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IL TEMPO PROPIZIO


I giovani e la domanda vocazionale



 Rivolgendosi ad alcuni giovani di Ypacaraí (Paraguay), con un'omelia di cui riportiamo una sintesi, Emilio ha voluto richiamarli ad una riflessione che metta in luce l'importanza di considerare con responsabilità il kairós - il tempo propizio - della loro situazione.

In un contesto sociale come quello del Paraguay, che conosce problemi di povertà, di una formazione scolastica precaria, della disoccupazione giovanile e di una mancanza di valide prospettive d'avvenire, il tempo della giovinezza è un tempo "forte", propizio per prendere quelle decisioni fondamentali che determinano tutta la vita.

La domanda vocazionale

In questo tempo si è chiamati particolarmente a scoprire la propria "vocazione", la chiamata del Signore che indica ad ognuno un cammino su cui orientare le scelte della propria esistenza. In effetti, solo rispondendo ad essa si può trovare la propria autentica realizzazione.

Tale chiamata può essere rifiutata, oppure se ne può essere inconsapevoli, perché ci si lascia vivere superficialmente, senza approfondire nel cuore le ragioni che permettono di scoprirla. E se non si è capaci  di ascoltare la voce della propria coscienza illuminata dalla parola del Signore, la vita si ridurrà facilmente ad una ripetizione monotona di gesti anonimi, che finiscono per stancare e deludere, ed in cui ci sfugge il senso vero dell'esistenza.

Spesso è questa condizione che porta i giovani a moltiplicare le loro esperienze, a cambiare continuamente; tuttavia il cambiamento, rimanendo nella stessa immutabile logica, riproduce le stesse delusioni, provocando una tristezza che si perpetua senza novità.

I giovani cercano di sfuggire alla noia della vita andando alla ricerca di nuove sensazioni, magari nelle discoteche, nei grandi raduni, a volte nei tunnel della droga o nell'esercizio di una sessualità senza controllo e senza responsabilità, cambiando partner e poi cambiandolo ancora, pensando di trovare nuove emozioni che finiscono per condurre alla stessa monotonia.

Non si trova la gioia e la novità della vita se non si incontra l'autore stesso della vita. Gli uomini che non pongono in Dio il fondamento della loro esistenza, vivono senza novità, perché questa è contenuta solo nella Parola creatrice del Signore, laddove accettiamo di dare ad essa compimento.

Non aver paura di sognare

Il Beato Giovanni Paolo II, rivolgendosi ai giovani dell'America Latina, ha parlato loro, con grande slancio, della vita come la realizzazione di un sogno di gioventù, riprendendo un'espressione utilizzata da un altro Pontefice, Giovanni XXIII, il quale, arrivato al pontificato in età avanzata, non ha avuto paura di spalancare le porte della Chiesa al mondo e le porte del mondo alla Chiesa, tracciando un cammino che i successori hanno continuato a percorrere.

 Affinché la vita possa essere la realizzazione di un sogno di gioventù, occorre tuttavia che i giovani abbiano nel loro cuore questo "sogno", grande e meraviglioso, per il quale vale la pena di spendere l'unica esistenza di cui disponiamo e che non può essere dissipata in meschine realizzazioni.

I giovani devono avere il coraggio di aprire il cuore e la mente all'infinito, agli estremi confini della terra; l'orizzonte della vita, infatti, non è solo la scuola che si frequenta, la parrocchia dove si vive o la diocesi cui si appartiene, è tutto il mondo che ci interpella e non solo quello di oggi, ma quello di ieri e di domani.

Dio ci ha dato un cuore grande, capace di realizzazioni che possono dare un senso autentico alla nostra vita e i giovani devono osare attuarle.

È molto triste vedere, a volte, come si brucia la propria esistenza in pochi minuti, con scelte sbagliate che marcano irrimediabilmente l'avvenire. Quando una ragazza di 15-16 anni fa le sue esperienze sessuali, dandosi al primo che si è avvicinato, senza discernimento né dignità, ha già "abbassato" il suo orizzonte e molte scelte le saranno precluse per sempre. Possiamo constatarlo quotidianamente: quella giovane ha figli da accudire e a cui provvedere; mentre il padre è già scomparso, lei deve assumere le conseguenze di quell'atto, interrompendo il più delle volte gli studi e venendo a pesare sulla propria famiglia, che deve far fronte a tale situazione.

L'età della giovinezza richiede dunque un comportamento che tenga presente che gli atti posti e le scelte fatte, più o meno consapevolmente, determineranno il proprio futuro, il più delle volte senza possibilità di ritorno.

Non svendere la propria coscienza

Se i giovani, nel tempo che è dato loro, a prezzo anche di sacrifici dei genitori, rifiutano di assumere le loro responsabilità, per esempio di impegnarsi negli studi, dando tempo e attenzione a cose senza  valore, quando arriverà il momento, la vita non perdonerà. Quanti giovani che non si sono preparati finiscono per vendere la propria intelligenza e la propria coscienza a chi è pronto a comprarla con pochi soldi e qualche birra!

Non possiamo vendere la nostra coscienza, essa ci appartiene. Dio parla alla nostra coscienza, chiedendo di accoglierlo con libertà; non vuole imporci le sue proposte. Il Signore non ci "compra", è invece morto ed ha sparso il suo sangue per affrancarci e conquistarci alla libertà.

Per questo il sogno che deve animare la vita di un giovane deve essere grande, nobile, qualcosa per cui valga la pena spendere la propria esistenza. Come quello di amare il proprio Paese, impegnandosi perché possa svilupparsi, perché non si debba sempre respirare aria contaminata o consumare acqua insalubre. E ancora quello di lasciare alle generazioni future importanti realizzazioni, marcando l'avvenire con il segno di una presenza che ha saputo trasmettere un'eredità di pensiero, di amore, di impegno responsabile.

È molto importante che i giovani sviluppino una capacità di pensare, per non essere ingannati da falsi slogan; l'età della giovinezza è propizia per approfondire, studiare, confrontarsi con la storia, rifiutare ogni genere di mitologie senza fondamento, sviluppando la propria capacità critica di fronte alla realtà, al mondo, ai valori.

La conquista della libertà

Al fondo, molti giovani continuano tristemente la loro vita monotona perché non vogliono pagare il prezzo necessario a vivere la vera libertà, per dare "risposta" all'appello vocazionale che spesso neanche percepiscono, immersi in un'esistenza superficiale e anonima.

La libertà appartiene all'uomo, ma è anche frutto della sua conquista. Spesso crediamo di essere liberi, ma siamo invece schiavi di tante cose, delle mode, dei comportamenti, di quello che vediamo nei giornali, alla televisione, degli slogan del momento. E se non sappiamo riflettere, ragionare, applicare la nostra intelligenza, dirigere con essa la nostra libertà, finiamo per essere dipendenti e schiavi di tutto.

 La libertà, per ogni generazione e per ogni uomo, deve sempre di nuovo essere conquistata e deve sempre nuovamente impegnarsi in decisioni che non sono mai semplicemente già prese per noi da altri.

Per questo, insieme alla capacità di sognare e di aprire il cuore, occorre unire un impegno per realizzare e far diventare concrete le proprie aspirazioni; questo richiede dei sacrifici, una fatica, un combattimento senza i quali la realizzazione del sogno non sarebbe una vera conquista, ma qualcosa che è offerto a buon mercato e sottratto con la stessa facilità.

La Chiesa vede nella gioventù una grande forza innovatrice. I giovani con i loro sogni, con la loro passione, il loro entusiasmo, le loro lotte possono essere la forza che rinnova la società e la stessa comunità ecclesiale. Essi sono anche il simbolo della Chiesa, chiamata ad un costante rinnovamento. Se la fede, infatti, rimane per tutte le generazioni sempre identica, cambia invece il linguaggio con cui è comunicata, cambiano i tempi che richiedono la sua attualizzazione.

La Chiesa non si stanca di invitare i giovani a scoprire la propria vocazione e a viverla con coraggio, come espressione di un sogno che avranno saputo trasformare in realtà.

(A cura di Silvia Recchi)


14/07/2011
 
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