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PER UNA EDUCAZIONE ALLA SOLIDARIETÀ UMANA E ALLA SOBRIETÀ

Una riflessione della Chiesa reggiano-guastallese


Ormai da diversi mesi la grave crisi economico-finanziaria mondiale, dopo il crollo delle borse dell'autunno 2008, ha innescato conseguenze economiche e sociali spesso drammatiche, con andamenti incerti e imprevedibili anche nel nostro paese, diventati ancora più pressanti con l'emergenza terremoto in terra d'Abruzzo nei giorni della Settimana Santa.

In questo contesto dai gravi risvolti, in cui l'unica certezza è l'incertezza, cosa può dire e fare ilIl Vescovo Mons. Adriano Caprioli cristiano, come può intervenire la Chiesa? I Vescovi in Italia hanno voluto rispondere con l'immagine di una Chiesa impegnata nell'annuncio del Vangelo, ma anche attenta alle necessità concrete di chi ha bisogno, creando un fondo di garanzia e solidarietà chiamato "Prestito della Speranza".

Lungo quest'asse privilegiato di annuncio e testimonianza, si è mossa anche la diocesi di Reggio Emilia-Guastalla che, attraverso il suo Vescovo, Mons. Adriano Caprioli, nell'omelia in occasione di S. Prospero, il 24 novembre 2008, aveva sollecitato tutti a riflettere sui perché più profondi di questa decomposizione di portata mondiale, sul deficit di etica e sulla decadenza di valori che ha toccato la finanza e sulla conseguente sfiducia nelle relazioni economiche: "Io, come Vescovo, che cosa posso fare? Noi, come Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla, che cosa possiamo fare?"

Dopo aver annunciato in aprile la costituzione di una Fondazione di Solidarietà "Famiglie-lavoro", con lo scopo di sostenere coloro che hanno perso il proprio posto di lavoro, senza alcuna tutela sociale né ammortizzatori di protezione, e non sono più in grado di sostenere in maniera dignitosa la propria famiglia, il Vescovo ha donato ad ogni fedele per la Pasqua un documento programmatico: Famiglie e lavoro nell'attuale crisi. L'iniziativa della Chiesa reggiano-guastallese.

In esso viene messo in evidenza innanzitutto che viviamo tempi segnati da una crisi finanziaria ed economica che gli esperti affermano non aver ancora manifestato pienamente i suoi effetti destabilizzanti, soprattutto le preoccupanti ricadute sulla società e, in particolare, sulle famiglie. S'impone una riflessione seria e un concreto esercizio di responsabilità da parte di tutti.

Compito primo della Chiesa - afferma il Vescovo - è quello di porsi delle domande serie e profonde sulle cause di questa crisi, e non tanto cercare dei rattoppi economici. Perché questa crisi? Da dove viene? Su questo Mons. Caprioli afferma: "Una cosa è certa: siamo davanti ad una crisi di valori che ha investito tutti e, anno dopo anno, è arrivata a modificare lentamente il comportamento delle persone, dei governi e delle istituzioni, delle organizzazioni, non da ultimo interpella la nostra Chiesa, che in questi anni sta riflettendo sul tema del bene comune comeIl documento "Famiglie e lavoro nell’attuale crisi" nuovo volto della questione sociale. La crisi finanziaria di oggi non è solo finanziaria, e la ripresa non comporterà solo soluzioni di ordine finanziario. Questo perché se lo sconquasso della finanza si riverbera in definitiva sul sistema economico e quindi sulle persone concrete inserite nel loro ambiente familiare, anche la reazione non può essere suscitata che dalle persone concrete".

L'intento educativo

Ciò che ci sembra più interessante mettere in evidenza è l'indicazione di fondo che l'istituzione del Fondo di solidarietà deve avere, pena il suo totale fallimento, cioè la dimensione educativa di formazione delle coscienze: "Fondamentale è l'intento educativo. La sola elargizione a pioggia di contributi economici, per quanto importante, non porta a nessun cambiamento strutturale: l'obiettivo è fare sì che nelle parrocchie si rifletta sulle cause della crisi economica, sull'importanza dell'etica in ogni campo dell'operare umano, anche nell'economia, e sulla necessità di stili di vita basati sui valori da tutelare e promuovere a fondamento della vita sociale: il sostegno alla famiglia, la piena occupazione, la solidarietà con i più deboli".

Questo percorso educativo si snoda su due piani complementari: l'educazione alla solidarietà umana e l'educazione alla sobrietà.

La solidarietà vera si alimenta solo con una qualità di vita che non si basa solo sulle cose che hanno valore di utilità economica, ma sulle relazioni umane come veri beni essenziali della vita, perché la persona umana è relazione, apertura all'altro, vive e si sviluppa di relazioni.

La sobrietà è educazione a scegliere le cose fondamentali e necessarie per la dignità umana, scartando quelle che sono superflue e che spesso sono semplicemente indotte da persuasori occulti che generano bisogni fittizi, ci condizionano e ci rendono sempre di più solo "clienti" e "consumatori". Non c'è dubbio: vi è una grande povertà relazionale, antropologica, prima ancora che economica, da recuperare.

Mons. Caprioli si pone la domanda fondamentale di quale immagine di Chiesa vogliamo dare testimonianza, come singoli e come comunità, e pone in risalto la centralità dell'aspetto educativo, perché i singoli cristiani, le parrocchie e l'intera diocesi potranno creare momenti di effettivo coinvolgimento di tutte le persone di buona volontà soltanto e unicamente cambiando il proprio cuore, la propria mente e le proprie coscienze:

"Soltanto su questo fondo educativo potranno essere indicati i criteri utili alla individuazione di quelle iniziative di carattere economico che la Chiesa, insieme alla società civile, sapranno avviare nei confronti della attuale crisi di valori e di fiducia. Di fronte alle difficoltà che sperimentiamo e che si prospettano c'è bisogno di una nuova primavera sociale da far fiorire, perché insieme, solo insieme, è possibile affrontare le difficoltà del momento".

Una crisi globale che, forse, può rivelarsi una grande opportunità di cambiamento per tutti, per diventare uomini più autentici, più attenti a se stessi e agli altri, abitanti più responsabili di questo comune mondo.

Antonio Romano

22/05/09

 
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