Tra i luoghi comuni che si utilizzano oggi, molte volte senza conoscerne l'origine, il significato e il senso, figura la parola "inculturazione".
Il termine inculturazione non può essere definito con una formula semplice. Si trova al confine tra la teologia e l'antropologia, e ha bisogno d'un continuo sforzo di chiarificazione terminologica.
Restaurare il volto sfigurato del mondo
Nell'enciclica Redemptoris missio, Giovanni Paolo II ricorda che l'inculturazione ha una duplice dimensione che comporta un carattere bipolare:
ü da una parte abbiamo "l'intima trasformazione degli autentici valori culturali mediante l'integrazione nel cristianesimo";
ü dall'altra "il radicamento del cristianesimo nelle varie culture".
Nel Documento di Aparecida, il tema dell'inculturazione è messo in rilievo: "Con l'inculturazione
della fede, la Chiesa si arricchisce di espressioni e di valori nuovi, con i quali manifesta e celebra, sempre più universalmente, il mistero di Cristo; riesce a unire sempre meglio la fede con la vita, contribuendo così a una cattolicità più piena, non solo in senso geografico, ma anche culturale" (n. 479).
"L'inculturazione del Vangelo - si era detto nel Documento di Santo Domingo - è un imperativo della sequela di Gesù ed è necessaria per restaurare il volto sfigurato del mondo" (n. 13).
Il fatto che il processo d'inculturazione si sviluppi attraverso continui contatti culturali (processo di acculturazione) ha fatto nascere il nuovo termine d'interculturalità. "Le varie culture - scrive il Card. Ratzinger - non vivono solo la loro propria esperienza di Dio, del mondo e dell'uomo, ma lungo il loro cammino si incontrano inevitabilmente con altri soggetti culturali e si debbono confrontare con le altrui differenti esperienze. Così, a seconda della chiusura o dell'apertura, a seconda della ristrettezza o della larghezza di un soggetto culturale, si giunge all'approfondimento e alla purificazione delle proprie conoscenze e valutazioni. Ciò può portare a una trasformazione profonda della forma di cultura vigente, cosa che non deve però equivalere a oppressione o alienazione. Una eventuale trasformazione positiva dipende dalla potenziale universalità di tutte le culture, che si concretizza nell'accoglienza di ciò che è altrui e nel cambiamento di ciò che è proprio. Un processo del genere può portare addirittura a far sì che vengano a galla quei taciti allontanamenti dell'uomo dalla verità e da se stesso che si celano in una cultura. ... Solo se si tengono ferme la potenziale universalità di tutte le culture e la loro reciproca apertura, l'interculturalità può portare a nuove forme feconde".
L'inculturazione nel mistero della Redenzione
La vita nuova nell'originalità radicale del Vangelo comporta anche delle rotture rispetto ai costumi ed alla cultura di qualunque popolo della terra, poiché il Vangelo non è mai un prodotto interno di un determinato paese, ma viene sempre da fuori, viene dall'Alto.
Ogni cultura contiene in sé valori e anti-valori. Attraverso il mistero pasquale, kenosi di Gesù e di ciascuno dei suoi discepoli, la Chiesa purifica dal peccato gli autentici valori umani e li restituisce al loro pieno significato.
La bipolarità del processo d'inculturazione, se da un lato permette alla Chiesa d'assumere tutti gli autentici valori umani purificati, dall'altro, grazie all'effusione e all'azione dello Spirito, permette a tutti i popoli della terra di vivere una nuova Pentecoste, professando nella propria
lingua l'unica fede in Gesù Cristo e proclamando le meraviglie che il Signore ha operato per loro.
Il rapporto tra particolare e universale costituisce il fondamento ecclesiologico dell'inculturazione, poiché l'universalità non è uniformità ma comunione di differenze compatibili con il Vangelo.
Il processo d'inculturazione si realizza pertanto nella morte delle culture, sia quelle nel cui terreno il seme evangelico è gettato, sia quelle di origine. Questo stesso processo si compie nella loro resurrezione che non è la semplice rianimazione d'un cadavere, il semplice ritorno allo stato precedente. Cammina nell'ascensione delle culture, che è un andare oltre le culture d'origine e creazione di una nuova cultura, che non è sincretismo o sovrapposizione, ma novità nella quale ognuno può ritrovarsi perché è sempre nuova e pur sempre antica.
Infine il processo d'inculturazione è nuova Pentecoste che si sparge su tutti i popoli della terra, dove ognuno professa nella sua lingua l'unica fede in Gesù Cristo e proclama le meraviglie che il Signore ha operato nel suo popolo.
Il giorno di Pentecoste ha inaugurato - secondo le parole di Paolo VI - "la civiltà dell'amore e della pace".
A questo tende il processo d'inculturazione della fede. Questa è la sublime vocazione che ogni Chiesa locale è chiamata a condividere con la Chiesa universale: "Realizzare, in se stessa prima di tutto, l'unità del genere umano al di là delle differenze etniche, culturali, nazionali, sociali e di altro genere, al fine di mostrare proprio la caducità di queste differenze, abolite dalla croce di Cristo".
Il ruolo della Cattedra di Pietro nel processo d'inculturazione
Il processo d'inculturazione della fede non interessa solo le diverse Chiese locali, ma sta a cuore a tutta la Chiesa universale.
Senza utilizzare la parola inculturazione, la Costituzione dogmatica Lumen gentium ha fondato teologicamente questo concetto, come apertura di ogni particolare all'universale e come
capacità di reciproco arricchimento.
In effetti, è scritto nella Lumen gentium: "In virtù di questa cattolicità le singole parti offrono i propri doni alle altre e alla Chiesa intera, così che il tutto e le singole parti traggano vantaggio dalla reciproca comunicazione di tutti e dal tendere in unità verso la pienezza. Ne consegue che il popolo di Dio non soltanto si raccoglie da popoli diversi, ma al suo stesso interno si compone di ordini diversi. ... Per la stessa ragione nella comunione ecclesiale esistono legittimamente le Chiese particolari, che godono di tradizioni proprie, salvo restando il primato della Cattedra di Pietro che presiede alla comunione universale della carità, garantisce le legittime diversità e insieme vigila perché il particolare non solo non nuoccia all'unità, ma anzi ne sia al servizio" (n. 13).
Ci sembra che si possa concludere che è nel primato della Cattedra di Pietro, che presiede alla carità di tutte le Chiese, che il processo d'inculturazione trova l'accordo della compatibilità tra le differenti forme d'inculturazione del messaggio cristiano e l'ineludibilità del paradosso evangelico.