Nella seconda metà degli anni '60, esplosero, in forme preoccupanti, fermenti che già si erano manifestati durante il Concilio. Intervennero, per avvertire certi pericoli, uomini al cui pensiero anche
il Barsotti aveva attinto. Citiamo tra gli altri de Lubac, Daniélou, Balthasar, Bouyer ed anche Maritain e von Hildebrand, quantunque il pensiero degli ultimi due non abbia giocato molto nella formazione intellettuale del Barsotti1.
Come è di sua abitudine il Barsotti sparge i suoi pensieri in varie pubblicazioni. Sul tema del Concilio possiamo attingere sostanzialmente agli articoli da lui scritti per L'Osservatore Romano, nel periodo 19 marzo - 12 dicembre 1969, e poi raccolti nel libro Dopo il Concilio, e a quelli scritti per qualche altra rivista italiana.
Il pensiero del Barsotti si fa carico di due tematiche di fondo:
a) la santità come chiave interpretativa del Concilio;
b) la lettura dei temi conciliari nella continuità della vita della Chiesa.
Barsotti, fedele alla sua visione teologica che vede il Magistero della Chiesa al servizio della proclamazione della parola, ed il santo come la chiave ultima d'interpretazione della Scrittura, trova proprio nei santi gli autentici esegeti del Concilio. Saranno per lui, infatti, i nuovi vescovi, i nuovi dottori, i nuovi apostoli e missionari e i nuovi laici quelli che diranno cosa fu il Concilio2.
Egli sottolinea il dato della continuità di questo Concilio nella vita della Chiesa e lo vede come lo vide e volle Giovanni XXIII, un Concilio cioè che "dalla rinnovata, serena e tranquilla adesione a tutto l'insegnamento della Chiesa nella sua interezza e precisione... compie un balzo innanzi verso una penetrazione dottrinale e una formazione delle coscienze"3.
Per Barsotti questo balzo in avanti, questo rinnovamento della Chiesa sarà il frutto della santità, frutto dato dagli uomini nuovi4.
Egli mette in guardia da chi attende il rinnovamento della Chiesa senza che prima siano nati gli uomini nuovi. Le strutture della Chiesa sono frutto degli uomini nuovi e non viceversa5. Il rinnovamento è opera dello Spirito, nasce dall'intimo. La legge può riconoscerlo quando è avvenuto o eliminare gli ostacoli, ma di per sé non lo produce6.
Ora, per una legge di continuità che governa la Chiesa, Barsotti vede degli "uomini nuovi" anche tra coloro che hanno preparato il Concilio con la loro vita spesso contraddetta, con quello che essi avvertirono e suggerirono, quello che fecero attraverso incomprensioni ed ostacoli. Ed indica in maniera esemplificativa Beauduin, Casel e Guardini, il card. Suhard, Paul Couturier, Padre Lebbe, Massignon e Monchanin e, pur non condividendone il pensiero, Teilhard de Chardin per l'impulso
dato al dialogo della Chiesa con il mondo. Ma soprattutto indica nella testimonianza di Giovanni XXIII, umile e docile all'azione dello Spirito, improntata a sereno ottimismo, sempre sollecita di vero amore a Dio e agli uomini, una chiave fondamentale di lettura del Concilio7.
Questa legge di continuità nella vita della Chiesa è la seconda idea cardine, accanto a quella dell'attenzione ai santi, per leggere correttamente e in profondità il Concilio. Per Barsotti si deve temere sempre di un pensiero che non voglia essere in continuità non solo con la fede, ma anche con la teologia del passato8.
Egli non vede il Concilio né come un punto di partenza segnato da un mitico anno zero, né come un punto terminale d'arrivo, quasi che con il Vaticano II tutto si comincia a dire o tutto si è definitivamente detto. La più profonda penetrazione del Mistero che ci dona lo Spirito Santo - scrive il Barsotti - non esclude né quanto ci aveva insegnato, né preclude nuove e più mirabili comprensioni del Mistero stesso. Né tantomeno può essere presa una qualche espressione a sé stante del Concilio per fondare tutta una nuova teologia9.
In questa linea, Barsotti rifiuta d'essere incasellato nella contrapposizione conservatori-progressisti. L'una posizione o l'altra gli suona come una rinunzia ad essere l'albero vivo di cui parla il Vangelo; vivo perché affonda le radici nel passato e sale ogni giorno più al cielo nei suoi rami e produce sempre nuovi frutti di vita10.
Egli vede dunque il Concilio non come un momento di rottura inaugurante un'età nuova, ma come elemento vivo nella tradizione della Chiesa e come tale va accettato11. In questo contesto più ampio va letto il Concilio, cercando di armonizzare in una sintesi vasta, profonda e organica l'insegnamento di quest'ultimo con quello di tutti gli altri precedenti12.
Barsotti è cosciente che il Concilio ha suscitato, come era prevedibile, "un certo terremoto"13. Già in Concilio v'era stata un'aspra battaglia. E per lui la vittoria autentica della verità non era mai stata una testimonianza di trionfo, ma frutto d'una travagliata sofferenza14.
Ad un Concilio così importante non poteva mancare l'azione delle forze del male che tentano di travolgere la grazia di Dio. "C'è da pensare - scrive - che lo sforzo di Satana tenda a fare sì che la luce data da Dio attraverso questa grande assise contribuisca a mettere in pericolo la fede di molti"15.
Ora Barsotti, in faccia a certe tensioni post-conciliari, a certi momenti di sconcerto, a certi sacerdoti che sembrano influenzati da dottrine strane e originali, afferma che bisogna distinguere tra Concilio Ecumenico e quelli che parlano in nome del Concilio, credendo di essere gli interpreti autentici di quella parola.
