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L'AMORE VERO PUÒ ESSERE MOLTO ESIGENTE


Nell'omelia della Solenne Messa Crismale del 9 aprile 2009, Benedetto XVI, commentando il testo evangelico del giorno, ha richiamato l'attenzione dei sacerdoti sulle parole del Vangelo secondoBenedetto XVI durante la Messa Crismale san Giovanni: "Consacrali nella verità. La tua parola è verità" (Gv 17, 17).

Questa importante omelia, che mi sembra una lettera programmatica all'inizio dell'Anno Sacerdotale, mi ha fatto ricordare un piccolo e profondo saggio, L'affrontement chrétien[1], che Emmanuel Mounier - uno dei filosofi francesi più interessanti del secolo scorso e una delle figure più alte del cattolicesimo europeo, pensatore fecondo che ha riflettuto e vissuto tra impegno e profezia - scrisse nel pieno della spaventosa crisi che sconvolgeva il mondo sul finire della Seconda Guerra Mondiale.

Il carattere esigente della verità

Mounier sin dall'inizio libera il campo da un malinteso senso di disperazione. Speranza e disperazione, infatti, si collocano all'interno d'una dialettica d'accettazione o di rifiuto dell'infinito: "La disperazione è la testimonianza angosciata resa ad un infinito che si rifiuta senza negarsi. ... Il tono odierno è piuttosto una non-speranza inebetita, una vuota assenza, non il lutto della speranza ma la constatazione della sua mancanza".

Davanti a questa non-speranza inebetita "talora occorrono parole violente per ridestare gli spiriti assopiti negli equilibri dottrinali e nei contrappesi oggettivi". Qui Mounier polemizza con coloro che propongono sempre tutto al minimo nella pia illusione di non perdere nessuno. Sono coloro che vedono estremismo da tutte le parti e che riducono tutto il cristianesimo al combattimento d'ogni estremismo. "La paura dell'estremismo - scrive - è una sottospecie della paura della morte".

Per Mounier, la storia dell'umanità non si risolve più in leggi intemporali o in miti ciclici. Essa è inchiodata a un evento: l'Incarnazione. Esso ricapitola tutta la storia anteriore, che ne è laEmmanuel Mounier lenta preparazione, inaugura e orienta tutta la storia posteriore. Ed è un evento unico: introduce la nozione dell'una volta per tutte.

È a causa dello scandalo e del realismo dell'Incarnazione che per Mounier "l'estremismo cristiano non s'incontra quasi mai con l'estremismo degli utopisti, perché è un estremismo dell'Incarnazione a ogni costo, e sceglie sempre nella realtà e per la realtà. Il realismo come estremismo è quanto non possono ammettere i realisti del compromesso".

Il realismo e l'estremismo dell'Incarnazione riportano il cielo sulla terra e anche l'uomo in cielo. È l'unica proposta che va gridata con violenza a chi vive una non-speranza inebetita.

L'estremismo dell'Incarnazione libera da tutte le ideologie e religioni dell'evasione che sistematicamente alienano e uccidono.

Qui ritorno all'importante omelia di Benedetto XVI nella Messa Crismale: "Essere immersi nella verità e così nella santità di Dio - ciò significa per noi anche accettare il carattere esigente della verità; contrapporsi nelle cose grandi come in quelle piccole alla menzogna, che in modo così svariato è presente nel mondo; accettare la fatica della verità, perché la sua gioia più profonda sia presente in noi. Quando parliamo dell'essere consacrati nella verità, non dobbiamo neppure dimenticare che in Gesù Cristo verità e amore sono una cosa sola. Essere immersi in Lui significa essere immersi nella sua bontà, nell'amore vero. L'amore vero non è a buon mercato, può essere anche molto esigente. Oppone resistenza al male, per portare all'uomo il vero bene. Se diventiamo una cosa sola con Cristo, impariamo a riconoscerLo proprio nei sofferenti, nei poveri, nei piccoli di questo mondo; allora diventiamo persone che servono, che riconoscono i fratelli e le sorelle di Lui e in essi incontrano Lui stesso".

Per Mounier, l'estremismo dell'Incarnazione ridà il senso del reale a chi dal reale fugge sempre per rifugiarsi nel sogno e nell'utopia. Esso richiama alla totalità dell'impegno, ma non crea i mostri dei paradisi in terra con i cortei di tragiche disillusioni e di generazioni bruciate e cervelli distrutti.

Il "sì" dei piccoli passi

Oggi come ieri, la lezione di Mounier, la lezione del minimo atto, resta di insuperata attualità. "Il minimo atto è più utile dei grandi desideri di cose che non sono in nostro potere, poiché Dio desidera da noi la fedeltà nelle piccole cose che mette in nostro potere più che l'ardore per le grandi che non dipendono da noi. A volte proviamo tanto gusto a essere dei buoni angeli, che trascuriamo di essere buoni uomini o buone donne. E cos'è questo desiderio angelico, se non la migliore astuzia dell'istinto d'immobilità?".

Solo una rivoluzione personale che cambia la propria vita, che comincia col rivoluzionare se stessi è condizione per una rivoluzione delle strutture.

"Nel 'sì' dell'Ordinazione sacerdotale - ha affermato Benedetto XVI - abbiamo fatto questa rinuncia fondamentale al voler essere autonomi, alla 'autorealizzazione'. Ma bisogna giorno perBenedetto XVI giorno adempiere questo grande 'sì' nei molti piccoli 'sì' e nelle piccole rinunce. Questo 'sì' dei piccoli passi, che insieme costituiscono il grande 'sì', potrà realizzarsi senza amarezza e senza autocommiserazione soltanto se Cristo è veramente il centro della nostra vita. Se entriamo in una vera familiarità con Lui. Allora, infatti, sperimentiamo in mezzo alle rinunce, che in un primo tempo possono causare dolore, la gioia crescente dell'amicizia con Lui, tutti i piccoli e a volte anche grandi segni del suo amore, che ci dona continuamente. 'Chi perde se stesso, si trova'. Se osiamo perdere noi stessi per il Signore, sperimentiamo quanto sia vera la sua parola".

La speranza, non l'illusione, ci chiama al grande gesto, al gesto ampio. Qui, in questo gesto, il cristiano si gioca la sua vocazione e la sua credibilità. Qui le comunità cristiane devono prendere sul serio la loro chiamata a uscire dal compiacimento dello stare chiuse in se stesse per affrontare l'audacia e il rischio dell'avventura cristiana, che son ben lontani dalla prudenza umana, l'indifferenza alle cose altrui, il non-intervento nel dramma del mondo.

"Solo il cristianesimo forse ha il gesto abbastanza ampio...". A noi compete far saltare in aria quella parola forse... "Ma allora - scrive Mounier - metta la vela grande dell'albero di maestra, e uscendo dai porti in cui vegeta, salpi verso la stella più lontana senza badare alla notte che l'avvolge".

E. G.



[1] Cfr. E. Mounier, L'avventura cristiana, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1953. La parola affrontement esprime il presentarsi con audacia davanti ad un avversario o ad un pericolo.


15/07/09

 
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