NON NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO (*)
Una riflessione sul Natale
di Emilio Grasso
Su un muro d'una città italiana è apparso uno dei tanti slogan tipici d'un certo fondamentalismo cristiano, così caratteristico di chi pretende di convertire gli altri a base di frasi fatte e senza senso. Direi anche frasi offensive dell'intelligenza umana e, allo stesso tempo, proprie d'un infantilismo idiota e carente dello sforzo di una evangelizzazione in profondità che, oggi più che mai, chiede quella carità intellettuale e quella pastorale dell'intelligenza senza le quali non si va più in là d'una caricatura del messaggio evangelico.
Non c'è poi troppo da lamentarsi se anche l'antico clericalismo va lentamente scomparendo e siamo ancora considerati soltanto per quei residui di potere che ancora manteniamo in alcuni strati della società.
La frase idiota, che anch'io ho letto varie volte in differenti strade, diceva: "Dio è la risposta".
Sorvolo su una interpretazione del secondo comandamento, limitandomi a ciò che scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica: "Il secondo comandamento proibisce l'abuso del nome di Dio, cioè ogni uso sconveniente del nome di Dio, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e di tutti i santi" (n. 2146).
Sempre nello stesso testo, al n. 2149, troviamo riportata questa bella citazione di sant'Agostino sulla quale siamo chiamati a soffermarci: "Il nome di Dio è grande laddove lo si pronuncia con il rispetto dovuto alla sua grandezza e alla sua Maestà. Il nome di Dio è santo laddove lo si nomina con venerazione e con il timore di offenderlo".
Detto questo, mi sembra interessante quanto una mano intelligente ha scritto sotto la prima affermazione: "Ma chi ha posto la domanda e a quale domanda risponde?".
Ora, il semplice indicare Dio come risposta presume, da parte dell'uomo, una domanda.
Un'evangelizzazione intelligente s'interroga sulle reali domande dell'uomo di oggi: quali sono? E, rispetto a queste domande, il Dio di Gesù Cristo, e non l'idolo creato per mano dell'uomo, è una risposta o una delusione?
Se non vogliamo ridurre il Santo nome di Dio alla proiezione dei nostri desideri, all'oppio consolatore dei popoli o al tappabuchi che infiliamo magicamente dappertutto, dobbiamo avere il coraggio di proclamare che, il più delle volte, Dio non è affatto la risposta che stavamo cercando, ma solo un'inutile ipotesi della quale prima ci liberiamo e meglio è.
Cristo crocifisso: scandalo e follia
Il Dio di Gesù Cristo cammina su sentieri che non sono i nostri. Siamo noi che dobbiamo convertirci a Lui e non Lui che è risposta ai nostri problemi.
La liturgia del Natale ci parla d'un Dio che nasce in una mangiatoia perché per Giuseppe e Maria non v'è posto dove alloggiare (cfr. Lc 2, 7). Saranno dei pastori che pernottavano all'aperto, i primi a vedere questo avvenimento (cfr. Lc 2, 8-16).
E, secondo la profezia di Michea, Betlemme di Èfrata, "così piccola per essere fra i villaggi di Giuda" (Mi 5, 1), sarà il luogo da dove uscirà il pastore del popolo di Dio (cfr. Mt 2, 6).
Tutta l'atmosfera che avvolge la nascita del Signore Gesù è in contraddizione con la risposta che vorremmo fosse data alle nostre domande, una risposta che il mondo non ha riconosciuto (cfr. Gv 1, 10), perché il Signore Gesù "venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto" (Gv 1, 11).
L'incarnazione del Verbo già prefigura la passione e morte del Verbo incarnato, il sovvertimento dei nostri progetti, il cambio del paradigma.
La salvezza non viene semplicemente dall'incarnazione del Verbo e dalla sua presenza in mezzo a noi (il grande teologo Henri de Lubac parlava, in proposito, d'un cristianesimo ariano), ma dal Cristo crocifisso.
Scrive san Paolo nella sua Prima lettera ai Corinti: "Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano la sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini. Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio" (1Cor 1, 22-29).
È un paradigma di attesa che dobbiamo cambiare. Alla nostra continua e morbosa richiesta di segni e sapienza, Dio risponde con lo scandalo e la stoltezza del Cristo crocifisso, già annunziato nel suo nascere in una mangiatoia.
Se non abbiamo la capacità di suscitare le vere domande (e questo appartiene a una pastorale dell'intelligenza), noi rischiamo di presentare Dio come una risposta che inganna e che è allo stesso tempo inutile e imbecille.
I pasdaran di Gesù, i fondamentalisti cristiani, sono solo capaci di gettare nel ridicolo la vera fede cattolica che è ben altra cosa da uno slogan posto su una maglietta o da una scritta idiota che imbratta i muri della città.
* Pubblicato in “Missione Redemptor hominis” n. 90 (2009) 1.
01/01/2010
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