web agency
testata
  Home   La Comunità   Approfondimenti   Contatto   Contributi   Español   Nederlands   Français  
Home arrow Approfondimenti arrow Matrimonio, preghiera, Natale
Menù principale
Home
Chi siamo
Dove operiamo
Le nostre missioni
Notizie dal Paraguay
Scrivici
Archivio Ultime Notizie
Attività
Parrocchia di Ypacaraí
Centro Studi
Pubblicazioni
Vita della missione a Tacuatí
Vita delle missioni in Africa
Focus Belgio/Olanda
Testimoni dal Nord Europa
Canti
Riflessioni
Conoscere la vita consacrata
Comprendere il Diritto Canonico
Animazione missionaria
Appuntamenti
Approfondimenti
Missiologia per tutti
Appunti di Spiritualità
Interviste
Profili missionari e spirituali
Gruppi missionari e parrocchie
Solidarietà e microprogetti
Il giornale "Missione Rh"
Galleria Fotografica
Articoli correlati
Utilità
Links
Cerca nel sito
Mappa del sito
login

Gli articoli che appaiono
su questo sito
possono essere riprodotti
solo integralmente e
citando la fonte
 www.missionerh.it.

 
gemeenschap-rh-it2.jpg

| Stampa |

 

Matrimonio, preghiera, Natale


di Michele Chiappo

Separare la preghiera dalla vita quotidiana che si svolge in famiglia, nel lavoro, nella scuola è un problema molto diffuso. È come se il momento cultuale e la vita profana, al di là della necessaria e giusta autonomia, fossero regolati da principi e leggi che non hanno niente a che vedere gli uni con gli altri.

Comprendere la preghiera, invece, è capire la vita e le sue leggi più universali e profonde.

Santa Teresa d'Avila dà della preghiera una celebre definizione: "L'orazione mentale non è altro, per me, che un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con ColuiCarolina, Emilio e Gustavo da cui sappiamo d'essere amati"[1] (Libro della vita 8, 5).

È proprio questa definizione che Emilio ha riproposto nell'omelia del matrimonio di Gustavo e Carolina, due collaboratori impegnati da tempo, con considerevole dedizione, nelle attività della parrocchia Sagrado Corazón de Jesús di Ypacaraí in Paraguay. Ne è nata una riflessione originale su matrimonio e preghiera.

Quello che santa Teresa di Gesù dice della preghiera, ha spiegato Emilio, vale anche per il matrimonio e la vocazione degli sposi. Saper amare è saper pregare, e nella preghiera troviamo le leggi dell'amore. Occorre ricordare, infatti, che quella di santa Teresa è una spiritualità sponsale.

Gli accenti propri alla spiritualità sponsale sono molto opportuni nel contesto culturale latinoamericano, dove una mentalità machista privilegia la madre rispetto alla sposa: frequentemente un uomo ha una relazione di maggior fiducia, confidenza e intimità con sua madre che con sua moglie, ridotta del resto al ruolo della "madre dei miei figli". Anche in ambito ecclesiale si insiste molto sulla Chiesa come Madre e meno o quasi nulla sulla Chiesa come Sposa di Cristo.

Santa Teresa, al contrario, mostra la precedenza e la preminenza dell'essere sposa sull'essere madre. Fu grande madre riformatrice perché fu sposa, così come Maria che, donandosi totalmente al Verbo, poté essere Madre.

Si intuisce allora che una spiritualità sponsale come quella di santa Teresa possa essere ricca di suggestioni anche per la vita matrimoniale.

Totale, eterno, unico

Nel matrimonio la donazione di sé deve essere totale. Nel cuore dell'altro, ognuno degli sposi deve essere capace di ritrovare e leggere tutte le relazioni, la storia, l'universo. La cosa più bella che un genitore possa dire a un figlio o una figlia che si sposa è di amare il proprio coniuge più di se stesso. Amarlo è amare tutto quello che porta nel cuore: tuo padre è mio padre, tua madre è mia madre. Vi è, in questo, un'analogia con la Chiesa, Sposa del Verbo, che necessariamente è missionaria e cattolica, nel senso più profondo, per non escludere dal suo seno niente di quanto il suo Sposo porta nel cuore.

Né l'amore si limita ad una qualità o ha una spiegazione razionale. Non ti amo per la tua bellezza, la tua ricchezza, la tua intelligenza, il tuo potere, tutte cose illusorie e passeggere: la loro scomparsa significherebbe la fine dell'amore, mentre il vero amore è eterno. E sempreSan Bernardo esiste una persona più bella, più ricca, più intelligente, più potente, più dotata, ma il vero amore è unico. Ti amo perché ti amo, insegna san Bernardo: l'amore non ha un'altra realtà precedente che lo giustifichi. Non vi è altro fondamento all'amore che l'amore stesso.

Per amare bisogna conoscere. Come dice san Gregorio Magno, "amor ipse notitia est": l'amore è conoscenza e la conoscenza è amore. Amo perché conosco, conosco perché amo. Due persone non possono vivere insieme senza conoscersi.

Tutto questo porta santa Teresa a parlare della preghiera in termini di frequentazione. Molti pensano che la preghiera sia una ripetizione di formule in una solitudine vuota, non riempita da nessuna presenza. Al contrario, la preghiera è incontro. E l'incontro con Dio porta sempre ad abbracciare tutta l'umanità.

