La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa *
XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi
(Vaticano, 5 - 26 ottobre 2008)
di Antonio Romano
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Il Sinodo dei Vescovi è una istituzione permanente, creata da Papa Paolo VI il 15 settembre 1965 con la Lettera apostolica "motu proprio" Apostolica sollicitudo, in risposta ai desideri dei Padri del Concilio Vaticano II, per mantenere vivo l'autentico spirito formatosi dall'esperienza conciliare. Etimologicamente la parola sinodo, derivata dai termini greci syn (che significa insieme) e hodós (che significa cammino), esprime l'idea di "camminare insieme". È, quindi, uno strumento della collegialità episcopale, un'assemblea in cui i Vescovi, riuniti con il Santo Padre, hanno l'opportunità di scambiarsi informazioni e condividere esperienze, per la comune ricerca di soluzioni pastorali valide universalmente. La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa è il tema della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà in Vaticano dal 5 al 26 ottobre 2008; un argomento di vasta portata, perché riguarda tutta la vita ecclesiale.
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Il 12 giugno scorso Mons. Nikola Eterovic, Arcivescovo titolare di Sisak, Segretario generale del Sinodo dei Vescovi, ha presentato l'Instrumentum laboris, documento di lavoro, che raccoglie i contributi dell'episcopato cattolico sul tema della parola di Dio, in risposta ai Lineamenta, lineeguida, pubblicati il 27 aprile 2007 e tradotti anche in lingua cinese ed araba, per suscitare una profonda riflessione in tutto il mondo.
L'approfondimento del tema ha coinvolto i 13 Sinodi dei Vescovi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, le 113 Conferenze Episcopali, i 25 Dicasteri della Curia Romana e l'Unione dei Superiori Generali.
L'Instrumentum laboris rispecchia la realtà, prevalentemente dal punto di vista pastorale, su come oggi viene vissuta e percepita la parola di Dio nella Chiesa diffusa nei cinque continenti e ciò ha permesso di constatare i grandi frutti del rinnovamento biblico, che hanno avuto notevoli influssi nel campo liturgico, catechetico, esegetico, teologico e spirituale in seguito alla promulgazione della Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II Dei Verbum nel 1965. Negli anni successivi, inoltre, sono stati pubblicati anche altri importanti Documenti sul tema, tra cui occorre menzionare Il Catechismo della Chiesa Cattolica e il suo Compendio, come pure due Documenti della Pontificia Commissione Biblica: L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa e Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana.
Ciò non toglie, però, che appaiono anche aspetti meno positivi che riguardano l'insufficiente conoscenza della parola di Dio. In questo campo - ha fatto notare Mons. Eterovic -, vi è molto da lavorare. È sufficiente ricordare che la Bibbia, secondo l'Alleanza biblica universale, è tradotta in 2.455 lingue, mentre nel mondo vi sono fino a 6.700 lingue, di cui 3.000 sono considerate principali. La Bibbia è il libro più tradotto e diffuso nel mondo, ma purtroppo non è molto letto.
Quindi, oggi più che mai è necessario e urgente promuovere, soprattutto nella Chiesa, la conoscenza della Bibbia, per evitare sia una diffusa ignoranza, sia un uso non corretto di essa. Scopo del Sinodo sarà quindi estendere e rafforzare l'incontro con la Parola come fonte di vita, proporre ai cristiani e a tutti modi agevoli per ascoltare Dio e parlare con Lui. La prossima Assemblea sinodale avrà due importanti punti di riferimento. Il primo è il precedente Sinodo sull'Eucaristia e il secondo è l'Anno Paolino iniziato il 29 giugno scorso. Il ricordo di san Paolo, Apostolo delle genti, non mancherà di suscitare un rinnovato slancio missionario della Chiesa a beneficio dell'umanità intera.
Il centro di tale dinamismo rimane la celebrazione dell'Eucaristia domenicale, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa e a tal proposito, ha evidenziato il Card. Carlo Maria Martini, si attende dal Sinodo un approfondimento importante soprattutto della parte pastorale della Dei Verbum, cioè del capitolo VI, esaminando quanto è stato fatto in questi quarant'anni e quanto resta da fare per rispondere alle attese dei Padri Conciliari[1].
