LA MISSIONE DEI SOFFERENTI
Ponte di preghiera fra Ypacaraí e Mbalmayo
(a cura di Elena Montagner e Antonietta Cipollini)
L'iniziativa della "Missione dei sofferenti" è stata avviata da Emilio nel corso di una giornata della Caritas celebrata nella parrocchia Sagrado Corazón de Jesús di Ypacaraí, in Paraguay, il 22 dicembre dello scorso anno. Durante la celebrazione della Messa, in quell'occasione, Emilio ha ricordato alla Caritas che essa è "il cuore della Chiesa" e come tale è chiamata non solo a offrire un aiuto materiale ai più poveri, ma a pulsare per irradiare l'amore e far giungere la grazia del sangue di Cristo sino alle parti più lontane del suo corpo.
Emilio ha invitato quindi i malati e i poveri presenti a riscoprire questo ruolo attivo che possono svolgere. In quanto cuore della Chiesa, i sofferenti non sono inutili, ma importanti; sono chiamati a non ripiegarsi sulla propria malattia e povertà, ma a volgere lo sguardo alla sofferenza dell'altro, a donare, ad amare. Egli ha dunque suggerito loro di unire la propria sofferenza a quella di Cristo e di offrirla, affinché la Buona Novella giunga fino agli estremi confini della terra.
Affinché la Parola di Dio sia diffusa e amata
Più concretamente, Emilio ha proposto l'impegno missionario di recitare ogni giorno il Santo Rosario per i "fratelli poveri e malati che si trovano nella nostra missione di Mbalmayo in Camerun e affinché la Parola di Dio sia diffusa e amata".
Questa iniziativa è stata accolta seriamente dai membri del gruppo Caritas e dai poveri e malati da loro seguiti. Si è arrivati così a stabilire un calendario, un turno quotidiano per i malati che offrono il Rosario per i sofferenti e i poveri di Mbalmayo.
Intorno al malato che recita il Rosario si radunano anche i suoi parenti e vicini e ciò aiuta a superare gli screzi e le varie forme d'orgoglio che spesso dividono le famiglie e i quartieri. La persona sofferente si sente così utile e poco a poco supera la tristezza, e a volte la disperazione, di chi si sente abbandonato, perché non vale più nulla per la società.
Ponte di preghiera e di amicizia
Si è creato così, in questi mesi, un ponte di preghiera che ha raggiunto davvero l'Africa, che unisce i due gruppi Caritas di Ypacaraí e di Mbalmayo.
Si è avviata anche una corrispondenza regolare con i membri della Caritas della nostra parrocchia di Obeck a Mbalmayo, i quali, venuti a conoscenza dell'impegno del calendario di preghiera iniziato a Ypacaraí, hanno accolto con gioia e commozione la proposta di costruire questo ponte e hanno iniziato a pregare anch'essi regolarmente per i poveri della nostra parrocchia in Paraguay.
Ciascun malato, attraverso questo impegno, scopre di conservare la sua profonda dignità umana e cristiana. Anche se in età avanzata, egli sperimenta che nella Chiesa non è considerato un peso, all'opposto di come lo sarebbe secondo i criteri di efficacia mondani. Sino all'ultimo giorno della sua vita, ogni sofferente, infatti, può collaborare all'edificazione del Corpo di Cristo e, per mezzo della leva potente della preghiera, dare un esempio di amore paziente, di vicinanza alla Croce di Cristo e di apostolicità. Come Santa Teresina del Bambin Gesù, queste persone possono diventare missionarie anche se sono immobilizzate dalla malattia, perché la preghiera va al di là dei muri delle povere case e raggiunge continenti lontani.
Questo concreto impegno di preghiera fra poveri e malati permette alla grazia di Dio di operare in maniera misteriosa ed efficace, affinché l'evangelizzazione possa portare i suoi frutti di comunione nella diversità e faccia crescere e renda sempre più bella la Chiesa di Cristo.
Cari amici della Caritas di Ypacaraí,
dal Camerun, noi tutti della Caritas della parrocchia di Obeck (Mbalmayo), vi scriviamo per ringraziarvi di cuore per la bella e originale iniziativa da voi intrapresa di pregare per i nostri malati. All'inizio la nostra sorpresa è stata grande: come è possibile che una persona sofferente preghi per un altro malato? Incredibile, ma vero!
Pregare, in effetti, per coloro che conosciamo o per i propri defunti è più facile, per alcuni già difficile, ma pregare per coloro che non abbiamo mai visto e di cui si è sentito solo parlare, è quasi impensabile!
È solo lo Spirito Santo che ha potuto animare una così bella iniziativa. È veramente una grande innovazione il fatto che i vostri malati uniscano nella preghiera le loro sofferenze a quelle dei nostri malati di Obeck.
