L'incontro di Benedetto XVI
con i musulmani in Camerun
Ventitré anni dopo Giovanni Paolo II, anche Benedetto XVI ha incontrato in Camerun una rappresentanza della comunità musulmana e le ha rivolto un saluto. Il confronto tra i due discorsi mostra quanto sia cambiato il modo di vivere l'Islam in quel Paese.
Nelle parole di Giovanni Paolo II si ritrovavano diversi riferimenti alla specificità dell'Islam africano. Dopo aver descritto il Camerun come "una società pluralista in cui vivono fianco a fianco cristiani, musulmani e fedeli delle religioni africane tradizionali", Giovanni Paolo II dichiarava:
"Siamo tutti invitati a riscoprire incessantemente quello che c'è di più bello nelle tradizioni dei popoli africani. Sono lieto di sottolineare, in particolare, la vostra tradizione africana di ospitalità, il vostro rispetto per la natura come dono di Dio e segno della sua bontà e della sua presenza. Il vostro modo di risolvere i conflitti, con il dialogo e con il consenso, la cura con la quale conservate e sviluppate i valori della famiglia, la vostra gioia di vivere che esprimete così stupendamente nella vostra poesia, nelle vostre danze e nei vostri canti. Tutti questi valori tradizionali hanno il loro posto nel mondo moderno"[1].
All'epoca, gli osservatori coincidevano nel riconoscere come caratteri del cosiddetto "Islam nero" la tolleranza e la convivialità (che sfociavano anche in una certa tendenza al sincretismo), unite all'importanza delle confraternite mistiche. Nel panorama dei primi anni Ottanta, che vedeva diffondersi il radicalismo islamico, si poteva così ancora parlare di eccezione africana.
Nel saluto di Benedetto XVI, dopo alcune parole che confermano la natura pluralista della società camerunese e mostrano apprezzamento per l'impegno dell'Association Camerounaise pour le Dialogue Interreligieux in favore della comprensione reciproca, non si trovano allusioni alla situazione locale o del continente. Vi si riafferma invece un'idea forte del suo pontificato, quella del primato del logos e della "ragionevolezza" del messaggio cristiano, ovvero l'intimo accordo tra fede e ragione, che deve essere dibattuto e approfondito anche negli incontri interreligiosi. Afferma Benedetto XVI:
"Un compito particolarmente urgente della religione è di rendere manifesto il vasto potenziale della ragione umana, che è essa stessa un dono di Dio ed è elevata mediante la rivelazione e la fede. Credere in Dio, lungi dal pregiudicare la nostra capacità di comprendere noi stessi e il mondo, la dilata. ... Ciò che è ‘ragionevole' va ben oltre ciò che la matematica può calcolare, la logica può dedurre e gli esperimenti scientifici possono dimostrare; il ‘ragionevole' include anche la bontà e l'intrinseca attrattiva di un vivere onesto e secondo l'etica, manifestato a noi mediante lo stesso linguaggio della creazione. ... Religione e ragione si sostengono a vicenda, dal momento che la religione è purificata e strutturata dalla ragione e il pieno potenziale della ragione viene liberato mediante la rivelazione e la fede"[2].
Una prospettiva, questa, universale e che, per la sua ampiezza, definisce il quadro delle relazioni con i musulmani oltre i limiti del Camerun o del continente. Del resto, già nelle parole iniziali, il Santo Padre aveva chiarito che allargava il suo orizzonte rivolgendosi a "tutti gli uomini di buona volontà - in Camerun, nell'intera Africa e in tutto il mondo".
In effetti, ripetere oggi, a vent'anni di distanza, frasi sulla tolleranza o sull'attitudine alla soluzione dei conflitti come caratteristiche dell'Islam africano sarebbe stato cedere a dei luoghi comuni smentiti dai fatti.
La situazione si è deteriorata e quello che era vero negli anni Ottanta è stato contraddetto non solo da periodiche e gravissime esplosioni di violenza (si pensi in particolare alla vicina Nigeria, popolata da musulmani delle etnie foulbé e haoussa, le stesse dei musulmani del Camerun), ma soprattutto da una precisa evoluzione dottrinale: dalla fine degli anni Ottanta l'influenza wahhabita si è fatta preponderante e ha trasformato la fisionomia dell'Islam africano.
Il wahhabismo, ideologia ufficiale dell'Arabia Saudita, è una riedizione, rielaborata nel XVIII secolo, di quelle correnti, presenti già nell'Islam dei primi secoli, che reclamavano un'aderenza letterale al Corano, senza le mediazioni della ragione filosofico-teologica o della tradizione. È marcato da una forte preoccupazione per la riforma dell'Islam e vuole purificarlo da quelle che considera incrostazioni o escrescenze sviluppatesi nei secoli. Tra queste annovera il misticismo, tanto apprezzato dall'Islam tradizionale africano.
In Africa il wahhabismo ha identificato nell'"Islam nero" il suo principale nemico, ingaggiando alla fine degli anni Ottanta una lotta contro i marabout - capi delle confraternite mistiche tradizionali, oltre che maestri e guaritori - che ha prodotto anche disordini e morti. Il wahhabismo seppe conquistare i giovani e ora, in Africa, ha vinto.
Il suo è un Islam militante, dal respiro "globale", più a suo agio sul web che nel riferimento alle tradizioni africane.
Nell'incontro alla Nunziatura di Yaoundé del 19 marzo scorso, l'interlocutore principale del Santo Padre era Amadou Bello, Presidente dell'Association culturelle et islamique du Cameroun (ACIC), che gli ha rivolto un discorso di benvenuto. Delle tre principali associazioni di musulmani camerunesi, l'ACIC è, oltre che la più antica, la più importante. È di tendenza wahhabita. Mette l'accento sull'aspetto educativo ed è un partner insostituibile dei Paesi arabi, le cui borse di studio vengono gestite proprio dall'ACIC. Con l'aiuto di Arabia Saudita ed Egitto, sono state costruite moschee in tutte le città del Camerun e si è diffusa ovunque una letteratura in arabo.
A dei musulmani che pensano "globalmente" e manifestano disprezzo per le declinazioni regionali dell'Islam, Benedetto XVI si è rivolto con un discorso dalle risonanze universali, privo di ogni riferimento alle specificità dell'Islam camerunese o africano.
Un orientamento, questo, che denota una conoscenza esatta ed aggiornata dello stato dell'Islam in Camerun.
Michele Chiappo
[1] Giovanni Paolo II, Ai rappresentanti della Comunità islamica (12 agosto 1985), in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII/2, Libreria Editrice Vaticana 1985, 334-335.
[2] Benedetto XVI, Incontro con i rappresentanti della Comunità musulmana del Camerun (19 marzo 2009), in www.vatican.va.
22/03/09
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