Benedetto XVI, anche nella sua veste di esperto teologo, ha molto a cuore il tema della riscoperta della parola di Dio e in molte circostanze ha insistito sulla necessità di "promuovere una pastorale robusta e credibile della parola di Dio" per un rinnovamento che sia non solo teologico, ma anche liturgico e catechistico. Una necessità diretta non solo ad aumentare la consapevolezza del popolo cristiano, ma anche a meglio favorire i rapporti ecumenici, interreligiosi e con il mondo delle scienze.
Su questo tema abbiamo intervistato Mons. Luciano Monari, uno dei Vescovi italiani che parteciperanno al Sinodo e che ringraziamo per la disponibilità e per l'amicizia con cui ci segue da tempo.
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Parola di Dio: cuore della teologia e della pastorale
Intervista a Mons. Luciano Monari, Vescovo di Brescia, vicepresidente CEI per l'Italia del Nord, rappresentante italiano alla XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (5-26 ottobre 2008)
Mons. Luciano Monari, nato nel 1942 a Sassuolo (MO), ha compiuto i primi studi nel luogo d'origine; ha frequentato il Liceo Classico "Muratori" a Modena e, conseguita la maturità, nel 1960, è entrato in Seminario a Reggio Emilia, sua diocesi di appartenenza. In precedenza aveva percorso il suo itinerario formativo nell'oratorio "Don Bosco" di Sassuolo (parrocchia di S. Giorgio), al termine del quale ha maturato gradualmente la decisione di diventare sacerdote. Ha ottenuto la licenza in Teologia all'Università Gregoriana (1965) e quella in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico (1968). Ordinato sacerdote nel 1965, dopo gli studi a Roma è rientrato nella propria diocesi, ove è diventato titolare della cattedra di Sacra Scrittura, svolgendo corsi di Teologia dogmatica, di Teologia spirituale e ha insegnato allo Studio Teologico Accademico Bolognese e al Seminario Regionale di Bologna.
Consacrato Vescovo nel 1995, gli è stata affidata la diocesi di Piacenza-Bobbio dove ha promosso diverse iniziative pastorali, tra cui la Scuola della Parola in Cattedrale, la visita pastorale alle 428 parrocchie della diocesi, numerosi viaggi pastorali (Brasile, Canada, Inghilterra, Albania, Croazia, Bangladesh-Sri Lanka ed altri), esercizi spirituali per il clero, le famiglie, i giovani e le associazioni, una grande missione popolare diocesana nell'anno giubilare del 2000. Il 19 luglio 2007 è stato nominato Vescovo della diocesi di Brescia. Nell'ambito degli incarichi extradiocesani è stato membro della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l'annuncio e la catechesi. Nel 2005 è stato eletto vicepresidente CEI per l'Italia del Nord. Ha fatto parte del Gruppo di lavoro per la revisione della nuova traduzione italiana della Bibbia ed è stato confermato dal Santo Padre tra i rappresentanti italiani alla XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (Vaticano, 5-26 ottobre 2008) sul tema: La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa.
Ha pubblicato diversi scritti, soprattutto di Sacra Scrittura. Per una bibliografia delle sue opere si può visitare il sito: www.diocesi.brescia.it
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1. Dopo un Sinodo sull'Eucaristia come fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, si terrà il Sinodo sulla parola di Dio. Quale importanza, quale scopo e quali segni dei tempi rendono urgente riprendere questo tema dopo oltre quarant'anni dalla promulgazione della Costituzione dogmatica "Dei Verbum" del Concilio Vaticano II sulla divina Rivelazione?
Esiste una dimensione d'importanza che vale sempre. La parola di Dio ci è stata donata per formare l'uomo di Dio, per mettere dentro di noi la forma di Gesù Cristo. Gesù Cristo è la parola di Dio fatta carne. Noi siamo carne che deve diventare parola di Dio. Questo carattere rimane costante sempre, fa parte della struttura stessa dell'esistenza cristiana e della Chiesa. C'è anche un secondo motivo che è più contingente ed è legato esattamente al post-Concilio. Il Concilio ha desiderato nella Dei Verbum che la parola di Dio diventasse il cuore di tutta l'esperienza della Chiesa: cuore della catechesi, cuore della teologia, cuore della pastorale, cioè che tutta l'attività pastorale della Chiesa trovasse nella parola di Dio la sua legge.
