Tutte queste ragioni vanno considerate per permettere, in un contesto di dialogo e di approccio pastorale, l'uso di un termine più neutrale, più generale, meno carico di quel significato normativo e
peggiorativo come quello che il termine "setta" ha assunto nel linguaggio comune.
Il Card. Arinze, relatore nel Concistorio straordinario dell'aprile 1991, convocato da Giovanni Paolo II per affrontare il "problema delle minacce alla vita umana" e "la sfida delle sette", propone l'uso del termine "nuovi movimenti religiosi".
La parola "setta", infatti, sembra riferirsi in maniera più diretta a un piccolo gruppo che si è separato da un più grande gruppo religioso, generalmente cristiano e che segue credenze o pratiche deviazioniste rispetto al gruppo originario. Inoltre - continua il Card. Arinze - l'espressione assume significati e connotazioni differenti a seconda delle varie aree geografiche dove viene utilizzata.
Il termine "nuovi movimenti religiosi", al contrario, è neutrale e abbastanza generale da includere i nuovi movimenti di origine protestante, le sette con un retroterra cristiano, i nuovi movimenti orientali o africani e quelli di tipo gnostico o esoterico[1].
Questi movimenti sono chiamati nuovi non solo perché sono apparsi nella forma attuale dopo la II guerra mondiale, ma anche perché si presentano come alternativa alle religioni istituzionali ufficiali e alla cultura prevalente. Sono chiamati religiosi perché professano di offrire una visione di un mondo religioso o sacro, oppure dei mezzi per raggiungere altri obiettivi come la conoscenza trascendentale, l'illuminazione spirituale o l'autorealizzazione, o perché offrono ai membri le risposte alle questioni fondamentali[2].
La dizione "nuovi movimenti religiosi" e non la dizione "sette" è stata impiegata anche dal Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, riunitosi a Vienna dal 14 al 17 settembre 1995[3].
Intervenendo in quella sede, il prof. Michael Fuss della Pontificia Università Gregoriana sottolineava che ormai non ci troviamo più di fronte a dei movimenti scismatici cristiani, ma piuttosto di fronte ad una nuova religione mondiale[4].
Da parte sua Introvigne, riallacciandosi alla cosiddetta "scuola del Québec"[5], preferisce parlare di "nuove religioni" piuttosto che di "nuovi movimenti religiosi", perché esiste ormai una vasta letteratura sociologica che chiama "nuovi movimenti religiosi" soltanto quelli di origine recente escludendo le "sette" di origine ottocentesca, come i Testimoni di Geova e i Mormoni, che invece rientrano nel campo che intendiamo studiare. Per indicare che accanto ai movimenti organizzati esistono anche altri fenomeni è sembrato più opportuno introdurre una distinzione fra "nuove religioni" (i movimenti) e "nuova religiosità" come area più vasta di idee e di tendenze in cui si situa, per esempio, la vastissima diffusione della credenza nella reincarnazione anche presso persone che non si sognerebbero mai di aderire ad una nuova religione organizzata e che anzi spesso rimangono nell'ambito delle Chiese maggioritarie[6].
Per quanto concerne la tipologia, gli studiosi assumono differenti schemi a seconda dell'angolazione con cui il fenomeno in questione viene analizzato.
Nella relazione del Card. Arinze possiamo distinguere tre tipologie:
- 1. Una tipologia che tiene conto dell'origine permette di distinguere quattro tipi:

a. Nuovi movimenti di origine protestante.
b. Sette con retroterra cristiano.
c. Nuovi movimenti orientali o africani.
d. Nuovi movimenti di tipo gnostico o esoterico.
- 2. Una tipologia che considera il background del sistema di conoscenza permette di distinguere quattro tipi:
a. Movimenti basati sulla Sacra Scrittura. Sono perciò cristiani o derivanti dal cristianesimo.
b. Movimenti che derivano da altre religioni come l'induismo, il buddismo o le religioni tradizionali. Alcuni di loro assumono in maniera sincretista elementi provenienti dal cristianesimo.
c. Un gruppo che segnala il disfacimento dell'idea genuina di religione e un ritorno al paganesimo.
d. Movimenti gnostici.
- 3. Dal punto di vista dottrinale, con riferimento specifico alla Chiesa si distinguono quattro tipi di movimenti a seconda del grado di distanza dal centro:
a. Movimenti che rifiutano la Chiesa.
b. Movimenti che rifiutano Cristo.
c. Movimenti che rifiutano il ruolo di Dio, ma mantengono un senso generico della religione.
d. Movimenti che rifiutano il ruolo della religione, ma mantengono un senso del sacro. Questo "sacro" viene manipolato dall'uomo per poter acquisire potere su altri o sul cosmo[7].