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Maria, modello della donna africana/1

Omelie di Mons. Jean Zoa in occasione delle feste mariane

 


Le omelie di Mons. Zoa, Arcivescovo di Yaoundé dal 1961 fino alla sua morte nel 1998, sono una vera miniera a cui attingere per coloro che cercano degli orientamenti d'inculturazione del cristianesimo in Camerun, teso fra tradizione e modernità[1].

Queste omelie sono sempre d'attualità, in quanto esse sono radicate nella parola di Dio e nel magistero della Chiesa. Esse erano d'altronde indirizzate ai fedeli camerunesi, permeati dalla loro cultura e confrontati con determinati problemi storico-sociali. Mons. Zoa aveva saputo discernere evangelicamente, con acutezza e attraverso un metodo partecipativo, le specifiche sfide teologico-pastorali nell'Arcidiocesi.

Abbiamo voluto rileggere più particolarmente le omelie di Mons. Jean Zoa, pronunciate in occasione delle feste liturgiche della Vergine Maria, per ritrovare alcune attuali linee guida della sua mariologia.

 

 

Maria segno di speranza per il popolo di Dio

Avendo vissuto il Concilio Vaticano II come un'esperienza fondamentale di scambio teologico e pastorale, Mons. Zoa si riferiva volentieri nelle sue omelie ai testi conciliari, contestualizzandoli e realizzando un'autentica inculturazione dei suoi maggiori orientamenti[2].

Le omelie di Mons. Zoa diventavano in tal modo un avvenimento ecclesiale; le occasioni delle feste di Natale, di Pasqua, di Pentecoste, dell'Assunzione e di Tutti i Santi erano degli appuntamenti attesi dai fedeli per la caratteristica di un'adesione all'attualità di tali omelie[3].

Possiamo notare che, nelle omelie pronunciate in occasione delle feste mariane, Mons. Zoa si riferiva in particolare alla Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium e alla Costituzione pastorale Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo; lo faceva sia citandole esplicitamente sia proponendo in filigrana il loro approccio.

Riprendendo il capitolo VIII della Lumen gentium, Mons. Zoa ricordava che Maria cammina davanti al popolo di Dio; egli indicava così che, per penetrare nel mistero della vita del Cristo e per vivere la missione apostolica della Chiesa, i fedeli sono chiamati ad imitare le virtù di Maria[4].

Riferendosi alla Gaudium et spes, Mons. Zoa esprimeva l'apertura della Chiesa alla storia e il suo impegno nel mondo, l'importanza della persona umana nella sua unità di corpo e di anima[5], aspetti che la spiritualità cristiana e mariana debbono conservare per evitare ogni atteggiamento disincarnato e alienante.

Nel nostro approfondimento delle omelie su Maria, pronunciate in gran parte in occasione della festa dell'Assunzione, ci riferiamo soprattutto a queste due linee di fondo del Concilio che si incrociavano nelle riflessioni dottrinali e spirituali di Mons. Zoa; nelle stesse occasioni egli univa, infatti, riflessioni dottrinali e spirituali a indicazioni pastorali concrete.

Questi orientamenti principali di Mons. Zoa erano arricchiti anche del magistero di Paolo VI, consegnato nella sua Esortazione apostolica Marialis cultus del 1974, che ci mostra Maria come memoria vivente della Chiesa: ella è la Vergine attenta che ascolta, medita, discerne, accetta e condivide la Buona Novella.

L'enciclica Redemptoris mater del 1987 di Giovanni Paolo II approfondirà in seguito l'aspetto di Maria come memoria dinamica rivolta verso l'avvenire; l'immagine della Vergine a Pentecoste ci suggerisce, infatti, l'importanza della memoria che è attesa, recettività e missione.

Una rilettura antropologica della mariologia veniva offerta dallo stesso Giovanni Paolo II nel 1988 con la Mulieris dignitatem.

Tenendo presente queste fonti, cercheremo di mettere in risalto l'originalità e l'attualità dell'eredità lasciataci da Mons. Zoa su questo aspetto mariano del suo magistero che merita di essere conosciuto maggiormente.

Maria, modello per tutti di santità

Nell'abbordare la collocazione teologica di Maria nella Chiesa, la riflessione conciliare presenta Maria inserita nel popolo di Dio in cammino:

"Ormai glorificata in cielo in anima e corpo, la Madre di Gesù è immagine e primizia della Chiesa che sarà portata a compimento nel futuro; ma nel frattempo brilla quaggiù come segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio che è in cammino, fino a quando arriverà il Signore (cfr. 2Pt 3,10)"[6].

L'inserimento della riflessione mariana dei Padri Conciliari nella Costituzione Lumen gentium sul posto di Maria all'interno del popolo di Dio ha concluso il vivace dibattito tra i Vescovi e i teologi.

Vi erano stati, infatti, da una parte coloro che avrebbero preferito un documento specifico sulla Vergine Maria per esaltare il suo ruolo nella storia di salvezza.

Dall'altra parte, le realtà di Maria e quella della Chiesa non potevano essere separate in un Concilio che si proponeva di riscoprire l'identità e la missione del popolo di Dio e che doveva dunque mostrare i suoi stretti legami con colei che è il tipo e l'esempio della Chiesa attraverso la sua verginità e la sua maternità. Maria andava dunque inserita nella Chiesa a titolo di membro, tipo e madre.

