HOMO DIGITALIS ED EVANGELIZZAZIONE
Per una pastorale della comunicazione (2)
Un nuovo tipo umano: l'homo digitalis
Verso la metà del secolo passato, con l'arrivo della televisione, - scriveva Giovanni Sartori, noto protagonista del dibattito politico culturale, uno dei maggiori esperti internazionali degli attuali problemi dei sistemi democratici occidentali - si è prodotta una rottura epocale che ha introdotto non solo un cambio sociologico, ma in maniera più profonda una "metamorfosi antropologica"[1].
"La televisione - sottolineava Sartori nel 2000 - ci permette di vedere tutto senza doverci muovere: il visibile ci arriva in casa, praticamente gratis, da qualsiasi luogo"[2].
È la realizzazione della famosa metafora del "villaggio globale" adottata da Marshall McLuhan negli anni ‘60 per indicare come, con l'evoluzione dei mezzi di comunicazione, tramite l'avvento del satellite che ha permesso comunicazioni in tempo reale a grande distanza, il mondo sia diventato "piccolo" e abbia assunto di conseguenza i comportamenti tipici di un villaggio.
I mass media, per la loro stessa struttura comunicativa, analizzava lo stesso McLuhan modificano profondamente la nostra percezione della realtà e della cultura, secondo il principio da lui stesso definito "il medium è il messaggio". In altri termini, il mezzo di trasmissione per la sua stessa struttura non è neutrale, ma produce effetti pervasivi sull'individuo e sull'immaginario collettivo, a prescindere dai contenuti dell'informazione veicolati[3].
La televisione ha modificato sostanzialmente la relazione tra l'intendere e il vedere, affermava Sartori, e ha prodotto una trasformazione che cambia la stessa natura dell'uomo. La televisione è divenuta non solo uno strumento di informazione, quanto piuttosto di formazione dell'uomo, un mezzo che ha generato un nuovo ánthropos, un nuovo tipo di essere umano[4].
Con la televisione prende sempre più forma l'homo videns per il quale l'immagine soppianta la parola, scalza l'homo sapiens, prodotto della cultura scritta[5].
Viene sempre più a mancare, in tal senso, la capacità simbolica dell'uomo, che si manifesta nel "linguaggio-parola", come capacità di pensare e comunicare attraverso suoni e segni significativi, facoltà che rende l'uomo unico e per la quale è definito come un "animale simbolico"[6].
In definitiva, la diffusione della televisione produce immagini e annulla sempre più i concetti, la riflessione, la capacità d'astrazione e con essa anche la capacità di capire e ragionare. E un uomo che perde la sua capacità d'astrazione diventa "incapace di razionalità ed è, pertanto, un animale simbolico che non ha più capacità per sostenere e ancor meno per alimentare il mondo costruito dall'homo sapiens"[7].
L'uomo che vede, inoltre, giunge rapidamente ad una sua versione peggiorata che è l'"homo zapping" il quale, seduto davanti ad una televisione, con il telecomando in mano, incorpora patologie ancor più serie dell'homo videns, come ben illustra in un suo studio il professore argentino Gustavo Martínez Pandiani, esperto di comunicazione sociale argentino[8]. Oltre a frazionare in porzioni ancora più piccole la sua capacità di attenzione, l'homo zapping, rispetto al suo predecessore, consuma immagini prima che contenuti, risponde solo a stimoli audiovisivi, si concentra per periodi sempre più brevi, cerca sensazioni forti e emotive, appare sempre più ozioso e non è disposto a fare sforzi per decifrare i messaggi che riceve, evita il ragionamento e le analisi dettagliate, preferisce le impressioni veloci e frammentate e ha scarsa disposizione a interpretare e sistematizzare idee[9].
Con l'avvento della cibernetica e della multimedialità il passaggio dall'homo videns all'homo digitalis è rapido e inevitabile. Il computer è diventato il mezzo essenziale che unifica parola, immagine, suono, introducendo la cosiddetta realtà virtuale. "Le nuove frontiere sono Internet e il ciberspazio, e il nuovo slogan è 'essere digitale"'[10].