Egli mette in guardia non dal Concilio ma da quanti, per prurito di novità, manifestando una certa superficialità teologica, trovano nel Concilio solo un pretesto per indurre sempre in nuove verità o dare insegnamenti che vadano oltre quello che il Concilio stesso ha insegnato. Questa tendenza egli la riscontra soprattutto in coloro che parlano d'una Chiesa post-conciliare, come se la Chiesa possa dividersi in ante e post-conciliare16.
Qui ritorna sempre la mentalità di fondo del Barsotti poco sensibile ai mutamenti storici, poco attenta all'apporto delle scienze umane e più orientata al dato immutabile e sostanziale della questione. Al di là di questa mentalità di fondo rimane un grande problema teologico: egli teme un
nuovo trionfalismo che, evacuando il mistero della croce, si attende dal Concilio la soluzione di tutti i problemi. Egli scorge in certi spiriti l'antica tentazione di confondere il segno con la Realtà, l'identificazione tout court della Chiesa visibile con quella invisibile, svuotando così l'attesa e la speranza di una manifestazione di quello che anche oggi rimane nascosto17.
Da qui sorgono le impazienze, le delusioni e il furore iconoclastico verso la Chiesa di ieri, di certi innovatori che non vedono nel segno la Realtà sperata. Ma da qui anche le impazienze e le delusioni dei tradizionalisti, i quali dimenticano che l'unità e indefettibilità della Chiesa come vuole la comunione con i Santi di ieri, così esige che non ci si separi dalla Chiesa di oggi, perché è questa Chiesa di oggi il segno che conduce alla Realtà ultima18.
La Chiesa è segno, ma quando il segno sostituisce la Realtà, l'uomo ha già accettato la sua alienazione, perché ha già rinunciato alla salvezza escatologica.
La ricerca d'una efficacità del cristianesimo sul piano storico e sociale non può mai far dimenticare la tensione che esiste tra segno e Realtà.
Solo nella purezza della fede, per la quale l'uomo attende in obbedienza il compimento ultimo come grazia, il rapporto tra segno e Realtà diventa reale e supera le impazienze dei progressisti e dei conservatori19.
Nelle altre opere, soprattutto nei libri ad uso interno della comunità, varie volte il Barsotti accennerà ai documenti del Concilio o al Concilio nel suo insieme. Ma la sua visione di fondo non subirà mutamenti. Egli diffiderà delle impazienze di chi aspetta il rinnovamento della Chiesa da questo o quel documento, da una traduzione in lingua nazionale o dalla semplice abolizione di riti incomprensibili. Egli, ancor di più, si affida al rinnovamento della teologia e al ripensamento della dottrina spirituale, rinnovamento che non può mai precedere, bensì soltanto seguire e riflettere, il mistero del santo che rende palpabile e visibile il Concilio20.
* Pubblicato in E. Grasso, Fondamenti di una spiritualità missionaria..., 45-49.
1 Cfr. H. de Lubac, L'Église dans la crise actuelle, Paris 1969; H. U. von Balthasar, Cordula oder der Ernstfall, Einsiedeln 1966; J. Danielou, Nouveaux Tests, Paris 1970; L. Bouyer, La décomposition du Catholicisme, Paris 1968; J. Maritain, Le Paysan de la Garonne, Paris 1966; D. von Hildebrand, Das tropanische Pferd in der Stadt Gottes, Regensburg 1968.
2 Considerazioni generali sul significato e il valore del Concilio, in Humanitas 21 (1966) 111.
3 Giovanni XXIII, Discorso di apertura del Concilio, in Enchiridion Vaticanum, I, Bologna 1966, 45*.
4 Dopo il Concilio..., 111. Scriverà a anni di distanza dalla chiusura del Concilio: "La vita cristiana nelle sue forme è precisamente opera dello Spirito Santo che vive nel cuore dell'uomo. Di qui il fatto che io non creda nel rinnovamento della chiesa per il moltiplicarsi dei ‘motu proprio' e delle leggi. Non deriva di qui il rinnovamento della chiesa! Il rinnovamento della chiesa e perciò l'attuazione del Concilio, più che dagli ordini di Roma, deriva dai santi...", "Questo è il mio testamento"..., 139.
5 Dopo il Concilio..., 7.
6 Ibid., 8.
7 Considerazioni generali..., 113.
8 Dopo il Concilio..., 18.
9 Ibid., 40.
10 Ibid., 80.
11 Riflessioni dopo il Concilio, in Ora et Labora 23 (1968) 134.
12 Ibid., 132.
13 Immaturità del laicato, in Humanitas 22 (1967) 812; Il miracolo della fede, in Ora et Labora 29 (1974) 51.
14 Ebbi a cuore l'eterno..., 201.
15 Riflessioni dopo..., 130. Da notare che questo articolo precede di quattro anni l'omelia di Paolo VI (29 giugno 1972) nella quale il S. Padre affermava di avere la sensazione che "da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio", in Insegnamenti di Paolo VI, X, 1972, Tipografia Poliglotta Vaticana 1973, 707.
16 Riflessioni dopo..., 130-131; "Questo è il mio testamento"..., 54.
17 Dopo il Concilio..., 45.
18 Monsignor Lefebvre insiste nelle critiche al papa, in Avvenire (10 dicembre 1983) 11.
19 Dopo il Concilio..., 23-25.
20 È così centrale nel pensiero del Barsotti il mistero della santità che egli porrà come chiave d'interpretazione della costituzione pastorale Gaudium et Spes la contemporanea beatificazione del Beato Charbel. Sarà questa beatificazione, per il Barsotti, a moderare l'eccessivo entusiasmo che potrebbe derivare dalla lettura affrettata di alcune pagine della costituzione pastorale, Nella comunione dei Santi, 355-356.
19/02/09