web agency
testata
  Home   La Comunità   Approfondimenti   Contatto   Contributi   Español   Nederlands   Français  
Home arrow Approfondimenti arrow L'amore che ci ha uniti
Menù principale
Home
Chi siamo
Dove operiamo
Le nostre missioni
Notizie dal Paraguay
Scrivici
Archivio Ultime Notizie
Attività
Parrocchia di Ypacaraí
Centro Studi
Pubblicazioni
Vita della missione a Tacuatí
Vita delle missioni in Africa
Focus Belgio/Olanda
Testimoni dal Nord Europa
Canti
Riflessioni
Conoscere la vita consacrata
Comprendere il Diritto Canonico
Animazione missionaria
Appuntamenti
Approfondimenti
Missiologia per tutti
Appunti di Spiritualità
Interviste
Profili missionari e spirituali
Gruppi missionari e parrocchie
Solidarietà e microprogetti
Il giornale "Missione Rh"
Galleria Fotografica
Articoli correlati
Utilità
Links
Cerca nel sito
Mappa del sito
login

Gli articoli che appaiono
su questo sito
possono essere riprodotti
solo integralmente e
citando la fonte
 www.missionerh.it.

 
fotobannnersito4.jpg

| Stampa |

 

L'AMORE CHE CI HA UNITI *

di Emilio Grasso

Il 9 agosto 1988, dopo un ultimo attacco cardiaco, cessava di battere su questa terra il grande cuore di don Ercole.

Amai don Ercole dal primo giorno che l'incontrai e lui mi amò.Don Ercole all’inaugurazione del Centro Missionario della Redemptor hominis

San Bernardo, nel suo commento al Cantico dei Cantici (Discorso 83), dice che l'amore "è a se stesso merito e premio. L'amore non cerca ragioni, non cerca vantaggi all'infuori di sé. Il suo vantaggio sta nell'esistere. Amo perché amo - dice san Bernardo -, amo per amare".

Dal primo momento che c'incontrammo, posso dire che tra noi due - così differenti sotto tanti o quasi tutti i punti di vista - nacque quest'amore.

A venti anni dalla sua morte mi è stato chiesto di scrivere, in piena libertà, in sua memoria.

Ho pensato e ripensato non a lui, ma con lui alla presenza del Signore che ci fece incontrare, cosa avrei potuto scrivere.

Alla fine non ho trovato altro che ripetere quello che scrissi poche ore dopo la sua morte. Perché se una parola è vera, è vera in eterno. Non è una verità d'occasione o di circostanza, ma è una parola che, fosse anche nel suo piccolo frammento, è già cielo che tocca la terra e terra che s'innalza e penetra nel cielo.

E su ogni parola detta in terra e che è penetrata nel cielo, saremo giudicati.

Don Ercole sta lì, alla presenza di Dio, contemplandolo faccia a faccia, e nel dialogo trinitario del figlio (nel Figlio) con il Padre, v'è anche la mia parola, la mia presenza, come la parola e la presenza di chiunque venne in contatto con lui.

Questo scrissi allora, e questo scritto, questa parola mi giudica. La riporto senza nulla aggiungere e nulla togliere:

Don Ercole e Pulcherie

Si sarebbero dovuti incontrare in agosto in Camerun dove don Ercole avrebbe presieduto la celebrazione nella chiesa parrocchiale di Nkum-Ekye, con la quale aveva voluto gemellare la Chiesa di S. Giorgio in Sassuolo. Si sarebbero incontrati, si sarebbero parlati, si sarebbero detti l'un l'altro che una medesima fede, un medesimo amore, una medesima speranza li univa. E in un francese molto più sassolese-reggiano che francese, ed anche molto più ewondo che francese, si sarebbero detti che la vita è bella se vissuta fino in fondo, costi quel che costi, nell'impegno appassionato ed entusiasta per costruire, giorno dopo giorno, un mondo nel quale sempre più risplenda il volto di Gesù.

Don Ercole e Pulcherie, due amici con storie tanto differenti e incontrati su sentieri e momenti diversi, non sono mancati all'appuntamento. Oggi danzano e cantano nella gran festa che non ha più termine, nel banchetto della città santa, nella gioia dell'universo nuovo.

Per quanto grande fosse il cuore di don Ercole, per quanto possente l'entusiasmo e l'apertura di Pulcherie, certo in terra, nelle poche ore passate insieme nell'incontro programmato con i gruppi "Croire c'est s'engager" di Ozom, Nkum-Ekye e Melen Baaba, don Ercole e Pulcherie non si sarebbero compresi come solo nella visione "faccia a faccia" in Dio, l'uomo può comprendere l'altro uomo.

Mi ha scritto Hyppo, primo figlio d'Africa, da Melen: "Il nostro grande amico del cuore, don Ercole, ci ha preceduti: noi non saremo più degli stranieri nell'ora in cui anche noi arriveremo, ma questo uomo di cuore, che io ho avuto il privilegio di conoscere quando venni in Italia, nella sua morte ci ha toccati tutti profondamente...".

Quest'"uomo di cuore" dieci minuti prima di morire trattò una questione che gli stava tanto nel cuore e che riguardava noi. Questione sulla quale mi aveva a lungo intrattenuto venendomi a visitare pochi giorni prima con quella sua grande amicizia, rispetto e cordialità con cui mi ha accolto dal primo giorno che nel lontano 1974 lo incontrai.

Netta, che ha assistito Pulcherie dal primo insorgere dell'epatite fulminante fino alla morte, mi scrive: "Prima d'essere ricoverata al dispensario e di entrare in agonia, Pulcherie ha voluto scrivere due intenzioni di preghiera: una per tutti i ragazzi del gruppo ‘Croire' e l'altra per te che sapeva ormai  non ti avrebbe più rivisto: ‘Pour qu'Emilio continue à avoir le courage de garder les fils que le Seigneur lui a confiés. Prions le Seigneur'"[1].

Miei cari amici, la vostra assenza rende ancor più struggente la nostalgia del cielo e più appassionante il nostro impegno sulla terra.

La missione S. Martino di Porres, così ribattezzata dal nome che volle don Ercole e che il nostro amatissimo Arcivescovo, Mons. Jean Zoa, accettò, può essere sicura che troverà tutta la Pia Unione "Redemptor hominis" schierata in un solo battito di cuore nell'impegno per trasformare questo mondo da selvatico in umano, da umano in divino secondo il cuore di Dio.

Ercole e Pulcherie, amici veri ed amati, danzate e cantate pure nel banchetto dello Sposo glorioso! Danzando e cantando, soffrendo e lottando, con fede e speranza, noi vi raggiungeremo perché al banchetto non vogliamo mancare.

Uniti nella memoria eucaristica che ce li rende presenti, nel mistero vissuto della comunione dei santi, Sassuolo e Nkum-Ekye, Mons. Baroni e Mons. Zoa possono contare sull'impegno rinnovato, gioioso ed appassionato di tutta la Pia Unione "Redemptor hominis".

*************

Nella danza e canto del banchetto dello Sposo glorioso, don Ercole e Pulcherie sono già stati raggiunti dai Vescovi di Reggio Emilia-Guastalla e Yaoundé, gli amati Mons. Gilberto Baroni e Mons. Jean Zoa.

Dove si trova oggi Hyppo? Dove i gruppi "Croire c'est s'engager" di Ozom, Nkum-Ekye, Melen Baaba? Ha trovato la missione S. Martino di Porres tutta la Redemptor hominis schierata in un solo battito di cuore per trasformare questo mondo da selvatico in umano, da umano in divino secondo il cuore di Dio? E Netta, che assistette Pulcherie dal primo insorgere dell'epatite fulminante fino alla morte, e che continua a vivere a Nkum-Ekye, come ha vissuto in questi venti anni, giorno e notte, l'ultima preghiera di Pulcherie? Che ha fatto perché quella preghiera diventasse "danza e canto di amore nel banchetto dello Sposo glorioso"?

La Chiesa, lo ripeto in ogni circostanza qui a Ypacaraí, non celebra mai la morte, ma sempre la vita. Per la Chiesa la memoria non è il ricordo d'un tempo passato, ma la contemporaneità purificata dalla nostra conversione continua d'un tempo che non è passato, ma è presente.

Per l'uomo la memoria, come lo è il Padre nel seno trinitario, è la fonte da cui scaturisce l'intelligenza che muove la volontà.

Don Ercole per me, ed ognuno è chiamato a parlare in prima persona, senza nascondersi dietro ad altri, continua ad essere fonte perenne della mia vita. La sua amicizia e l'amore che ci ha uniti sono oggi più vivi che venti anni or sono, quando nessuno dei due ancora contemplava il volto del Signore "faccia a faccia".

Se, come ci ha insegnato sant'Agostino, memoria-intelligenza-volontà, assolvonoGiovanni Paolo II e don Ercole analogicamente nell'uomo la funzione del Padre-Figlio-Spirito Santo nella Santissima Trinità, allora la memoria di don Ercole non può rinchiudersi in un semplice o solenne ricordo celebrativo, ma deve essere la fonte che muove la volontà a trovare con intelligenza le vie dell'evangelizzazione del mondo di oggi.

Ha scritto Mons. Adriano Caprioli, nella sua bella lettera Chiesa missionaria. Una eredità per il futuro, che "la storia delle nostre missioni ci conferma che i poveri e gli oppressi hanno fame e sete di Dio e di Vangelo, oltre che di pane, di libertà e di pace. La testimonianza dei nostri missionari ci insegna che i passi più importanti del loro cammino a fianco dei poveri sono iniziati davanti al tabernacolo, attorno all'altare, con in mano il Vangelo. Non è un caso che già a partire dagli anni Settanta - e mai interrotta nonostante il mutare dei tempi - don Mario Prandi [altra persona che ebbi la grazia di conoscere e con cui intendermi in un solo colloquio fatto di poche parole e d'uno sguardo intenso...] abbia promosso la Messa ‘missionaria' del giovedì sera in S. Girolamo, simbolo ideale della centralità dell'Eucaristia nella nostra vita missionaria, confermato dalla testimonianza di molti amici missionari anche in terra di missione. Vorremmo che pure in tutte le parrocchie e comunità religiose presenti in Diocesi, la Messa del giovedì, eventualmente seguita dall'adorazione, avesse analogo carattere missionario, e diventasse un regolare luogo di incontro infrasettimanale, durante il quale affidare la propria missione al Signore nella preghiera e reciprocamente sostenersi nel prendersi cura della missione degli altri. Non è da lasciare cadere l'appello missionario iscritto nell'Eucaristia, come grembo di nuove vocazioni. Paolo VI amava definire Gesù eucaristico ‘tabernacolo in moto'. Non può restare, dopo la celebrazione, solo racchiuso nei nostri tabernacoli per la preghiera e l'adorazione, ma esce con noi sulle strade del mondo, come con i due discepoli di Emmaus (cf. Lc 24)".

Ecco: affinché la memoria di don Ercole, prete di questa amata Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla sia fonte intelligente della missione che vivo oggi a Ypacaraí, anche noi qui, nella nostra parrocchia Sagrado Corazón de Jesús, vivremo ogni giovedì la celebrazione della Santa Eucaristia con questa particolare intenzione missionaria, cui seguirà l'adorazione eucaristica.
E lo faremo affinché, come insegna Mons. Adriano Caprioli, Gesù Eucaristia esca con noi sulle strade del mondo, ci accompagni e apra i nostri occhi, che nessuna umana operazione potrà aprire, come fece Gesù con i due discepoli di Emmaus.


* Pubblicato in "Missione Redemptor hominis" n. 84 (2008) 1-2.



Don Ercole Magnani

Nato a Quattro Castella (RE) il 16 gennaio 1930, compiuti gli studi del Liceo Classico a Reggio Emilia, di Filosofia e Teologia presso il Seminario Vescovile di Marola e Reggio Emilia, e di Giurisprudenza all'Università di Bologna, don Ercole è ordinato sacerdote il 28 giugno 1953.
Esercita il suo ministero a Scandiano, Coriano, Minozzo e dal 1956 nella parrocchia di San Giorgio a Sassuolo, accanto a Mons. Zelindo Pellati, cui succede nel 1982.
Si contraddistingue per la sua umanità, la sua cultura, la sua passione per ogni uomo, soprattutto il più povero, al di là del colore della pelle, dell'estrazione sociale o della tessera di partito. Proprio negli anni dello sviluppo economico del comprensorio ceramico, prende a cuore le situazioni conflittuali, condivide i problemi di chi fatica ad integrarsi e delle categorie più deboli e conquista la fiducia di tutti, dalle più alte autorità alle persone di più umili condizioni. La sensibilità per i problemi giovanili, per il mondo del lavoro, per gli immigrati e i profughi vietnamiti e cambogiani, la sua amicizia e solidarietà con il popolo ed il clero polacco - per le quali è nominato Canonico dell'Arcicattedrale di Varsavia e riceve in una storica visita a Sassuolo lo stesso Primate di Polonia, Card. Josef Glemp - vanno unite alla passione per l'arte, con numerosi restauri che a lui si devono, per la costruzione ex-novo dell'Oratorio Don Bosco, per i diversi interventi per la scuola, gli anziani, i disabili e per le innumerevoli iniziative che lo fanno conoscere anche in diversi paesi del mondo.
La sua accoglienza fraterna alla nostra Comunità Redemptor hominis, insieme a quella di Mons. Zelindo Pellati, ha permesso il nostro stabilirci a Sassuolo e, proprio nel 1988, l'apertura dei locali che ancora oggi ospitano il nostro Centro Missionario, al quinto piano della struttura dell'Oratorio Don Bosco (in Via Menotti, 92), dove si trova anche la redazione di questo giornale e del sito www.missionerh.it.  

16/05/08

[1] "Affinché Emilio continui ad avere il coraggio di custodire i figli che il Signore gli ha affidato. Preghiamo il Signore".

 
< Prec.   Pros. >
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis. Realtà ecclesiale fondata a Roma da don Emilio Grasso alla fine degli anni '60
web agency