Si produce nel modo di essere e di vivere una crescente e onnipresente artificializzazione. Il "saper fare" dell'uomo, la sua capacità manuale si riducono sempre più a pigiare i bottoni di una tastiera e ad accarezzare un mouse, con la perdita o l'atrofizzazione di preziosi utensili umani come le mani. Si parla di una crisi della manualità che va oltre le mani e investe a più ampio raggio tutta la fisicità umana. Il potere d'incantamento delle nuove tecnologie comunicative sfida, fino a renderli inutilizzabili, anche il cervello, il gusto e la capacità di elaborare ragionamenti logici, l'attitudine a progettare scopi e diluirli nel tempo, a realizzarli gradualmente, ma con la sicurezza di chi abbia esattamente calcolato costi e benefici[11]. "È la vittoria del frammento, tutto giocato sull'ispirazione momentanea e la gratificazione immediata, rispetto alla razionalità della visione globale"[12].
Questo tipo umano, se da una parte rafforza il senso del vedere e del fantasticare, dall'altra si mostra sempre più incapace di una riflessione astratta e analitica, balbetta sempre più davanti ad una dimostrazione logica e alla deduzione razionale, con il rischio di perdere queste potenzialità umane uniche. L'uomo certamente non è solo razionalità, essa però è la condizione sine qua non per essere tale. Razionalità significa saper formulare una domanda razionale alla quale saper dare una risposta altrettanto razionale[13].
Se vengono a mancare queste capacità umane, anche la comunicazione nel web rischia di essere solo un rompere il silenzio della solitudine, per far risuonare parole insignificanti: un vuoto che comunica vuoto.
In definitiva, se il digitale si configura come una possibilità unica di rappresentazione del reale, non si può dimenticare che rimane pur sempre solo una modalità di semplice trasmissione di contenuti. Fornire i contenuti e saperli utilizzare è e resterà sempre compito della razionalità, della capacità critica e dell'interiorità dell'uomo.
Il Web al servizio della comunicazione autentica
Ad Aparecida l'Episcopato latinoamericano non ha trascurato di sottolineare, l'importanza di porsi correttamente di fronte alle nuove tecnologie per saper sfruttare positivamente le loro enormi potenzialità e porle al servizio del messaggio evangelico per incidere in quella che si configura sempre più come una grande cultura mediatica[14].
Se da una parte, infatti, la Chiesa si avvicina a questi mezzi con realismo e fiducia, dall'altra evidenzia che, come gli altri strumenti di comunicazione, anche internet è un mezzo e non un fine[15].
"La grande influenza dei mezzi di comunicazione di massa sulla società - afferma mons. Martínez - ha i suoi limiti, e gli effetti che esercitano sulle persone devono essere mediati da distinti processi sociali e istituzioni, come la famiglia, i centri educativi e la Chiesa che hanno i loro valori per una formazione della persona"[16].
Come tutti gli strumenti e le invenzioni della tecnica, infatti, anche le nuove tecnologie della comunicazione, se poste a servizio del bene della persona e dell'umanità, se usate con criterio e saggezza - ci ricorda il Santo Padre - possono contribuire a soddisfare il desiderio di senso, di verità e di unità che rimane l'aspirazione più profonda dell'essere umano[17].
Questo richiede agli operatori pastorali, e della comunicazione in particolare, conoscenza e competenza, ma anche la chiara consapevolezza che "i mezzi della comunicazione in generale non sostituiscono le relazioni personali né la vita comunitaria locale"[18].
L'accesso sempre più massiccio ad internet, la partecipazione alle reti sociali, la stessa ricerca di amicizie virtuali, se da una parte manifestano il desiderio e l'esigenza umana di comunione, di relazione e di senso autentico, dall'altra mostrano l'ambiguità e la tentazione di occultarsi e di mascherarsi dietro ad uno schermo.
La sfida è quella di saper entrare nel Web con consapevolezza e autenticità, certi che il contatto virtuale non può sostituire la realtà effettuale, il contatto diretto, faccia a faccia, e tutti gli aspetti della vita interiore, sociale e comunitaria della persona.
Non a caso il tema, già annunciato dal Papa, per la prossima giornata mondiale delle comunicazioni sociali sarà Silenzio e parola: cammino di evangelizzazione[19].