Questo secondo approccio, che prevalse al Concilio, evitava anche possibili deviazioni teologiche e spirituali per le quali Maria avrebbe rischiato di essere confinata in un culto senza incidenza nella vita personale o della Chiesa. Maria doveva dunque essere imitabile e vicina.

Il Concilio invitava a un'applicazione concreta del suo insegnamento, indicando in Maria lezioni di vita[7].

In profonda sintonia con questi orientamenti del Concilio Vaticano II, Mons. Zoa nelle sue omelie proponeva ai fedeli di guardare la Vergine come segno di speranza e chiedeva di non considerare con eccessivo distacco personale i misteri più profondi della vita di Maria, quali l'Immacolata Concezione e l'Assunzione; egli invitata piuttosto all'applicazione di questi misteri alla vita di fede. Pur essendo una creatura come noi, la Vergine ha ricevuto infatti delle grazie speciali che in lei sono state, però, promesse a tutti.

La festa dell'Assunzione egli sottolineava è la festa della speranza: "Che questa donna di Galilea, profondamente umana come ciascuno di noi, partecipi pienamente alla salvezza in tutte le dimensioni della sua persona, è ciò che ci ricorda il vero destino di tutta l'umanità chiamata a una simile assunzione in Dio" [8].

Tale insistenza di Mons. Zoa è molto importante per l'Africa e per ogni religiosità popolare, per le quali vi è il bisogno di unire la preghiera a un approfondimento della fede e a un impegno personale e sociale.

Maria rappresenta dunque la Chiesa intera, popolo di Dio in cammino. Maria è "La Donna", la nuova Eva che ha schiacciato la testa del serpente, ma che soffre ancora le doglie del parto della nuova umanità. Sui passi di Maria, la vita cristiana è una lotta senza tregua contro il male[9].

L'Assunzione, in questo senso, è anche la festa che celebra la dignità della donna perché, al di là dei modelli culturali che cambiano, Maria rimane il tipo eminente della condizione femminile e il modello assolutamente caratteristico della vita evangelica[10].

Mons. Zoa, nel sottolineare nella Chiesa e nella società il ruolo di apertura al futuro della donna, posta al cuore delle contraddizioni storiche, si riferiva al passaggio dell'Apocalisse che evoca "una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto" (Ap. 12, 1-2), e affermava che "questa donna descritta dall'Apocalisse è ogni donna del mondo, dell'Africa, del Camerun"[11].

La Cattedrale di Yaoundé, dove Mons. Zoa pronunciava queste omelie delle grandi feste, è dedicata a "Nostra Signora delle Vittorie". Egli aveva voluto che fosse imbellita con un mosaico nell'abside, realizzato dal teologo e artista camerunese Engelbert Mveng, che si ispira al passaggio dell'Apocalisse su questa donna gloriosa con la luna sotto i suoi piedi[12].

Mons. Zoa, parlando ai fedeli, insisteva sul fatto che Maria è il pegno della vittoria, della partecipazione alla Resurrezione del Cristo; ella è anche il modello di lotta contro il male in tutte le sue espressioni, lotta per una vita degna e per l'edificazione della Chiesa e di una nuova umanità.

Antonietta Cipollini

 

 


[1] Cfr. A. Cipollini, L'inculturation dans l'enseignement de Mgr Jean Zoa, in www.missionerh.it

[2] Cfr. J.-P. Messina, Évêques africains au Concile Vatican II (1959-1965). Le cas du Cameroun, Karthala-UCAC, Paris-Yaoundé 2000, 137; 145-146.

[3] Cfr. N. Ossama, Mgr Jean Zoa. Christianisme africain et destin de l'Afrique, CPS/Paul Etoga, Mbalmayo 2006, 97.

[4] Cfr. Lumen gentium, 63-65.

[5] Cfr. Gaudium et Spes, 12 ss.

[6] Lumen gentium, 68.

[7] Per una panoramica del dibattito conciliare e post-conciliare, cfr. S. De Fiores, Maria nella teologia contemporanea, Centro di cultura mariana "Madre della Chiesa", Roma 1991, 108 ss. Il trattato è accessibile anche in www.culturamariana.com/pubblicazioni

[8] J. Zoa, Homélie pour l'Assomption (1984). Le omelie di Mons. Zoa, pubblicate in fascicoli, sono consultabili presso l'archivio diocesano di Yaoundé (Camerun). Vi è un vasto archivio di tali omelie anche nella Comunità Redemptor hominis di Mbalmayo (Camerun).

[9] Cfr. J. Zoa, Homélie pour l'Assomption (1989).

[10] Cfr. J. Zoa, Homélie pour l'Assomption (1987). Questa omelia, pronunciata durante l'Anno Mariano proclamato da Giovanni Paolo II, è particolarmente rappresentativa della predicazione di Mons. Zoa su Maria.

[11] J. Zoa, Homélie pour l'Assomption (1995).

[12] Mons. Zoa spiegava ai fedeli: "È questo passaggio dell'Apocalisse ... che abbiamo chiesto al compianto Padre Mveng di disegnare in questo mosaico murale!", J. Zoa, Homélie pour l'Assomption (1995). La lotta e la vittoria della vita sulla morte erano rappresentate dall'artista nel suo stile dai tratti essenziali e drammatici, dai colori dominanti del rosso e del nero, simbolici in alcune culture africane di tali realtà. Pur nella dimensione della vittoria, Gesù è disegnato all'interno del corpo di Maria, la quale vive come un eterno parto nella storia.




12/08/2017

 
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis