terre. Nel solco del suo predecessore, insiste sul fatto che "la fede si rafforza donandola! La nuova evangelizzazione dei popoli cristiani troverà ispirazione e sostegno nell'impegno per la missione universale"[3].

Il Santo Padre sviluppa le sue riflessioni a partire da quei documenti che sono l'"abc" della teologia della missione: i fondamenti trinitari riscoperti dal Decreto conciliare Ad gentes, la visione complessa e dinamica dell'"evangelizzazione globale" espressa  nell'Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi di Paolo VI[4] e il rilancio dell'urgenza della missione della Redemptoris missio di Giovanni Paolo II. L'afflato spirituale, infine, viene attinto in particolare dalla Novo millennio ineunte, di Giovanni Paolo II.

Ritrovare lo slancio delle origini e uno sguardo contemplativo

All'inizio del secondo decennio del nuovo millennio, Benedetto XVI ribadisce con forza la necessità di rinnovare l'impegno di portare a tutti l'annuncio del Vangelo "con lo stesso slancio dei cristiani della prima ora"[5].

Uno slancio e un ardore missionario che si alimenti alla fonte della sua azione, che non si disperda in tentativi e attività che perdono il sapore della missione del Signore.

Il tema della Giornata Missionaria di quest'anno, infatti, sottolinea in maniera significativa, il radicamento del mandato missionario della Chiesa nel mistero trinitario, nella relazione intima fra il Padre e il Figlio: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi" (Gv, 20, 21).

È un invito a purificare le motivazioni della missione, a lasciar cadere tanti aspetti secondari, a riscoprire la dimensione della gratuità della comunicazione dell'amore che ci è giunta dall'intimità debordante dellaDipinto murale di Narcisse Nsimambote, Gesù incontra sua madre, 23 marzo 1999 Trinità[6]. Tale amore si è manifestato nella sua libertà, universalità e gratuità nella storia. Esso richiede alla Chiesa di offrire, condividere e non imporre, ma parlare alla coscienza dell'uomo, dove Dio è già presente in qualche modo.

La missione, in questa visione, è riportare l'uomo nel dialogo trinitario: il Padre che parla al Figlio nel cuore di ogni uomo, nella sua coscienza risvegliata dall'annuncio della Chiesa.

Come noto, la Chiesa, dal Concilio Vaticano II in poi, ha approfondito la consapevolezza della sua natura missionaria e la complessità dell'azione evangelizzatrice, con una ricchezza di riflessione teologica e una fioritura di esperienze, ma ha conosciuto anche il disorientamento, la crisi stessa della missione. Infatti, la "riduzione antropologica" della missione ha portato a una "secolarizzazione della salvezza"[7] e a una crisi sul suo senso e sulla sua identità specifica. Essa sembra dissolversi nel compiere solamente opere di sviluppo e di promozione umana. La missione cerca con difficoltà l'equilibrio fra dialogo interreligioso, testimonianza e annuncio cristiano. Spesso, al posto della fatica di una corretta inculturazione, di un'immersione, allo stesso tempo rispettosa e purificatrice, del Vangelo nelle culture, si cade, invece, nel relativismo e nella difesa ad oltranza delle tradizioni. L'azione dei missionari della prima ora, in questi campi, è stata molte volte giudicata sommariamente e senza tener conto della cultura del loro tempo.

Di fronte allo scoraggiamento e al disorientamento conseguenti, è opportuna la sottolineatura del santo Padre di una visione più contemplativa della missione, che nasca e tenda alla vita di comunione trinitaria e che guardi Gesù come al missionario per eccellenza, il missionario per antonomasia. Gesù, infatti, non ha percorso grandi distanze geografiche per costruire delle opere, ma ha attraversato l'infinita distanza ontologica tra Dio e l'uomo, ha raggiunto quest'ultimo nella sua realtà, nelle sue grandezze e nelle sue miserie; egli ha assunto la tradizione del suo popolo, pronunciando, però, una parola di libertà e di novità. Si è fatto fratello e amico per accompagnare l'uomo verso la conoscenza del Padre e la scoperta di una liberazione e redenzione integrali.

Allora, è proprio a partire dalla contemplazione di Gesù missionario del Padre che si potranno vivere e sviluppare correttamente i segni della presenza del Regno fra i popoli.

Ritornare alle fonti della nostra azione missionaria, al cuore della Trinità, ritrovare la contemporaneità tra contemplazione e azione, sarà la priorità per il prossimo decennio.

La ricchezza di esperienza, di presenza dello Spirito del Signore nella missione del secolo scorso, ma anche le sue difficoltà e i suoi fallimenti, ci richiedono questo ritorno al cuore della nostra vita missionaria, purificata da tante motivazioni accessorie.

È la contemplazione del volto del Signore, nel suo dialogo ininterrotto con il Padre e nel suo percorrere tutte le città e i villaggi insegnando, annunciando e guarendo[8], che darà nuovo slancio per comunicare a tutti la passione per il Vangelo, unendo una predicazione libera e profetica alla commossa misericordia e pietà per il popolo.

Il contemplare la Trinità che apre le braccia al mondo in un amore fatto Carne, che accetta di stenderle sulla Croce, e la necessità di alzarsi per andare sulle vie del mondo, sono due dimensioni legate entrambe nell'invio in missione riportato da san Giovanni: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi" (Gv 20, 21). La fonte trinitaria e il comando del Signore alla missione sono i punti di riferimento fondamentali per lo sviluppo dell'impegno missionario della Chiesa.

Andate incontro all'umanità!

Il mandato missionario: "Andate.." viene riattualizzato oggi dalla liturgia, ci ricorda il Santo Padre: "La liturgia è sempre una chiamata ‘dal mondo' e un nuovo invio ‘nel mondo' per testimoniare ciò che si è sperimentato: la potenza salvifica del Mistero Pasquale di Cristo"[9].

Ciò invita a integrare nella pastorale della domenica, in modo permanente e creativo, la dimensione missionaria.

La missione, nonostante tutto, è ancora agli inizi[10] e Benedetto XVI insiste molto sul fatto che la Chiesa è chiamata a radicarsi, ma anche a non a chiudersi e ad andare di nuovo verso coloro che non hanno mai ricevuto il Vangelo.

Inoltre, una preoccupazione tutta particolare il Papa la esprime per coloro che pur avendo ricevuto l'annuncio del Vangelo, lo hanno dimenticato e abbandonato e si sono allontanati dalla Chiesa.

Egli, in particolare, attira l'attenzione sui cambiamenti culturali in atto, alimentati dalla globalizzazione, da vari movimenti di pensiero e dall'imperante relativismo che portano a mentalità e stili di vita che prescindono completamente dal messaggio evangelico.

È una sfida che Benedetto XVI rilancia a tutti i cristiani che vivono questo tempo difficile, e allo stesso tempo affascinante, per una nuova evangelizzazione della cultura.

In un filo coerente con l'insegnamento dei precedenti messaggi, che andrebbero ripresi e approfonditi, il Papa ci ha invitato a riscoprire sin dall'inizio del suo pontificato che la missione è questione di amore[11], è corresponsabilità[12], è aprire all'umanità le porte del futuro e della speranza[13], è irradiazione di luce, di verità e testimonianza[14].

Il Santo Padre lo scorso anno ha ricordato che la comunione è la chiave della missione[15]; quest'anno ci rammenta che la missione è essere vigilanti per scorgere con sguardo contemplativo nella storia il volto del Signore e ravvivare il desiderio e la gioia di andare incontro all'umanità per portare a tutti il Cristo Salvatore.

Antonietta Cipollini



[1] Cfr. Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la Giornata Missionaria Mondiale 2011, in www. vatican.va (d'ora in poi abbreviamo il titolo dei Messaggi di Benedetto XVI, tutti disponibili sul sito della Santa Sede, con GMM e l'anno corrispondente).
[2] Cfr. GMM 2011.
[3] Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, 2.
[4] Cfr. GMM 2011; Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 17.
[5] Cfr. Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte, 58.
[6] Cfr. Decreto Ad gentes, 1-4.
[7] Cfr. Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, 11.
[8] Cfr. Mt 9,35.
[9] GMM 2011.
[10] Cfr. Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, 1.
[11] Cfr. GMM 2006.
[12] Cfr. GMM 2007.
[13] Cfr. GMM 2008.
[14] Cfr. GMM 2009.
[15] Cfr. GMM 2010.

14/03/2011

 
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