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LE CAMPANE DI MANILA PER LE VITTIME
DELLE ESECUZIONI SOMMARIE

Secondo la chiesa sono illegali le misure adottate contro il traffico di droga



Campane a morto per ricordare le vittime degli omicidi extragiudiziali. Da ieri sera nella capitale, come pure in molte diocesi filippine, ogni giorno per cinque minuti i rintocchi dei campanili inviteranno alla preghiera, richiamando il valore intangibile della vita umana. Di tutte le vite. Anche di quelle che si sono macchiate di gravi delitti. Perché, viene osservato, il paese non può essere governato sotto l'ombra del sangue e del terrore.

È l'ennesimo capitolo del serrato confronto che ormai da mesi vede la Chiesa locale, insieme a numerose organizzazioni della società civile, contrapporsi alla campagna di esecuzioni sommarie contro i trafficanti di droga circa dodicimila vittime in poco più di un anno a cui sta assistendo il paese sotto la presidenza di Rodrigo Duterte.

"C'è un disprezzo totale della vita umana, c'è l'impunità per chi commette delitti, c'è la distruzione delle regole elementari dello stato di diritto e della democrazia: possiamo restare in silenzio o ignorare questa situazione?", si chiede il gesuita Albert Alejo, docente alla Manila University, impegnato con un gruppo di religiosi di altre congregazioni e di laici cattolici a sensibilizzare le coscienze per porre fine alla campagna di omicidi e di violazioni dei diritti umani che attraversa la nazione. "Nella cosiddetta crociata contro la droga dichiara il religioso all'Agenzia Fides le uccisioni extragiudiziali continuano con il ritmo di circa mille al mese. A essere colpiti sono soprattutto i poveri. Come cristiani non possiamo restare indifferenti".

Il persistere della violenza perpetrata dalle forze di polizia e da squadroni di vigilantes che eliminano trafficanti, piccoli spacciatori e tossicodipendenti ha provocato nei mesi scorsi, come è noto, ripetute reazioni dell'episcopato filippino. "Acconsentire e tacere di fronte al male vuol dire esserne complici. Non lasciamo che sia la paura a regnare e a tenerci in silenzio", hanno scritto i vescovi in una lettera pastorale nel febbraio scorso.

Senza negare la presenza del grave problema della diffusione e del traffico di droga nella nazione, la Chiesa locale ritiene ingiusti e inadeguati i mezzi per combattere il fenomeno. Per questo alla fine di agosto una speciale conferenza ha riunito vescovi, rappresentanti del governo, autorità di polizia, leader di organizzazioni non governative con l'obiettivo di sviluppare una partnership tra i diversi settori della società e l'esecutivo per combattere la droga in modo diverso. E pochi giorni fa il cardinale arcivescovo di Manila, Luis Antonio G. Tagle, ha invitato i parroci a suonare le campane all'ora del vespro, a partire dal 14 settembre, per ricordare e pregare per tutte le vittime della guerra alla droga. "I rintocchi delle campane la sera per ricordare i defunti sono una vecchia tradizione filippina quasi scomparsa. Ora è il momento giusto per rilanciarla", ha spiegato il porporato in un messaggio diffuso dall'agenzia AsiaNews, nel quale si afferma con determinazione che "il paese non può essere governato dalla violenza".

Infatti, ha osservato Tagle, "con dolore e orrore si continuano a ricevere notizie quotidiane di omicidi, in gran parte vittime di sospetti spacciatori di droga o tossicodipendenti. Non possiamo permettere che la distruzione della vita diventi un fatto ordinario. Non si può governare la nazione con gli omicidi, questo non è umano". Il cardinale ha invitato quindi a un "cambiamento di cuore" e a riscoprire "l'inclinazione a fare il bene e ad amare il prossimo", chiedendo ai sacerdoti di mostrare concretamente solidarietà e vicinanza alle famiglie delle vittime, afflitte dal dolore. Proprio per questo in molte diocesi filippine, a cominciare da Manila, le campane delle chiese richiameranno il popolo dei fedeli alla preghiera.

Secondo le ultime statistiche, come accennato, sono più di 12.000 le persone morte nella guerra alla droga. Una campagna, quella sostenuta apertamente dal Governo, che ha suscitato nel paese forti proteste, oltre che da parte dei vescovi, anche da movimenti della società civile, gruppi per i diritti umani, attivisti sociali, giornalisti, studenti, accademici e persone comuni. "Che ne è dei diritti umani inalienabili della gente a difendere la propria posizione nel contesto di un giusto processo?", si domanda il vescovo ausiliare di Manila, Broderick S. Pabillo, per il quale "qualsiasi persona risulti essere un sospetto deve avere l'opportunità di difendersi in un tribunale giusto e legale, accedendo al sistema giudiziario con il dovuto processo". Quanto alle persone segnate dalla tossicodipendenza, sottolinea il presule, le priorità del governo dovrebbero essere i programmi di assistenza e riabilitazione.

© L'Osservatore Romano - 16 settembre 2017
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it





22/09/2017
 
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