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POGGIANDO IL CAPO SUL CUORE DEL MAESTRO [*]


In due articoli pubblicati in questo sito web, ho messo in evidenza una grave malattia che colpisce la nostra Chiesa. Si tratta dell'inutile moltiplicarsi di incontri e riunioni che costituiscono solo un autenticoSan Bernardo di Chiaravalle spreco di tempo e di denaro.

Con più precisione, avevo sottolineato che "una delle malattie di cui soffre la Chiesa è quella della 'riunionite'. Ci entusiasma riempire l'agenda di appuntamenti, di riunioni, di incontri... per parlare, dibattere, proporre, discutere, progettare, organizzare e definire". E in un altro articolo avevo affermato: "Si deve discernere quando le riunioni e gli incontri sono veramente necessari. Infatti, spesso si realizzano per non dire niente. Si parla solo di come organizzarli e tutta la vita si trasforma in una burocrazia che amministra il nulla. In questa maniera viene a mancare il contenuto di un'autentica evangelizzazione".

San Bernardo e Benedetto XVI

Ritorno sull'argomento dopo aver letto e meditato la stupenda allocuzione di Benedetto XVI durante l'Udienza Generale di mercoledì 21 ottobre 2009.

Parlando di san Bernardo di Chiaravalle, al termine del suo discorso il Santo Padre afferma: "A volte si pretende di risolvere le questioni fondamentali su Dio, sull'uomo e sul mondo con le sole forze della ragione. San Bernardo, invece, solidamente fondato sulla Bibbia e sui Padri della Chiesa, ci ricorda che senza una profonda fede in Dio, alimentata dalla preghiera e dalla contemplazione, da un intimo rapporto con il Signore, le nostre riflessioni sui misteri divini rischiano di diventare un vano esercizio intellettuale, e perdono la loro credibilità. La teologia rinvia alla scienza dei santi, alla loro intuizione dei misteri del Dio vivente, alla loro sapienza, dono dello Spirito Santo, che diventano punto di riferimento del pensiero teologico. Insieme a Bernardo di Chiaravalle, anche noi dobbiamo riconoscere che l'uomo cerca meglio e trova più facilmente Dio con la preghiera che con la discussione. Alla fine, la figura più vera del teologo e di ogni evangelizzatore rimane quella dell'apostolo Giovanni, che ha poggiato il suo capo sul cuore del Maestro".

Bere al proprio pozzo

Delineare la vita e l'opera di san Bernardo in poche righe è del tutto impossibile.

Cercherò soltanto di sottolineare alcuni dei temi presenti nel suo pensiero. Chiaramente, prima di tutto si dovrebbe parlare del contesto storico nel quale Bernardo ha vissuto ed agito. Tralascio tutto questo e indico solo alcune tracce di approfondimento, sfogliando velocemente i vari volumi delle opere di Bernardo.

Per Bernardo, "non è sapiente chi non sa esserlo per se stesso. L'autentico sapiente userà la sapienza a proprio beneficio, e berrà per primo alla fonte del suo pozzo. Da te allora cominci la tua considerazione: e non soltanto cominci, ma ancora in te si concluda" (Trattato sulla considerazione a Eugenio Papa, II, 3, 6).

Con il linguaggio del filosofo Heidegger possiamo dire che il linguaggio autentico è quello che si svolge in prima persona (Io) e non in terza (si dice, si fa...). Quest'ultimo si chiama linguaggio anonimo, linguaggio che parla per sentito dire e senza esperienza.

Non diventeremo mai sapienti fino a quando non cominceremo a scavare ognuno il proprio pozzo, ognuno a dare il contributo della propria acqua. Non si può vivere sempre elemosinando l'acqua degli altri, come pigri e oziosi che rifiutano il lavoro di scavare il proprio pozzo.

