Alla domanda che ci si pone sul perché questo espandersi e moltiplicarsi dei nuovi movimenti religiosi dobbiamo rimandare ad una considerazione di antropologia del profondo. Vi sono, infatti, delle domande che scuotono profondamente il cuore dell'uomo: Che cosa è l'uomo? Quali sono il senso ed il
fine della vita? Che cosa è il bene e che cosa è il peccato? Quali l'origine ed il fine della sofferenza? Qual è la via per pervenire alla vera felicità? Che cosa sono la morte, il giudizio, la retribuzione dopo la morte? Cosa è infine il mistero ultimo ed ineffabile che circonda la nostra esistenza e dal quale traiamo la nostra origine e verso il quale tendiamo?[1].
A queste domande non v'è una risposta unica, ma oggi sempre più riscontriamo un moltiplicarsi senza misura di risposte e di tentativi di soddisfare i cuori e le orecchie di chi ascolta.
Scrive Fuss che oggi "ci troviamo, almeno nel mondo occidentale, davvero in un supermercato delle religioni, dove ognuno potrebbe scegliere qualsiasi elemento e creare la sua propria sintesi secondo il criterio del carattere istantaneo della salvezza e del contenuto esperienziale"[2].
In questo supermercato chi offre il mito più convincente (ed il mito del cristianesimo è costituito da una persona storica: Gesù) e praticabile nell'abisso della crisi attuale conquisterà i cuori[3].
Ora è importante ricordare che l'annunzio ed il dialogo non avvengono a livello teorico o istituzionale delle religioni, bensì a livello antropologico d'incontro di cuori. Ed i cuori sfuggono ad una classificazione e ad un incasellamento in schemi prestabiliti.
Qualsiasi schematizzazione, pertanto, va sempre sottoposta alla verifica della prassi e da questa deve essere continuamente arricchita. Ci troviamo, infatti, davanti ad un fenomeno in continua evoluzione che si modifica a contatto con stimoli ed esigenze nuove. Questi nuovi movimenti religiosi e nuove religiosità vanno studiati accanto a uomini viventi, cercando di percepire, con atteggiamento umile, le domande che pongono alla nostra conversione.
Differenti sono gli interrogativi che vengono posti in Africa o in America Latina, in Asia o in America del Nord o in Europa.
La risposta più facile ed anche più errata è la demonizzazione del fenomeno, la condanna in blocco, la ricerca di protezioni politiche o di leggi repressive. Anche la continua svalutazione intellettuale, psicologica, affettiva, esistenziale dei membri che vi aderiscono serve solo a rassicurare chi tra di noi è più pigro e meno sollecitato nella ricerca degli oceani infiniti del cuore dell'uomo, i quali richiedono una continua rimessa in discussione di noi stessi e di verità che sempre ci trascendono e che ci chiamano a continua conversione.
Da parte sua il Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa nel suo documento finale sottolinea che lo sviluppo dei nuovi movimenti religiosi costituisce, più che un problema, una sfida che esige una nuova conversione per una autentica vita cristiana.
Se si riafferma che il diritto alla libertà religiosa non può coprire i crimini contro la dignità dell'uomo, si ricorda altresì che la dignità dell'uomo, che richiede la libertà religiosa, si applica tanto alle Chiese che ai nuovi movimenti religiosi[4].
Vi è una preoccupazione profonda che il confine sottile tra i buoni e i cattivi gruppi, nel campo che concerne la domanda e la risposta religiosa, venga affidato alla valutazione di una istanza statuale delegata a determinare (e con quali criteri?) ciò che attiene alla coscienza religiosa e ciò che invece è
altro da questa.
In proposito Vernette ricordava come in certi paesi dell'Est i Battisti, i Pentecostali, gli appartenenti alle Chiese evangeliche e gli Ortodossi fossero ricoverati in cliniche psichiatriche su parere di esperti, perché considerati come anormali per i pubblici poteri solo per la loro credenza e per la sua espressione pubblica[5].
Non è di certo con una pericolosa soluzione legislativa che il problema e la sfida del nuovo e diverso vanno affrontati.
In questa ottica si è mossa anche la commissione d'inchiesta parlamentare che in Francia ha concluso i suoi lavori presentando il rapporto finale. Nel rapporto Guyard, dal nome del suo relatore, si domanda un'applicazione efficace e rigorosa dei dispositivi esistenti, ma si mette in guardia contro una legislazione specifica che tenda a stabilire i criteri di pericolosità e di danno del multiforme mondo dei nuovi movimenti religiosi e che finirebbe col limitare le libertà di religione, di riunione e di associazione[6].
Dopo aver preso conoscenza del rapporto Guyard, il segretariato generale della Conferenza Episcopale Francese ha sottolineato come il rapporto in questione abbia saputo evitare lo scoglio d'una legislazione speciale anti-sette "dannosa per le libertà fondamentali di pensiero, d'associazione e di religione". Raccomanda che l'informazione sia oggettiva, scientifica, imparziale, fondata su un approccio multidisciplinare e su una buona conoscenza dei fenomeni spirituali e religiosi, oltre che sull'indispensabile apporto delle scienze umane. Inoltre mette in guardia dalla formulazione di liste ed accuse che avrebbero l'effetto di sostituirsi all'autorità giudiziaria e di pronunciare condanne nelle quali l'accusato non è stato ascoltato seguendo le regole del diritto in un processo legale che ammette il contraddittorio[7].
Felicità, libertà, verità
Con profondo intuito, nella lettera pastorale del 1990 tutta incentrata sulla New Age, il Card. Danneels, introducendo il suo scritto, poneva delle domande fondamentali: "La Chiesa si è seriamente
preparata a confrontarsi con un uomo perfettamente secolarizzato, ateo, completamente preso dalle preoccupazioni materiali. E cosa trova nel 1990? Un uomo inquieto, in cerca di senso religioso, non più tanto incantato dai risultati della scienza e della tecnica. Dovunque si sente dire: ‘Datemi qualcosa di diverso da ciò che esce da un calcolatore! Datemi delle ragioni di speranza! Chi mi guarirà dal mio mal di vivere? Dove trovare qualcosa che scaldi il cuore? Chi vuole diventare la mia guida, il mio guru? Chi vuole insegnarmi a ricostruire l'unità del mio io così dilaniato?'. Ora, - prosegue il Card. Danneels - il mercato religioso è molto ben fornito. Laddove il cristianesimo era quasi il solo a dare un significato all'esistenza, i fornitori di significato aumentano: accanto alle grandi religioni orientali, c'è tutta una galleria di piccoli pretendenti. Sono soprattutto le sette e anche le nuove religioni, quali la New Age, che avanzano a tutta velocità"[8].
È lo stesso nucleo a cui giunge Vernette: "L'uomo non vive solo di mezzi di vivere; egli ha bisogno di ragioni di vivere. Se noi siamo incapaci di fornirgli queste ragioni, le sette avranno un avvenire"[9].
La multiforme varietà e la differente tipologia dei nuovi movimenti religiosi non permette assolutamente un unico tipo di approccio e di risposta alle esigenze poste.
Nondimeno ci sembra di grande rilievo le indicazioni che dà Mons. Fitzgerald, Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.
Analizzando i più recenti documenti del Magistero, Mons. Fitzgerald si sofferma su tre parole chiave che andrebbero meglio analizzate e poste al centro d'un processo di conversione personale e comunitario e d'un progetto di evangelizzazione. Mons. Fitzgerald vede nel desiderio di felicità, nella libertà e nella verità i tre centri tra loro intimamente connessi di questo processo di conversione e progetto di evangelizzazione.
"In un mondo in cui la varietà di scelte nel campo religioso sembrano gli scaffali di un supermarket ben fornito, - così scrive - come evangelizzare la ricerca di felicità? Il Santo Padre ne offre uno splendido esempio nei suoi discorsi ai giovani. ... Il Papa non ha esitato a presentare ai giovani un alto ideale, quello di vivere nella libertà dei figli di Dio. Questa libertà, ha sottolineato, è sia interiore che esteriore. Vi è il diritto alla libertà religiosa che la società deve rispettare. Ma la vera libertà comprende la liberazione dal peccato, radice di ogni schiavitù umana. È la libertà dal male per il bene. Basata sul rispetto della verità della natura umana e della creazione, conduce all'impegno e al servizio"[10].
L'analisi sociologica di Max Weber ha posto in evidenza il termine libertà come origine delle sette. Penso che si debba ancora una volta ritornare al termine libertà per poter comprendere il fenomeno dei nuovi movimenti religiosi e per introdurre il discorso sulla risposta alla sfida che essi lanciano alla Chiesa oggi.
Nell'enciclica Centesimus annus Giovanni Paolo II, dopo aver indicato i pericoli del relativismo, del fanatismo e del fondamentalismo, riafferma come suo metodo il rispetto della libertà e chiarisce cosa
intende per libertà.
"La Chiesa, pertanto, riaffermando costantemente la trascendente dignità della persona, ha come suo metodo il rispetto della libertà. Ma la libertà è pienamente valorizzata soltanto dall'accettazione della verità: in un mondo senza verità la libertà perde la sua consistenza, e l'uomo è esposto alla violenza delle passioni e a condizionamenti aperti od occulti. Il cristiano vive la libertà e la serve proponendo continuamente, secondo la natura missionaria della sua vocazione, la verità che ha conosciuto. Nel dialogo con gli altri uomini egli, attento a ogni frammento di verità che incontri nell'esperienza di vita e nella cultura dei singoli e delle nazioni, non rinuncerà ad affermare tutto ciò che gli hanno fatto conoscere la sua fede e il corretto esercizio della ragione"[11].
Come Paolo all'Areopago di Atene, così anche noi, negli areopaghi del nostro tempo, siamo chiamati ad annunziare il nome personale di quel Dio che tanti affannosamente cercano e che pur a molti resta ignoto[12].
Come Pietro anche noi siamo chiamati a dar risposta ai pellegrini dell'umanità intera, a chiunque, esplicitamente o implicitamente nel suo credere ed agire, ci chieda ragione della speranza che è in noi[13].