Per queste ragioni santa Teresa associa al concetto di preghiera quello di amicizia. L'amicizia è vera quando è condivisione, è stare bene insieme, quando alla fine della giornata si cerca la presenza dell'amico e in lui si trova la pace, senza bisogno di altri stimoli o consolazioni. In questa amicizia un ruolo necessario lo ha il rimanere soli: "Da solo a solo". Tu ed io. Ogni presenza estranea a questa amicizia disturba e deve venire rimossa.

La preghiera è autentica quando è capacità di vivere questa relazione di amicizia con Dio nello stare soli alla sua presenza.

Anche nel matrimonio, la relazione tra gli sposi deve nutrirsi della capacità di rimanere soli. Molte volte si sentono affermazioni molto ambigue, del tipo: "Il nostro matrimonio è stato salvato dai figli". In realtà, dovrebbero essere i genitori a "salvare" i figli, a dare loro speranza e amore. I figli sono un dono di Dio, che può anche non venire e la cui mancanza non può rendere una relazione matrimoniale meno intensa e meno bella.

Questa solitudine è l'intimità, il segreto dell'amore, che nessun altro conosce e comprende. Ogni innamorato deve poter dire che la sua storia d'amore, la sua vocazione è la più bella. La bellezza ci riunirà tutti, sposati e consacrati, e ci permetterà di arricchirci gli uni gli altri, mostrandoci le potenzialità inesauribili dell'amore.

Certi dell'amore

Il segreto non condiviso con altri è racchiuso nelle parole di santa Teresa che abbiamo ricordato: "Con Colui da cui sappiamo d'essere amati". Gli innamorati devono poter essere certiSanta Teresa d’Avila dell'amore, non possono accettare un amore al ribasso. Carolina non può chiedere ad altri se Gustavo la ama. Nessuno può entrare in questo segreto e nessuno può imporre o comprare l'amore: "Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell'amore, non ne avrebbe che disprezzo" (Ct 8, 7).

Nella cultura contemporanea è difficile poter raggiungere questa certezza nell'amore. I "maestri del sospetto", di cui parlava Ricoeur, ci hanno abituato a spingerci ai limiti dell'introspezione e a mettere a nudo le pulsioni incoscienti dei nostri atti, creando una cultura del dubbio. Non esistono più sicurezze, nemmeno nelle relazioni interpersonali. Tutto diventa relativo, frammentario, momentaneo. La cultura del dubbio incessante, della costante rimessa in discussione delle motivazioni, delle intenzioni, finanche del significato delle esperienze vissute, diffonde timore e un'angoscia sottile che rendono molto difficile assumere impegni definitivi.

Ma proprio santa Teresa, nell'intimità del suo colloquio con Dio, si sente invitata a superare la paura: "Nada te turbe, nada te espante... solo Dios basta", nulla ti turbi, nulla ti spaventi, Dio solo basta.

"Niente ti turbi - Niente t'attristi,
tutto dilegua - Dio non si muta,
con la pazienza - tutto t'acquisti,
manchi di nulla - se hai Dio nel cuor:
basta il suo amor"[2].

Anche l'Angelo, nell'annuncio a Maria, le dice: "Non temere" (Lc 1, 30). E ai pastori ripeterà: "Non temete" (Lc 2, 10).

In Maria la Chiesa vede l'immagine della Sposa per eccellenza e alcuni Padri, come Origene e san Bernardo, commentando il Cantico dei Cantici hanno stabilito un'equivalenza tra la Chiesa, Maria ed ogni fedele: il solo atteggiamento possibile per l'uomo, nei confronti di Dio, è un'accoglienza di natura femminea, farsi vuoto che si lascia riempire.

Maria, la Sposa, non ha temuto. Ha creduto anche ai piedi della croce. E come Paolo VI stesso scrisse, Maria neppure esitò a proclamare che Dio è vindice degli umili e degli oppressi.

Nada te espante. Non temere. Non è forse questo uno dei significati del Natale?

Nel primo Natale che celebrò da Pontefice, Giovanni Paolo II osservava: "L'uomo, un elementoCarolina e Gustavo componente della grande statistica. Non a caso Gesù è venuto al mondo nel periodo del censimento; quando un imperatore romano voleva sapere quanti sudditi contasse il suo paese. L'uomo, oggetto del calcolo, considerato sotto la categoria della quantità; uno fra miliardi. E nello stesso tempo, uno, unico e irripetibile. Se noi celebriamo così solennemente la nascita di Gesù, lo facciamo per testimoniare che ogni uomo è qualcuno, unico e irripetibile"[3].

Non temere perché conti. Sei unico, la tua, la vostra storia è unica. "Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni" (Is 43, 1). Sei mio, sono tuo. Sposo e sposa.



[1] Teresa di Gesù, Vita di S. Teresa di Gesù, in Teresa di Gesù, Opere, Postulazione Generale O. C. D., Roma 1969, 95.
[2] Teresa di Gesù, Poesie, in Teresa di Gesù, Opere..., 1511.
[3] Giovanni Paolo II, Messaggio "Urbi et Orbi" (25 dicembre 1978), in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, I, Libreria Editrice Vaticana 1979, 419.


02/01/09

 
< Prec.   Pros. >
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis. Realtà ecclesiale fondata a Roma da don Emilio Grasso alla fine degli anni '60
web agency