Italiano Español Nederlands Français
Home arrow Approfondimenti arrow Rapporto 2018 sulla libertà religiosa nel mondo. Dall’India la peggior sorpresa
Advertisement
Stampa Segnala a un amico


Approfondimenti




RAPPORTO 2018 SULLA LIBERTÀ RELIGIOSA NEL MONDO. DALL'INDIA LA PEGGIOR SORPRESA
 


     

Nelle quasi 900 pagine del suo ultimo rapporto sulla libertà religiosa nel mondo, reso pubblico nei giorni scorsi, la fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre ha certificato un generale aggravamento della mancanza di libertà.

Rispetto al 2016, anno del precedente rapporto, in ben 17 dei 38 Stati classificati di "persecuzione" o di "discriminazione" la situazione è decisamente peggiorata. E vi sono tra questi alcuni dei paesi più popolosi del mondo: Cina, India, Indonesia, Pakistan, Russia, Nigeria... Col risultato che quasi due terzi della popolazione mondiale, il 61 per cento, vive oggi in paesi in cui la libertà religiosa è sotto attacco.

E tra le fedi, quella cristiana continua a essere la più colpita. Un cristiano su sette vive oggi in un paese classificato di "persecuzione".

Il rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre fornisce della situazione di ogni paese una descrizione precisa, che comincia tracciando il quadro giuridico relativo alla libertà religiosa vigente in quel dato paese e prosegue con una rassegna dei fatti lì accaduti negli ultimi due anni che contraddicono tale libertà.

I 21 paesi classificati di "persecuzione", nei quali la libertà religiosa è più conculcata, sono i seguenti, in ordine alfabetico: Afghanistan, Arabia Saudita, Bangladesh, Cina, Corea del Nord, Eritrea, India, Indonesia, Iraq, Libia, Myanmar, Niger, Nigeria, Pakistan, Palestina, Siria, Somalia, Sudan, Turkmenistan, Uzbekistan, Yemen.

Mentre questi altri sono i 17 paesi classificati di "discriminazione", cioè di oppressione della libertà religiosa un gradino sotto la precedente: Algeria, Azerbaigian, Bhutan, Brunei, Egitto, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Laos, Maldive, Mauritania, Qatar, Russia, Tagikistan, Turchia, Ucraina, Vietnam.

Ebbene, dei 38 Stati dei due elenchi, quelli in cui il rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre ha registrato negli ultimi due anni un aggravamento degli attacchi alla libertà religiosa sono: Brunei, Cina, India, Indonesia, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Libia, Maldive, Mauritania, Myanmar, Niger, Pakistan, Somalia, Tagikistan, Turchia, Yemen.

Ai quali si legge nel rapporto sarebbero da aggiungere, per il motivo che lì la mancanza di libertà religiosa "è già così grave da non poter peggiorare", questi altri cinque paesi: Afghanistan, Arabia Saudita, Corea del Nord, Eritrea, Nigeria.

Sono solo due i paesi in cui il rapporto ha registrato un relativo "miglioramento" rispetto ai precedenti standard: l'Iraq e la Siria. Che comunque restano tuttora tra i paesi classificati di "persecuzione".

In Iraq, in particolare, è un buon segno il ritorno nelle loro case, a Mosul e nella piana di Ninive, di decine di migliaia di cristiani in precedenza fuggiti sotto gli attacchi dello Stato Islamico. Molte delle loro case sono state ricostruite proprio grazie ad Aiuto alla Chiesa che Soffre. Ma ad alcuni è anche accaduto di ritrovare le proprie case occupate da estranei, con falsi titoli di proprietà.

Il guaio è fa notare il rapporto che tutte queste sofferenze delle comunità di fede sono largamente trascurate dai governi e dai media occidentali, ove "la libertà religiosa scivola in basso nelle classifiche dei diritti umani, eclissata da questioni come gender, sessualità e razza". Il caso in Pakistan della cristiana Asia Bibi, assolta dalla pena capitale per blasfemia dopo nove anni di prigione ma tuttora in pericolo di vita con la sua famiglia al pari di tanti cristiani di quel paese, minacciati da folle fanatiche musulmane, è anch'esso avvolto da questa generale "indifferenza", nell'attesa che qualche paese le dia asilo.

Volendo cogliere, tra tutti i paesi esaminati nel rapporto, i maggiori elementi di novità, certamente colpisce il caso della Cina, con la quale il Vaticano ha firmato un accordo proprio mentre là si registra una recrudescenza dell'ostilità nei confronti di tutte le fedi, non solo la cristiana cattolica, con regolamenti ancor più restrittivi, con distruzioni di luoghi di culto e con "almeno 100 mila musulmani detenuti a tempo indefinito in campi sovraffollati di rieducazione".

Ma la sorpresa maggiore che riserva il rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre riguarda il secondo paese al mondo per popolazione, l'India.

A detta del pool internazionale di analisti che ha redatto il rapporto del 2018, infatti, è proprio l'India il paese in cui si è registrata la più forte variazione in peggio rispetto ai precedenti standard, già molto negativi.

Nella cosiddetta "più grande democrazia del mondo" non c'è una religione di Stato. Ma da quando l'ultimo censimento ha registrato un calo del numero degli induisti, si è fortemente accentuata, per reazione, l'ostilità verso le minoranze musulmane e cristiane, con l'entrata in vigore in un numero crescente di Stati della federazione di leggi punitive delle conversioni a religioni diverse dall'induista.

L'avvento al potere nel 2017 del Bharatiya Janata Party, d'impronta fortemente nazionalista e che identifica l'essere indiano con l'essere induista, ha incoraggiato il dilagare delle aggressioni contro le altre religioni da parte di estremisti indù, molto spesso con l'acquiescenza delle forze di sicurezza.

Secondo il Persecution Relief, un forum ecumenico che studia la persecuzione anticristiana, nel 2017 sono stati registrati 736 attacchi, spesso mortali, in netto aumento rispetto ai 348 dell'anno precedente. Il pretesto delle aggressioni è talora dato dal consumo di carne bovina, in violazione, a detta degli estremisti indù, delle regole che proteggono le vacche sacre.

E tutto questo nell'indifferenza del mondo occidentale, dove continua a valere l'idea che induismo sia sinonimo di pacifismo.

Sandro Magister


© Il Sismografo (Settimo Cielo) - 25 novembre 2018
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it





27/11/2018
 
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis