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Ripensare l'iniziazione cristiana:
urgenza e coraggio del primo annuncio di fede *

A proposito del cammino diocesano a Reggio Emilia-Guastalla


Ripensare costantemente l'iniziazione cristiana nel suo insieme è l'impegno fondamentale assunto dall'Episcopato italiano negli orientamenti pastorali per il primo decennio del duemila[1]. Evangelizzare è compito prioritario per la Chiesa, sua vocazione e identità più profonda, "sta a fondamento di tutto e deve avere il primato su tutto" coinvolgendo tutti i cristiani, le diocesi, le parrocchie, le istituzioni e gli organismi pastorali (cfr. Questa è la nostra fede..., 2).

Comunicare e vivere il Vangelo tra la gente in un mondo che cambia è la questione cruciale della Chiesa in Italia oggi. Una pastorale tesa unicamente alla conservazione della fede e alla cura della comunità cristiana non basta più, è necessaria una vera e propria conversione della pastorale, che annunci nuovamente il Vangelo, ne sostenga la trasmissione di generazione in generazione, vada incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo testimoniando che anche oggi è possibile, bello, buono e giusto vivere l'esistenza umana conformemente al Vangelo e, nel nome del Vangelo, contribuire a rendere nuova l'intera società (cfr. Il volto missionario delle parrocchie..., 1).

Diverse diocesi si sono interrogate su questo impegno irrinunciabile e anche Mons. Adriano Caprioli, Vescovo della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, ha promosso un cammino di ripensamento della pastorale, a partire dalla sua Lettera pastorale 2004-2006: Cristiani non si nasce, ma si diventa.

La riflessione ha toccato il problema dell'ordine in cui debbono essere amministrati i sacramenti dell'iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima ed Eucaristia), l'identità delle comunità cristiane parrocchiali per un'autentica trasmissione della fede e il ruolo della famiglia in relazione all'educazione religiosa dei figli.

Per coordinare questo cammino il Vescovo ha istituito una commissione diocesana, composta da diversi Uffici e Organismi Pastorali competenti, espressione delle varie identità coinvolte nell'iniziazione cristiana: sacerdoti, religiosi, catechisti, genitori e insegnanti di religione. Tra questi anche don Achille Melegari, parroco a Canali (RE) e Direttore dell'Ufficio Catechistico dal 1995, con il quale ci siamo confrontati per una valutazione di questo cammino di rinnovamento.

Il cammino è stato avviato a tre livelli: parrocchiale, vicariale e diocesano, per convergere verso un indirizzo unitario di riflessione e programmazione. A ogni parrocchia è stato distribuito un questionario e sono pervenute alla commissione 140 risposte[2] relative a parrocchie o unità pastorali, equivalenti a oltre 200 delle 317 parrocchie che compongono la diocesi.

Risulta che 3500 sono le persone impegnate nell'ambito dell'iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, di cui 79% donne e 21% uomini. Una grande potenzialità, ma dalle risposte uno dei punti cruciali è che gli stessi catechisti si sentono inadeguati e poco preparati ad affrontare la realtà odierna con i ragazzi e con le stesse famiglie.

È stata evidenziata la necessità di formare nuove figure di accompagnamento che affianchino il sacerdote nell'incontrare i genitori che richiedono il Battesimo per i figli, ma in realtà queste "nuove figure" potranno essere persone diverse dagli stessi catechisti? Gli incontri vicariali hanno rafforzato questo dubbio ed evidenziato diversi nodi problematici.

Una fede "scontata"

Tra questi, la famiglia è quello di maggiore preoccupazione, visto che ben l'80% delle famiglie partecipa scarsamente al cammino religioso dei figli e ha un atteggiamento di delega al sacerdote o ai catechisti. Molti genitori non trasmettono più la fede ai propri figli, sono in sostanza estranei a qualsiasi pratica di vita cristiana e vivono spesso delle situazioni disintegrate non solo a livello cristiano, ma anche sociale. Che fare? Come trasmettere la fede in queste situazioni?

