ü Come ti chiami?
Mary Beatriz Portillo.
ü Quanti anni hai?
Ho trentun anni.
ü Dove sei nata?
A Capitán Bado (Paraguay), dipartimento dell'Amambay, alla frontiera con il Brasile.
ü Da quanti anni vivi nella Comunità Redemptor hominis?
Da undici anni.
ü Parlami della tua famiglia.
Ho avuto dei genitori adottivi, Juan e Hipólita, dei semplici e buoni contadini che avevano molti figli. Mia mamma mi ha abbandonato quando ero appena nata.
ü Come hai conosciuto la Comunità Redemptor hominis?
La Comunità lavora, da molti anni, nella parrocchia di Capitán Bado. Io vivevo in un villaggio, abbastanza lontano dal centro del paese. Quando ero adolescente, partecipando ai gruppi della catechesi, ho cominciato a conoscere più da vicino le persone che appartenevano alla Comunità.
ü Che cosa pensavi, prima di conoscere la Comunità, della vita religiosa?
Per me la vita religiosa era una scelta importante, che portava alla vera felicità, ma irraggiungibile. Credevo che io non avrei mai potuto farla, a causa della situazione culturale e di povertà che vivevo.
ü Come sei giunta a fare questa scelta?
Partecipando al gruppo dei giovani della parrocchia e agli incontri di formazione per i catechisti ho capito, dai discorsi che ascoltavo, che Dio chiama tutti a seguirlo, chi in un modo e chi in un altro, e non fa distinzione di persone: non guarda il colore della tua pelle, la tua situazione economica o culturale. Dipende solo dalla propria libertà impegnarsi per fare la sua volontà.
Riflettendo sopra questi discorsi, capii che Dio mi chiamava e che aspettava da me una risposta.
Anch'io potevo cambiare e fare una scelta differente.
ü Che cosa ti domandavi prima di scegliere?
Mi interrogava la realtà di molti giovani che sceglievano le cose facili, senza sperare in una vita differente e migliore. Le mie compagne di scuola, nonostante la giovane età, avevano già distrutto completamente la loro vita, senza possibilità di sperare ancora.
Io mi sono trovata davanti a due vie: seguire l'esempio delle mie compagne o l'esempio delle persone della Comunità, che erano felici ed entusiaste di seguire il Signore e che proponevano una vita differente. Ed ho scelto.
Oggi, posso dire che la grazia di Dio ha voluto che io potessi uscire dal circolo chiuso in cui vivevo per aprirmi al mondo intero.
ü Che cosa ti è piaciuto della vita che hai scelto?
Quando ho conosciuto la Comunità e ho ascoltato Emilio che parlava a noi giovani, mi
entusiasmai al pensare di poter far parte di una famiglia religiosa in cui si lavorava, si pregava e si viveva insieme per servire gli altri. La prospettiva non era solo cambiare me stessa, ma cambiare me stessa per aiutare gli altri.
ü Che difficoltà hai trovato nella vita in Comunità?
È difficile fare una scelta, ma se uno sa fare questo salto, è una conquista grande. Non bisogna pensare, però, che dopo questa conquista, tutto finisca lì. È ogni giorno che occorre lottare per rimanere fedeli a quel "sì" pronunciato.
Fino a quando uno vive da solo, non ascolta nessuno, fa ciò che vuole e pensa di stare bene.
Le difficoltà iniziano quando si vive con gli altri e l'altro corregge i tuoi comportamenti, ti fa notare dove devi cambiare, su che punti devi crescere nella relazione di amore con il Signore.
Cambiare i propri criteri per seguire quelli di Dio richiede una conversione continua e non è sempre facile. Ma tutto questo è bello perché ti permette di scoprire chi sei veramente, chi sono gli altri e, benché siamo diversi, non abbiamo lo stesso carattere e proveniamo da culture differenti, cerchiamo insieme, aiutandoci l'un l'altro, di raggiungere l'unità con la Persona che ci ha amati e ci ha chiamati a questa nuova vita.
ü Pensi che la tua scelta possa essere una proposta per altri giovani?
Sì, ne sono convinta. Vivevo una realtà abbastanza difficile, si può dire senza vie di uscita, anche triste. Credo che ognuno può cambiare e può fare una scelta differente.
Chi mi ha conosciuto sa bene che come io sono cambiata, così altri giovani potrebbero fare altrettanto. Possono fare, se vogliono, una scelta che rompa la routine. Non sono chiamati a ripetere le stesse cose di sempre. Quando ritorno al mio villaggio, è per me molto triste vedere che i giovani che conoscevo sono rimasti lì senza fare nulla, senza cercare un futuro differente.
Impegnarsi per un obiettivo per cui vale la pena, si può. Occorre il coraggio di saper prendere una decisione.