È un processo che richiederà tantissimo tempo, non avviene di colpo, perché bisogna poco alla volta familiarizzarsi con la parola di Dio e non c'è una strada per fare più in fretta. Bisognerà che quello che abbiamo interiorizzato della parola di Dio riusciamo a trasformarlo in comportamenti, in scelte pastorali, che riusciamo a confrontare tutte le dimensioni della pastorale con questo messaggio che è il messaggio evangelico. Questo ce lo ha chiesto il Concilio e questo è da fare. In quarant'anni non c'è dubbio che la conoscenza della Bibbia, il rispetto della parola di Dio, nella sua dimensione più ampia, è diventato più consapevole, però è altrettanto vero che la trasformazione di tutta la pastorale in ottica di parola di Dio richiederà tanto tempo, non è compiuta, non la possiamo dare di certo per realizzata. E allora era bello che dopo il Sinodo sull'Eucaristia arrivasse quello sulla parola di Dio.
Nella tradizione cristiana Eucaristia e parola di Dio sono due forme della stessa realtà, quindi si completano e si arricchiscono a vicenda. Si potrebbe dire che l'Eucaristia condensa in un unico gesto il dono che Gesù ha fatto della sua vita, quello che la Bibbia distende in una lunghissima narrazione di duemila pagine, di un migliaio di anni, quindi con una ricchezza grande di particolari, ma le due realtà si completano e si arricchiscono a vicenda.
2. Nei Lineamenta (linee-guida del Sinodo) sembra avere un carattere centrale e fondamentale il secondo capitolo che tratta la modalità di nutrirsi della parola di Dio nei vari settori privilegiati in cui i fedeli si incontrano con essa. Quali aspetti sono da approfondire in un mondo ormai globalizzato e troppo spesso incapace di ascolto profondo? Come provocare l'ascolto e convocare l'uomo di oggi sulla parola di Dio?
Io credo che prima di tutto, al centro, ormai è evidente, dobbiamo collocare l'Eucaristia e che la parola di Dio ha il massimo di realizzazione e di efficacia proprio quando viene proclamata nel contesto dell'Eucaristia. La liturgia della Parola domenicale, che fa parte integrante della celebrazione eucaristica, è il massimo di realizzazione dell'annuncio. È quello il momento, l'esperienza in cui l'annuncio diventa più efficace, più vivo, perché tutti i credenti sono raccolti insieme, perché siamo nel contesto della celebrazione sacramentale dell'Eucaristia e, quindi, nel contesto di quel dono che esprime tutto l'amore di Dio nella ricchezza e nella pienezza del Suo amore. Siccome - diceva sant'Agostino - tutta la Bibbia non dice altro che l'amore di Dio per noi e l'amore che noi dobbiamo vivere traendolo dall'amore di Dio attraverso l'amore fraterno, siccome questo è il cuore di tutto, evidentemente nell'Eucaristia ciò è vissuto al massimo livello.
Inoltre c'è, per fortuna, tutta una serie di esperienze che vanno sotto il nome di gruppi di ascolto o gruppi di Vangelo, in cui l'accostamento della parola di Dio scritta, della Bibbia, avviene insieme con degli altri e in un contesto di preghiera, di riflessione e di preghiera. Ed è un'altra esperienza tipica del post-Concilio, è nuova, almeno da noi, e ci aiuta tantissimo perché ci permette di accostare la Bibbia non in un'ottica puramente privata e individuale, ma in un'ottica comune. La accostiamo come gruppo di credenti e gruppo di credenti vuol dire piccola realizzazione di quella grande realtà che è la Chiesa.
Questo ci aiuta a superare l'individualismo e poco alla volta dovrebbe aiutarci anche a creare un tessuto di comunione e di fede tra le persone. Voglio dire che quando una dozzina di persone si trova insieme regolarmente per ascoltare il Vangelo, per riflettere e comunicare le proprie esperienze di fede e per pregare, quando questo avviene, tra quella dozzina di persone, poco alla volta, si creano dei legami che sono legami di conoscenza, che sono legami di fede e così si costruisce una comunità cristiana concreta, una parrocchia. Io insisterei soprattutto su queste cose.