Parlare del silenzio, infatti, non è un argomento fuori moda o in contrapposizione ad una società caratterizzata dal flusso inarrestabile della comunicazione.
Al contrario, il silenzio è la condizione basica dell'ascolto, della parola e della comunicazione vera. Esso ci conduce a Dio e la stessa vita di Dio è avvolta dal silenzio, da dove risuona la sua parola. Il silenzio è il ventre della parola, dove essa si forma e da dove Dio genera dal nulla tutta la creazione. Dio parla all'uomo, si rivela e si comunica a noi per mezzo di parole che escono dal silenzio. Anche le sue opere sono sue parole e nessuna si può comprendere senza il silenzio. Allo stesso modo, le autentiche parole di un uomo, la vera comunicazione, nascono dal silenzio. È importante, in tal senso, soprattutto oggi nell'era della comunicazione tecnologica avanzata, imparare a vivere nel silenzio e a saper fare silenzio, così come si apprende a parlare.
Il silenzio è un potere di osservazione, di chiarificazione, di concentrazione nelle cose essenziali, è il giusto equilibrio con la parola ed è la condizione esteriore per riceverla. Laddove vi è rumore, movimento che disturba e causa disordine, non vi è la possibilità di concentrarsi pienamente sul messaggio che riceviamo. È essenziale, però, anche il silenzio interiore: smettere di parlare dentro di noi e con noi stessi, creare quel vuoto e quella povertà del cuore che conducono ad accogliere la parola che riceviamo e ad offrire una parola penetrante e luminosa.
Il silenzio, perciò, non è solo assenza di rumori, non è neppure lo stato della dimenticanza, del vuoto, del nulla e tantomeno del mutismo o del rifiuto della comunicazione. Al contrario, è linguaggio d'accoglienza e d'amore, favorisce le dimensioni del discernimento e dell'approfondimento, è il custode dell'interiorità che calma le agitazioni e le inquietudini del cuore umano e fa nascere il desiderio dell'incontro e della comunicazione autentica che, soprattutto nell'epoca di internet, rimangono elementi irrinunciabili per l'evangelizzazione.
Emanuela Furlanetto
[1] Cfr. G. Sartori, Homo videns. La sociedad teledirigida, Taurus, Buenos Aires 2000.
[2] G. Sartori, Homo videns..., 32.
[3] Cfr. M. McLuhan, Il mezzo è il messaggio, Feltrinelli, Milano 1968.
[4] Cfr. G. Sartori, Homo videns..., 36.
[5] Cfr. G. Sartori, Homo videns..., 11.
[6] Cfr. G. Sartori, Homo videns..., 24-25.
[7] G. Sartori, Homo videns..., 146.
[8] Cfr. G. Martínez Pandiani, Homo zapping. Políticas, Mentiras y Video, Ugerman Editor, Buenos Aires 2004.
[9] Cfr. G. Martínez Pandiani, Homo zapping..., 218-219.
[10] G. Sartori, Homo videns..., 53.
[11] Cfr. G. Sartori, Homo videns..., 135; F. Ferrarotti, La perfezione del nulla. Promesse e problemi della rivoluzione digitale, Laterza, Bari 1997, 127-128; 146.
[12] F. Ferrarotti, La perfezione del nulla..., 146.
[13] Cfr. G. Sartori, Homo videns..., 132-133.
[14] Cfr. Documento de Aparecida, n. 484.
[15] Cfr. Documento de Aparecida, n. 488.
[16] Mons. Adalberto Martínez, Declaración del Encuentro Nacional de Comunicadores Católicos, Ypacarai, 23 de mayo de 2009, www.episcopal.org.py/contenido/181/declaracion-del-encuentro-nacional-de-comunicadores-catolicos.html
[17] Cfr. Benedetto XVI, Verità, annuncio e autenticità di vita nell'era digitale. Messaggio per la XLV giornata mondiale delle comunicazioni sociali (5 giugno 2011).
[18] Documento de Aparecida, n. 489.
[19] Tema della Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali 2012 (579/2011 - 29.09.2011), http://press.catholica.va/news_services/bulletin/bollettino.php?lang=it
11/10/2011
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