Nel libro dei Proverbi, il Signore dice: "Bevi l'acqua della tua cisterna e quella che zampilla dal tuo pozzo, perché non si effondano al di fuori le tue sorgenti e nelle piazze i tuoi ruscelli" (Pr 5, 15-16).

Questa acqua rigeneratrice la troviamo in noi a condizione di credere e affidarci nelle mani di Colui che ci dice: "Chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna" (Gv 4, 14). Quest'acqua, per chi crede, non sarà più acqua le cui sorgenti scorrono al di fuori, acqua di ruscelli che stanno nelle pubbliche piazze.

Bere l'acqua del proprio pozzo vuol dunque dire non essere più persone aride, deserto ove non sorge nulla, esseri che vivono solo a causa di forze esterne. Ma vuol dire, al contrario, diventare protagonisti d'una storia, persone che hanno vita propria, persone che sviluppano al massimo grado la loro libertà.

L'esperienza della parola

Per Bernardo l'esperienza conta più di tutti i ragionamenti, tutta la valanga di parole che nascondono il vuoto d'un qualcosa che non si è mai vissuto. Per lui le intuizioni dell'amore ispirano più sicurezza di tanti ragionamenti. La parola deve dipendere sempre da una esperienza. Si tratta innanzitutto di sentire, vedere, gustare. La Sacra Scrittura non è luogo dove andiamo a trovare risposta ai nostri problemi, ma prima di tutto il giardino ove l'anima incontra lo Sposo al fine di udire il suono della sua voce e respirare la fragranza dei suoi profumi. Dio lo si conosce e lo si afferma innanzitutto con l'amore. Dio si rivela e rivela il profondo del suo cuore non a chi cerca d'impadronirsi dei suoi segreti per arricchirsi, ma a chi lo ama.

Il punto di partenza di tutta la riflessione di Bernardo è la pratica della considerazione di se stessi. Tutto comincia con l'esame attento dell'Io e termina nella stessa maniera. Conoscere tutti i segreti dell'universo e non conoscere se stesso, vuol dire somigliare a un costruttore che vuole edificare senza fondamenta.

Scrive nel suo Trattato sulla considerazione a Eugenio Papa: "La tua considerazione deve dunque cominciare da te, perché non avvenga che, trascurando te stesso, tu finisca per disperderti in altre cose. Che cosa vale guadagnar tutto il mondo, se perdi proprio te stesso? E se tu fossi sapiente, ma non per il tuo bene, te ne mancherebbe ancora di sapienza. Quanta? Per quanto ne so, direi tutta. Quand'anche tu conoscessi tutti i misteri - la vastità della terra, l'altezza del cielo, la profondità del mare -, se non conoscessi te stesso, saresti simile a uno che costruisce un edificio senza gettare le fondamenta: costui non innalzerebbe muri, ma accumulerebbe macerie. Tutto quello che costruirai fuori di te sarà come un mucchio di polvere esposto ai venti. Pertanto non è sapiente chi non sa esserlo per se stesso" (II, 3, 6).

Per l'Abate di Chiaravalle, il cammino che conduce alla verità è Cristo e il grande insegnamento di Gesù è l'umiltà.

Per lui tutta la filosofia consiste nel conoscere Gesù, e Gesù crocifisso. Il filosofo per eccellenza, e la filosofia stessa, è Cristo.

Punto di partenza dell'esperienza religiosa è il sentimento d'uno squilibrio interiore. Bernardo, facendo eco a san Paolo (cfr. Rm 7, 14-25), mostra l'uomo che sperimenta in sé il duro conflitto di due leggi antagoniste: la legge della carne e la legge dello Spirito. Questa esperienza non è assolutamente segno di mancanza di vocazione. Quando scopriamo in noi, e sarà fino alla morte, che la legge dello Spirito convive con la legge della carne, dobbiamo ricordare che questa fu l'esperienza di tutti i santi e che nel combattimento noi potremo vincere. Questa frattura interiore è il segno evidente del peccato originale che rompe l'unità originaria stabilita da Dio.