ü Secondo te, come può un giovane arrivare ad incontrare Dio?
I giovani devono aprire il loro cuore, ma soprattutto la loro mente.
Devono interrogarsi sul senso della propria vita, sul perché vivere e per "chi" vivere. Quando arrivano a porsi domande, il cuore e la mente incominceranno a cercare "qualcosa" che va al di là della loro piccola realtà. È in questa ricerca che possono giungere ad incontrare Dio. E lo potranno incontrare nel volto dell'altro, in persone che testimoniano con la loro vita chi è Dio.
Ognuno, prima o poi, si trova di fronte due cammini: quello del bene e quello del male. Oggi vi sono molte alternative facili, più semplici del cammino arduo della fede, ma che non portano alla vera felicità. La radicalità del Vangelo chiede di pagare un prezzo. Occorre cominciare a cambiare se stessi, iniziando dall'ascolto, dal rispettare la dignità del proprio corpo, dall'essere fedeli nelle piccole cose della vita quotidiana, come la puntualità, l'ordine, l'impegno per lo studio, il rispetto della parola data. Si deve iniziare dal prendere le proprie piccole responsabilità.
Questo cammino aiuta ad aprirsi al vero senso della vita che solo in Dio possiamo scoprire.
ü Com'è la vita dei giovani in Paraguay?
È abbastanza difficile ed anche triste perché la formazione scolastica è molto scadente e, non esistendo la famiglia, non ricevono nemmeno un'educazione familiare.
Vi è il grande problema delle ragazze madri: i figli crescono con la nonna, la zia o un parente vicino perché vengono abbandonati. Molti bambini, quando sono adolescenti, vivono come criados, in una forma di schiavitù: sono costretti a lavorare senza orario nella casa che li accoglie, ricevendo poca educazione e una scarsa formazione.
Molti non studiano perché devono aiutare economicamente la famiglia e si mettono a fare i venditori ambulanti per le strade. È facile, da qui, entrare nel mondo della delinquenza, dell'alcoolismo, della droga e della prostituzione.
Molti ragazzi non hanno la possibilità di vivere la loro giovinezza: con l'infanzia la loro vita è già distrutta.
Non vi è, però, solo l'aspetto sociale: molti ragazzi non hanno interesse a formarsi, a conoscere di più, ad aprire la propria mente, a studiare assiduamente, anche quando potrebbero farlo. Essi stessi si condannano così a vivere una vita senza senso e senza neppure una professione, perché non hanno voluto imparare nulla.
ü Che possibilità hanno di vivere una vita diversa?
Nonostante la situazione socioeconomica del paese, i giovani possono uscire dalla paura e dall'imbarazzo di scegliere diversamente e con coraggio realizzare cose nuove. Possono seguire l'esempio di tante persone che sono cambiate e si impegnano per costruire un'altra realtà.
ü Perché proporresti oggi ad un giovane la tua scelta?
Partendo dalla mia esperienza, dalla situazione in cui sono vissuta, direi ai giovani che l'unica possibilità di essere veramente felici nella vita è prendere un impegno con Dio, a partire dalla fedeltà nelle piccole cose, che chiama ognuno di noi a seguirlo.
I giovani, ricchi o poveri, intellettuali o meno, possono fare molte cose incontrando il vero senso della vita, l'amore autentico di Dio. Occorre rischiare, abbandonarsi e donarsi a Colui che ti chiama per nome e che non fa distinzione di razza, di nazionalità o di ceto sociale. Dobbiamo ascoltarlo e rispondergli nel momento in cui ci interpella.
La vita religiosa non è fuga dal mondo, ma immersione in esso. Attraverso questa vita, la persona, che è cambiata perché ha conosciuto il vero amore, è chiamata a mostrare una consapevolezza della realtà che non ha chi vive senza questa dimensione trascendente.
ü Puoi dire, dopo il percorso fatto in Comunità, che hai conosciuto te stessa?
Sì. Quando si vive una realtà personale e sociale assurda come una routine, perché tutti lo fanno, non se ne ha più coscienza, sembra normale e stabilito dal destino. Fino a quando non incontri Qualcuno che ti ama e ti dice la verità, non conosci chi veramente tu sei e ti illudi di essere sulla giusta via.
Entrando nella Comunità ho conosciuto molte persone, ho visitato tanti luoghi, ho viaggiato verso altri paesi, ho avuto molte esperienze che mi hanno aiutato a conoscere me stessa. La vita religiosa, però, non è una scelta che si fa per fare il turista o per formarsi bene. Si può seguire questo cammino solo se si è incontrato Dio e si vuole continuare a cercarlo ogni giorno.
(A cura di Maria Grazia Furlanetto)