L'unità della preghiera e delle sofferenze dona un gran sollievo ai malati. Essi non si sentono più soli, sono uniti maggiormente al Signore e si trasformano in missionari nei confronti di persone di un altro Continente.
Ringrazio il Signore per questo ponte di preghiera che incoraggia noi tutti. Desideriamo custodirlo e ringraziamo anche il caro amico Padre Emilio, che ha reso possibile il conoscerci e costruire quest'amicizia.
Continueremo a percorrere questo ponte, facendovi pervenire notizie delle nostre attività e raccontandovi tante storie come quelle di Madeleine e Charles (vedi riquadri)
Un grande abbraccio a voi tutti e che Dio vi benedica!
Agnès Messomo
Responsabile della Caritas di Obeck (Mbalmayo-Camerun)
INTERVENTI
Sono un cristiano della prima ora del Camerun, battezzato nel 1928, a Minlaaba.
Per molti anni ho frequentato la parrocchia di Obeck e ne ho seguito la vita; lavoravo al mercato cittadino di Mbalmayo, dove ricordo che Padre Emilio veniva per celebrare la Messa, durante le sue visite in Camerun.
È stata perciò una gioia sapere, durante l'ultimo incontro al Centro Redemptor hominis, della preghiera dei malati della Caritas di Ypacaraí per noi. Da quel giorno, anch'io prego per loro, come loro pensano a noi.
Il Signore ha detto, infatti, di amarci gli uni gli altri e di aiutarci. Questa preghiera ci sostiene moralmente e noi la offriamo, come una missione spirituale, per la conversione di molti alla nostra fede.
Preghiamo anche per tutti coloro che ci aiutano: che il Signore protegga le Caritas di Obeck e di Ypacaraí per tutto quello che fanno per i malati e i poveri. Io che non ho più nessuno della mia famiglia, ho trovato nella Caritas delle madri e delle figlie spirituali che si occupano di me.
Charles Atangana - Mbalmayo
Mi chiamo Madeleine. Ho trascorso sei anni nelle tenebre della cecità. Attendevo ormai la morte, senza poter far nulla. Grazie alla Caritas della parrocchia di Obeck, ho potuto operarmi lo scorso anno e ritrovare la vista. La mia vita da allora è cambiata e posso di nuovo essere autonoma, andare al mercato, in chiesa. Rivedo il volto di mia figlia, il volto dei membri della Caritas che non conoscevo.
Veramente posso affermare che Gesù continua a fare dei miracoli! Li fa attraverso la sua Chiesa, per me lo ha fatto attraverso la Caritas!
Rendo grazie a Dio, dunque, per la parrocchia e la Caritas di Obeck, per la Comunità tutta e per i malati di Ypacaraí i quali, pur non conoscendoci, pregano ogni giorno per noi. Anch'io adesso prego per loro. Abui ngaň! Mille grazie!
Madeleine Ebenda- Mbalmayo
Mi chiamo Cristina, sono la mamma di Iris, una giovane di 25 anni, malata e da due anni immobilizzata in un letto.
Ringrazio di cuore la Caritas, per il suo aiuto, e Padre Emilio per la sua iniziativa, la più bella finora proposta per i malati, perché la forza della preghiera è immensa per i malati come Iris.
Tale iniziativa è stata ben accolta non solo nella mia casa, ma anche dai nostri vicini che partecipano ogni mese alla recita del rosario per Mbalmayo.
Tutto ciò mi dà forza per continuare a stare accanto a mia figlia. Il pregare per altre persone e giovani in condizioni simili in Camerun mi permette di non pensare solo ai miei problemi, ma di credere che ci sosteniamo nella fede gli uni gli altri. Invio quindi un saluto a tutti e in particolare ai miei fratelli in Camerun, a Mbalmayo, ai quali auguro molta serenità.
Cristina Maria Delgado - Ypacaraí
Mi chiamo Eulalio Coronel e partecipo con gioia alla preghiera del rosario per i nostri fratelli di Mbalmayo. Essa mi aiuta a non scoraggiarmi. Sono, infatti, malato di artrosi deformante acuta e non posso camminare; la Caritas mi sostiene per far fronte alle tante necessità quotidiane. Oggi, con la preghiera per i malati del Camerun, mi sento utile anch'io e questo mi dà gioia: benché lontani, la loro amicizia mi riconforta. Anche se sarà difficile incontrarci, ci conosceremo in cielo!
Insieme ai miei vicini, apriamo il nostro cuore al di là del recinto della mia casetta, verso i nostri fratelli africani, preghiamo per la loro salute e soprattutto affinché l'amicizia che sta nascendo tra noi abbia radici profonde. Un grande abbraccio.
Eulalio Coronel - Ypacaraí
06/08/2010
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