Infine, viviamo tutti il cammino di riscoperta dell'importanza dell'iniziazione cristiana, iniziazione all'Eucaristia, fondamentalmente, attraverso anche il sacramento della confermazione, della cresima. E non c'è dubbio che in questo cammino l'accostamento alla Bibbia deve diventare centrale. Deve diventare l'occasione attraverso cui una persona accosta questo libro non per conoscere delle idee straordinarie, ma soprattutto per leggere in quel libro la propria vocazione e, quindi, il senso della propria vita, delle proprie gioie e delle proprie sofferenze. È vero, questo non è facilissimo in un mondo, come si dice qui, globalizzato e incapace di ascolto profondo, ma è altrettanto vero, e questo l'esperienza lo dice, che i ragazzi al Vangelo si affezionano, che ne colgono la bellezza e la forza e quindi vale la pena, secondo me, scommettere su questa parola di Dio scritta, su questa incarnazione scritta della Parola eterna di Dio.
3. Il terzo capitolo affronta «La parola di Dio nella missione della Chiesa». Come far nascere dalla parola di Dio una pastorale che assuma veramente un orientamento missionario, di testimonianza e di proposta di vita per il mondo di oggi?
Credo che la dimensione missionaria sia strutturalmente dentro alla parola di Dio, dentro alla parola di Dio scritta, dentro alla Bibbia. Perché così il Signore l'ha pensata. La Bibbia è la rivelazione del disegno di Dio sull'uomo e questo disegno è un disegno di comunione e di amore che deve raggiungere tutti gli uomini. Quando il Signore chiama Abramo gli promette la benedizione: "Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra" (Gen 12, 1-3).
Ciò vuole dire che quando il Signore chiama una persona o un gruppo, non lo chiama mai semplicemente per dargli una medaglia al valore, per dire "sei migliore degli altri". Lo chiama sempre per arricchirlo di una grazia che deve diffondersi e raggiungere tutti gli uomini. È l'itinerario, è la strategia di Dio per raggiungere l'umanità intera. Allora, se uno entra dentro alla logica della Bibbia, entra dentro alla logica della missione e non si dà requie, non si dà pace, finché l'annuncio dell'amore di Dio non ha raggiunto tutti gli uomini.
Il prologo della Prima lettera di san Giovanni dice: "Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita - la vita infatti si manifestò, noi l'abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi -, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena" (1Gv 1, 1-4).
Questo vuol dire: abbiamo incontrato la vita che si è fatta carne, ne abbiamo sentito e sperimentato tutta la bellezza e la dolcezza, però non siamo contenti, la nostra gioia non è piena, fino a quando anche voi non diventate partecipi della nostra stessa esperienza, fino a che non si stabilisce un rapporto di comunione tra noi e voi che è reciprocità di fede e di amore e che è comunione evidentemente con Dio.
Credo che la testimonianza nasce da lì. Testimonianza è semplicemente essere presenti nel mondo con una vita trasformata. Siamo della povera gente, tutti, se però la parola di Dio arriva a toccarci, quella parola di Dio produce qualche cosa. Se noi siamo presenti al mondo con quel qualche cosa che è prodotto in noi da ciò che è fondamentalmente Amore, allora la nostra vita diventa testimonianza. Così san Luca presenta la prima comunità cristiana: una collettività nella quale il fatto di comunicare i beni concreti gli uni agli altri con amore, diventa la manifestazione dell'opera di Dio, dell'azione di Dio dentro alla comunità stessa.
4. Nonostante tanti frutti positivi apportati dal rinnovamento biblico costatiamo una scarsa conoscenza della Scrittura e il distacco di molti fedeli dalla Bibbia, in particolare tra i giovani. La Parola incide poco oggi nell'orientare le scelte quotidiane. Come rafforzare l'incontro con la parola di Dio come fonte e ispirazione soprattutto per la vita dei giovani?
Non credo che i giovani siano più ignoranti degli adulti dal punto di vista della Bibbia, credo che siamo ignoranti un pochino tutti, quindi è un cammino che dobbiamo fare tutti, insieme, con umiltà e perseveranza. Come rafforzare questo incontro? Credo che sia una specie di processo reciproco. L'incontro con la parola di Dio diventa significativo quando in noi c'è il desiderio di vivere in pieno la nostra esistenza umana.