Parlare serenamente dell'esperienza di deserto che si attraversa, ricordarsi della propria fragilità, della propria debolezza, l'umile confessione di quello che si è, pongono le basi della vittoria e ci rendono ancora più belli agli occhi dello Sposo. Fare questo, è essere nella linea di tutta la teologia di Bernardo. E tuttavia molti, pur avendolo studiato, con la loro chiusura, il loro mutismo superbo, hanno messo le basi della loro morte spirituale. L'umiltà, per Bernardo, è il primo passo del cammino.

Ma "bere l'acqua del proprio pozzo", "conoscere se stesso", vuol dire anche leggere quello che è scritto nel proprio cuore: la dignità, la libertà, la coscienza di quali dignità e libertà ci sono date, il desiderio di conoscere Colui dal quale esse provengono.

L'antropologia di Bernardo

Per colui che fu chiamato l'"ultimo dei Padri" della Chiesa, con il peccato originale l'uomo ha conservato la libertà di scelta, ma ha perso la libertà di aderire alla Verità, al Bene, al Bello. L'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, ha perduto la somiglianza (libertà di fare il bene), ma ha conservato l'immagine (libertà di scegliere).

Ora è per questo che vive nel suo cuore il sentimento di una lotta e di uno squilibrio interiore. E per questo è chiamato al combattimento. Il ritorno avverrà nell'amore, poiché l'amore trasforma il servo-mercenario in figlio. La carità scaccerà il proprio egoismo e renderà il Figlio simile al Padre. Luogo privilegiato per questo combattimento è la comunità. Per Bernardo è la comunità che forma la sposa.

Bernardo è per eccellenza un mistico dell'amore nuziale: Cristo è lo Sposo. L'anima fedele è la sposa. Ma in questa mistica nuziale, in questa intima unione, non v'è nessun sapore d'intimismo, d'individualismo che scaccia gli altri. Senza la comunità monastica non si arriva a incontrare lo Sposo. Chi pensa di poter arrivare senza questa scuola, arriva solo per sentire tutto il disprezzo ed il vomito dello Sposo. E anche dopo, chi non vive il dono ricevuto, ma lo trattiene in sé senza comunicarlo nella gioia, nell'entusiasmo e nelle opere, alla comunità monastica e ai più piccoli e poveri che attendono, sarà inesorabilmente scacciato dal cuore dello Sposo.

Il commentario al Cantico dei Cantici costituisce il cuore della mistica sponsale di Bernardo. Nel SermoneCantico dei Cantici 46, commentando il versetto "il nostro talamo è fiorito", l'Abate di Chiaravalle indica nelle buone opere e nell'esercizio delle virtù i fiori con cui la sposa deve coprire il letto nuziale. Si rimane colpiti dall'importanza che Bernardo attribuisce alla vita comunitaria. Non v'è nella mistica nuziale di Bernardo nessun sapore d'individualismo intimista. È la comunità che forma la sposa. La carità fraterna è, per Bernardo, la migliore garanzia d'una vocazione autentica all'unione più alta con Dio.

Una comunità, alla scuola di Bernardo, vuole continuare a essere "scuola di carità". Non debbono entrare, anzi debbono uscire, tutti coloro, senza distinzione di razza, di sesso, di età, di titolo di studio..., che rifiutano di lasciarsi formare nella vita comunitaria. Chi pensa e agisce in maniera tale da voler incontrare lo Sposo senza lasciarsi preparare dalla comunità, perché la disprezza ritenendola incapace di comprenderlo e aiutarlo, deve andarsene. A maggior ragione se non capisce il perché. Vuol dire che la superbia l'ha accecato e reso sordo e ogni parola in più sarebbe tempo perso.

Emilio Grasso



[*] Va tenuto presente che questo articolo è una traduzione dallo spagnolo, ed è stato scritto nel contesto del Paraguay.

16/01/2010
 

 
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