QUEL PANE DISCESO DAL CIELO
Eucaristia, sacramento della meraviglia
Senza Eucaristia non esiste la vita cristiana. La Chiesa - afferma l'enciclica Ecclesia de Eucharistia - vive del Cristo eucaristico, da Lui è nutrita e illuminata. Questa verità è stata profondamente illustrata dall'omelia di Emilio ai fedeli di Ypacaraí nella solennità del Corpus Domini, che presentiamo in alcuni orientamenti essenziali.
Tra la Chiesa e l'Eucaristia c'è un intimo rapporto di causalità la cui consapevolezza faceva dire a de Lubac: "La Chiesa fa l'Eucaristia e l'Eucaristia fa la Chiesa".
Se è vero che la Chiesa celebra l'Eucaristia, infatti, è anche vero che l'Eucaristia costruisce la Chiesa, la cui natura si manifesta in maniera eminente non nella sua organizzazione gerarchica, nel suo insegnamento dottrinale, nel suo impegno sociale o caritativo, per quanto fondamentali siano tali attività, ma nella celebrazione dell'Eucaristia.
La nostra offerta
La Chiesa non è un'associazione qualunque di persone, ma un'assemblea convocata da Cristo stesso, è il popolo di Dio, non un qualsiasi popolo, ma un popolo chiamato dal Signore.
Tutte le sue attività trovano la loro fonte e il loro compimento nell'Eucaristia. Quel pane disceso dal cielo è il sacramento per eccellenza, vale a dire Cristo che si offre a noi in alimento che ci nutre per la vita eterna. Si tratta non semplicemente di amare la vita, ma di aspirare alla vita eterna e, a tal fine, di costruire coerentemente la nostra esistenza terrena cui una qualsiasi malattia, un qualsiasi incidente, un qualsiasi virus può mettere in qualsiasi momento la parola fine.
Il pane e il vino sull'altare si trasformano in Corpo e Sangue di Cristo per la forza dello Spirito che agisce nel momento in cui il sacerdote pronuncia le parole dell'Ultima Cena. Se rifiutiamo di porre sull'altare una briciola di pane e una goccia di vino, frutto del lavoro delle nostre mani, della nostra intelligenza, della nostra volontà, non possiamo ricevere il Corpo e il Sangue del Signore.
L'Eucaristia è il pane disceso dal cielo che richiede la nostra offerta, la nostra partecipazione, il frutto della terra e del lavoro delle mani dell'uomo.
"Grande e grato stupore"
Nel deserto, luogo della prova per il popolo d'Israele, Dio fa scendere la manna dal cielo per sfamarlo, (cfr. Es 16), prefigurando in questo modo il pane eucaristico destinato a nutrire il suo popolo per la vita eterna.
La manna, nel suo stesso significato[1] è l'alimento della meraviglia; mediante essa, l'uomo deve comprendere che non vive di solo pane e che la vita non è solo una serie di bisogni materiali da soddisfare, ma desiderio di amore, di felicità eterna, del volto di Dio.
La manna nel deserto doveva essere raccolta di nuovo ogni giorno; anche noi, quotidianamente, dobbiamo nutrirci del pane di vita. Il cristiano trova nell'Eucaristia la manna d'ogni giorno, l'invito alla sua relazione quotidiana a Dio che non può essere vissuta solo una volta l'anno o in occasione di eventi particolari. Il pane eucaristico è anche un richiamo alla quotidianità dell'impegno, della conversione, del combattimento, alla fedeltà nelle situazioni ordinarie dell'esistenza.
Davanti all'Eucaristia, come davanti alla manna, esprimiamo la meraviglia per il dono inatteso, dono per eccellenza in quanto offerta della persona stessa del Signore.
Essa, afferma il Beato Giovanni Paolo II, suscita "sentimenti di grande e grato stupore", rendendo presente in tutti i secoli l'evento pasquale, in ogni Messa, in ogni luogo e in ogni tempo, per mezzo di qualunque ministro celebrante, autorevole o umile, santo o peccatore.
Nel dono eucaristico il Signore ha consegnato alla Chiesa l'attualizzazione perenne del suo mistero pasquale, istituendo una misteriosa "contemporaneità" tra quel mistero e lo scorrere di tutti i secoli. Anche noi diventiamo contemporanei di quell'evento, con la nostra offerta del pane e del vino.
Nell'Eucaristia, la salvezza non rimane confinata nel passato, perché tutto ciò che è Cristo, tutto ciò che egli ha compiuto e sofferto per gli uomini, partecipa dell'eternità divina e perciò abbraccia tutti i tempi (cfr. Ecclesia de Eucharistia, 5.11).
L'Eucaristia è l'unico pane per tutti i fedeli, lo stesso Cristo su tutti gli altari del mondo, oggi, ieri e domani. Partecipando di quest'unico pane, diventiamo un solo Corpo (cfr. 1Cor 10, 17), vincolati a costruire una comunità d'amore, ad impegnarci nell'accoglienza dell'altro, nel perdono, nella riconciliazione.
Questa unità profonda del popolo di Dio non è creata dagli accordi tra i fedeli, né discende dall'autorità gerarchica; essa è dono e scaturisce dal di dentro, dalla comune partecipazione al Corpo e Sangue del Signore, dal nutrirci di quel pane disceso dal cielo che suscita il nostro stupore e fa della Chiesa un organismo eucaristico e una comunione.
(A cura di Silvia Recchi)
[1] Il nome manna è fatto derivare, nel testo ebraico, dall'interrogativo man hû, "che cosa è?", affiorato sulla bocca degli Israeliti la prima volta che la videro.
07/07/2011
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