La fede, innanzitutto, - afferma don Achille - la si dà troppo per scontata, si vive la dimensioneDon Achille Melegari, Direttore dell’Ufficio Catechistico e parroco a Canali (RE) dell'Eucaristia in maniera spesso solo individuale, trasformandola in un impegno che coinvolge al massimo per il tempo del rito che si trascorre in chiesa, ma poi non incide per nulla nella vita di ogni giorno. Anche i sacramenti si riducono a sterili momenti le cui parole rituali si convertono in vere e proprie falsità, dal momento che gli impegni espressi non si rispettano. Va ripensato in profondità anche un nuovo rapporto tra liturgia e catechesi, tra catechesi e sacramenti, per evitare di ridurre le parrocchie a semplici "stazioni di servizio fai da te". Oggi, non si ha il coraggio di affermare chiaramente - prosegue don Achille - che non c'è più fede, abbiamo il terrore di dire dei no alla gente e di ricevere dei no dalla gente, per non essere scomodati nel nostro quieto vivere. Manca la parrhesia, quella coraggiosa franchezza che nasce da una fede salda. Fare catechesi significa far maturare la fede che si ha, ma se la fede non c'è, anche le mille attività messe in cantiere nelle parrocchie per aggregare non producono proprio niente. Ci si illude, magari copiando a rimorchio del "mondo", di attirare la gente con delle attività, ma, senza l'annuncio di una Parola che tocca il cuore dell'uomo, alla prima richiesta d'impegno concreto anche i più attivi spariscono dalla comunità parrocchiale.

Il vero nodo è quindi quello dell'annuncio, di una pastorale di primo annuncio rivolto a coloro che pur battezzati debbono ancora essere evangelizzati. Un annuncio credibile, che sappia interpellare i giovani, parlare ai fanciulli, ma anche agli adulti. E se si vuole evangelizzare la famiglia bisogna aver presente che la "famiglia" di oggi è diventata molto virtuale, sia per problemi interni alla coppia e per i ritmi di lavoro, sia per uno stile di vita relativistico e vuoto di valori.

Formazione e Liturgia

L'iniziazione cristiana dei fanciulli potrebbe allora diventare occasione di evangelizzazione con nuove sperimentazioni e nuove figure di animatori-accompagnatori testimoni di fede, ma senza far mancare una formazione adeguata e un cammino nella fedeltà alla centralità della Parola come ascolto e provocazione della risposta di fede. Anche oggi, prima hanno importanza i catechisti e poi i catechismi, anzi prima ancora, contano le comunità ecclesiali, perché quando esse mancano, l'evangelizzazione è assente o sterile[3].

Che fare per riconoscere la comunità cristiana come grembo della fede e riconsegnare alla famiglia la vocazione di trasmissione della fede? Come farla ri-nascere nei genitori e farla nascere nei loro figli? Le proposte sono numerose e varie, tra queste emerge da più parti quella di un coinvolgimento maggiore del laicato nell'evangelizzazione, con famiglie che siano "missionarie" delle famiglie, con giovani che siano "missionari" dei giovani. Vanno individuati i luoghi da cui ripartire per rilanciare una tale evangelizzazione, per ridare l'annuncio. È singolare rilevare che in alcuni interventi dei questionari è stata sottolineata la scarsa efficacia della celebrazione eucaristica domenicale e, quindi, la necessità di valorizzarla di più come momento di predicazione e annuncio, momento forte per la formazione di una comunità cristiana adulta, capace di generare e risvegliare gli adulti alla fede e alla missione.

Le nostre celebrazioni sono anche partecipate, ma in realtà "deboli". Potrebbero, invece, diventare un luogo privilegiato di annuncio: "Perché dunque la pastorale ordinaria non dovrebbe ritrovare il coraggio di gridare al mondo che l'incontro con quella Parola, quel Pane e quel Vino è il riscatto del passato, il senso del presente, la promessa del futuro, la medicina, la guarigione e la liberazione dai mali dello spirito e del corpo?"[4]. Questo interpella in modo serio noi sacerdoti. Rilanciare l'evangelizzazione è un impegno fondamentale, un cammino iniziato che potrebbe forse partire da piccoli gruppi, magari da quell'1% che, nell'ascolto e nella sequela della parola del Signore, s'impegna ad andare verso gli altri.

Antonio Romano


[1] Proprio per esortare nelle diocesi un'adeguata riflessione sul tema, la CEI ha prodotto in questi anni tre importanti documenti: Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti pastorali dell'episcopato italiano per il primo decennio del 2000 (29 giugno 2001); la Nota pastorale Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (30 maggio 2004) e, a cura della Commissione Episcopale della CEI per la dottrina della fede, l'annuncio e la catechesi: Questa è la nostra fede. Nota pastorale sul primo annuncio del Vangelo (15 maggio 2005).
[2] Per questi dati si veda il Dossier Catechesi, supplemento a "Reggio Missioni" n. 2 (2005), curato da don Achille Melegari.
[3] Cfr. Conferenza Episcopale Italiana, Il rinnovamento della catechesi, n. 200.
[4] V. Spicacci, Evangelizzazione, iniziazione cristiana, rinnovamento della pastorale, in "La Civiltà Cattolica" 159/I (2008) 363-375.


* Pubblicato in "Missione Redemptor hominis" n. 85 (2008) 5.

29/11/08

 
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