L'esistenza umana è fondamentalmente una potenzialità, quando abbiamo il desiderio di sviluppare le nostre potenzialità e di viverle meglio che possiamo, allora la Bibbia diventa preziosa, perché la Bibbia ci aiuta a diventare uomini, ci aiuta a costruire con Dio un rapporto corretto e sano di fede e di speranza, ci aiuta a costruire con gli altri un rapporto di reciprocità di amore, di generosità e di dono.
Se ci interessano questi obiettivi, allora la Bibbia diventa preziosa. La difficoltà più grossa sta nel fatto che nel nostro contesto culturale sembra che le cose più importanti siano le esperienze o le soddisfazioni che una persona può raggiungere subito, allora in questo la Bibbia non aiuta tantissimo, non è una sorgente di soddisfazione immediata. Bisogna che nasca in noi il desiderio di crescere come persona umana e, viceversa, è vero che questo desiderio la Bibbia lo nutre.
Ci vuole un briciolo di desiderio iniziale, poi poco alla volta l'incontro con la Parola lo nutre e a mano a mano che facciamo l'esperienza di un'esistenza umana più ricca, cresce anche il desiderio. Stranamente, più cresciamo più desideriamo crescere. Più il nostro cammino diventa un cammino di santità, più la santità diventa un desiderio e una scelta radicale e feconda. Allora bisogna entrare in questo specie di processo, di feed-back (interscambio), di sostegno reciproco.
5. Vi sono dei nodi problematici che il Sinodo potrebbe affrontare, ad esempio nel rapporto tra la parola di Dio e i cristiani che si sono allontanati dalla Chiesa o coloro che ancora non conoscono Gesù Cristo? Quali attese e prospettive?
Per quello che riguarda i cristiani che si sono allontanati dalla pratica, lì il cammino catecumenale, che è la strada normale per recuperare il senso della propria identità cristiana, è un cammino fondamentalmente biblico. È sempre stato così e lo è ancora, poiché la liturgia quaresimale, che è la liturgia del catecumenato, ripercorre un cammino scritturistico verso la Pasqua, quindi, non c'è dubbio che ogni ricominciamento - non è una gran bella parola ma è la parola che di solito si usa -, ogni riscoperta della propria identità di fede cristiana, passa inevitabilmente attraverso la Bibbia.
Interessante, invece, ancora di più, è l'altro aspetto, quello del rapporto tra la Bibbia, come libro in cui la parola di Dio ci viene donata sotto forma di Scrittura, e il cammino di religione di tutte le altre confessioni religiose, dei musulmani, ma poi anche degli induisti, dei buddisti, di tutti, perché l'obiettivo è quello di riuscire a leggere e cogliere la parola di Dio scritta e accogliere quella parola di Dio che è Gesù di Nazareth come compimento e realizzazione perfetta e incarnata della Parola eterna di Dio. Ossia cogliere ciò come realtà che riesce ad assumere tutte le esperienze religiose positive, belle, che ci sono nella storia dell'umanità, purificandole dagli aspetti meno autentici e potenziandole in quegli aspetti che sono invece positivi.
Voglio dire che il cristianesimo di per sé vuole presentarsi non come una forma escludente di rapporto con Dio, ma piuttosto come una forma che include tutto quello che di vero, di bello, di buono, di santo, di autentico c'è nell'esperienza dell'uomo. Siccome questa esperienza dell'uomo non è mai integra, evidentemente ci saranno anche delle cose da togliere, da purificare, da cancellare, però in ogni esperienza umana vera, autenticamente umana, ci sono dei valori positivi e il cristianesimo pretende di essere capace di riconoscerli, di valorizzarli e di arricchirli.
Allora riuscire a leggere la parola di Dio scritta, quindi la regola della nostra fede, in questa maniera inclusiva, sarebbe un'opportunità straordinaria per la creazione di un contesto umano amplissimo e positivo, favorevole all'uomo in tutte le dimensioni belle della sua vita. Però questa è una sfida e non so quando riusciremo a viverla e a vincerla.
(A cura di Antonio Romano)
[1] Cfr. C.M. MARTINI, Il prossimo sinodo dei Vescovi sulla parola di Dio, in "La Civiltà Cattolica" 159/I (2008) 217-223.
* Pubblicato in "Missione Redemptor hominis" n. 85 (2008) I-IV.
12/10/08
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