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L'IMMACOLATA CONCEZIONE *



 

Nel giorno in cui celebriamo la solennità dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria, riproponiamo la riflessione di don Emilio Grasso su questo dogma della nostra Chiesa.

In questo giorno di festa, che cade nel periodo di Avvento, riscopriamo il grande amore con il quale il Creatore ha voluto avvolgere la sua creatura più "preziosa" e, attraverso di lei, riversarlo su tutta l'umanità in attesa del Salvatore.



 
 

La Chiesa ha compreso, attraverso la sua riflessione, che il legame unico tra Gesù e Maria non è stato distrutto dalla morte; allo stesso modo ha esteso i privilegi di quel legame al concepimento di Maria, preservata dal peccato originale.
Infatti, il Concilio Vaticano II, ricordando il mistero dell'Assunzione (cfr
 
             & Immacolata Concezione

La solennità dell'Immacolata Concezione, che si celebra l'8 dicembre, pone in luce il dogma di fede, definito da Pio IX l'8 dicembre 1854, con l'enciclica Ineffabilis Deus secondo cui "la beatissima Vergine, nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio concessole da Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale". La verità dell'Immacolata Concezione è sempre stata ritenuta dalla Chiesa: fin dai primi secoli, san Giustino, sant'Ireneo e Tertulliano si espressero in tal senso; a loro si aggiunsero sant'Ambrogio, sant'Agostino e san Sofronio.

  (P. Petrosillo,
Il Cristianesimo dalla A alla Z.
                       Lessico della fede cristiana
)
. Lumen gentium, 59), insiste sul privilegio della Immacolata Concezione&: proprio perché è stata preservata immune da ogni macchia del peccado originale, Maria non poteva rimanere, come gli altri uomini, nello stato di morte fino alla fine del mondo. L'assenza di peccato originale e la santità perfetta dal primo momento della sua esistenza esigevano per la Madre di Dio la piena glorificazione della sua anima e del suo corpo.

Dio, dal momento che non è sottomesso allo schema temporale, le donò la sua grazia prima della nascita, in vista dei futuri meriti di suo Figlio. Tuttavia, questo non fa di Maria una dea o la quarta persona della Trinità. Maria è una creatura umana che necessita della grazia di Dio, senza la quale neppure lei avrebbe potuto essere salvata. Ella appartiene al suo popolo e cammina col suo popolo. La differenza tra noi e Maria è che noi abbiamo ricevuto la grazia dopo la nascita (grazia susseguente), attraverso il battesimo, mentre ella l'ha ricevuta antecedentemente (grazia preveniente).

I Padri Conciliari, riflettendo sulla funzione di Maria, si chiesero se era opportuno scrivere un documento a parte su di lei. Il dibattito condusse alla decisione di inserire la trattazione su Maria all'interno della Costituzione dogmatica Lumen gentium, sulla Chiesa. In questo modo si indicava che Maria è dentro la Chiesa e non fuori di essa. Questa Costituzione, dopo aver parlato del Mistero della Chiesa, passa a descrivere la natura del popolo di Dio, per poi esaminare la sua costituzione gerarchica, mostrando la funzione specifica dei Vescovi, dei sacerdoti e dei diaconi. Di seguito, giunge ad analizzare la missione dei fedeli laici, la chiamata universale alla santità, la vocazione propria dei religiosi e l'indole escatologica della Chiesa pellegrinante. L'ultimo capitolo è dedicato alla Vergine Maria, l'apice di tutta la Chiesa, la stella che indica il cammino, il modello verso il quale tutti dobbiamo andare.Þ
 

Þ "Tutto nella Chiesa, ogni istituzione e ministero, anche quello di Pietro e dei suoi successori, è compreso sotto il manto della Vergine, nello spazio pieno di grazia del suo alla volontà di Dio. Si tratta di un legame che in tutti noi ha naturalmente una forte risonanza affettiva, ma che ha prima di tutto una valenza oggettiva. Tra Maria e la Chiesa vi è infatti una connaturalità che il Concilio Vaticano II ha fortemente sottolineato con la felice scelta di porre la trattazione sulla Beata Vergine a conclusione della Costituzione sulla Chiesa, la Lumen gentium".

(Benedetto XVI, Omelia del 25 marzo 2006)

Maria, pertanto, è in mezzo al popolo e cammina con il popolo. Di conseguenza, le gioie, le consolazioni, i dolori e le sofferenze del popolo sono le gioie, le consolazioni, i dolori e le sofferenze di Maria.

Questo è importante, perché significa che non dobbiamo porci di fronte a Maria ma di fronte a Dio come Maria. Maria sta camminando verso Dio e noi siamo al suo fianco; e quando rifiutiamo la volontà di Dio e ci fermiamo, ella continua ad accompagnarci lentamente e ci aspetta. Non possiamo, però, programmare di convertirci quando vogliamo come se fossimo i padroni del tempo e i signori della storia, mettendo Dio all'interno della nostra programmazione, perché Dio non è un giocattolo nelle nostre mani. Al contrario, Dio si rivela quando, come e dove vuole. Egli è il Creatore e noi le sue creature. Il Signore è buono, paziente, misericordioso, attende ed è alla ricerca dell'uomo; tuttavia, programmare la nostra vita senza voler relazionarci a Lui fino al giorno della morte significa avere una superbia senza limiti.

La posizione di Maria in mezzo al popolo di Dio è un invito a correggere una mentalità sbagliata che aspetta ogni aiuto dalla Vergine, senza la partecipazione dell'uomo nell'impegno per la trasformazione della creazione e per la venuta del Regno di Dio.

Da queste chiarificazioni sulla funzione di Maria nel popolo di Dio si traggono conseguenze importanti per alcune espressioni della religiosità popolare. ... Maria non è questa grande madre ambigua che lascia i suoi figli in un stato di irresponsabilità dicendo loro: "Sono qui io; statevene pure tranquilli poiché farò tutto io". Maria non sostituisce nessuno, ma è il modello di vita per tutti; per questo, come disse all'angelo: "Sia fatto di me secondo la tua Parola", ripete a noi la stessa cosa: "Fate quello che vi dirà". Questa affermazione di Maria è una forte esortazione a realizzare quell'unità tra fede e vita che fa uscire la pratica religiosa dall'ambito di un'illusione pericolosa ed inutilmente consolatoria. L'essere cristiano non è un discorso, bensì un fatto, un avvenimento storico: la Parola che si è fatta carne. ... Se non vi è l'ascolto della parola di Dio ed il cambiamento della vita, non servono a nulla il "nicho"
[1], il rosario, l'immagine della Vergine, decine di bottiglie di acqua benedetta, le processioni, le reliquie. Non possiamo separare la preghiera dalla fede e neppure la fede dalla vita.

* Pubblicato in E. Grasso, Maria: Hija, Esposa y Madre de la Palabra, Centro de Estudios Redemptor hominis (Cuadernos de Pastoral 17), San Lorenzo (Paraguay) 2007, 49-51; 57-58.



[1] Letteralmente "nicchia". Il termine, in Paraguay, indica un piccolo spazio (della casa o di altro luogo) riservato alla devozione privata, dove vengono collocate immagini sacre e dei defunti.



07/12/2010
 
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