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Approfondimenti


 

SPECCHI DI UNA MISSIONE

Attualità di Ecclesiam suam ed Evangelii nuntiandi

 

   

Francesco ha chiaramente un rapporto privilegiato con Paolo VI. Conferma e corrobora le intuizioni di Papa Montini facendovi riferimento in modo diretto e illustrandone le conseguenze. Partendo da Gesù evangelizzatore, Papa Francesco sviluppa, come Paolo VI, l'importanza del radicamento in Cristo per lo Spirito. Occorre infondervi autentico fervore e dinamismo: "Un evangelizzatore non dovrebbe avere costantemente una faccia da funerale" (Evangelii gaudium, 10).

Francesco dedica tutto un capitolo di Evangelii gaudium alla predicazione. Non si tratta di parlare di tecniche, ma di situare la predicazione al cuore della missione dell'evangelizzazione. Servono persone che possano testimoniare, poiché la gente "ha sete d'autenticità". L'evangelizzazione è opera di verità personale. Come Paolo VI, che approfondisce i mezzi e le vie dell'evangelizzazione (Evangelii nuntiandi, 40), Francesco insiste sulla necessità della pedagogia, della preparazione della predicazione, che è anch'essa un'attitudine spirituale. Facendo leva sulle parole del suo predecessore, auspica che il linguaggio sia "semplice, chiaro, diretto, adatto" (Evangelii nuntiandi, 43). L'evangelizzazione sarà allora opera di crescita, non solo di formazione dottrinale, ma di pratica del primo comandamento: "Amatevi gli uni gli altri". Vi si aggiungerà una dimensione sociale, elemento indispensabile per entrambi i Papi.

Si pone la questione di capire se i due testi di Paolo VI abbiano mantenuto la loro pertinenza. L'evangelizzazione oggi non si fa più sullo stesso campo di cinquant'anni fa. Molti eventi e molte trasformazioni hanno avuto luogo da allora. A questa ipotetica obiezione risponde però il modo stesso in cui parla Papa Francesco. Egli tratta dell'evangelizzazione negli stessi termini di Paolo VI: annuncio del Vangelo, trasmissione della fede, promozione umana, rifiuto dell'esclusione e della violenza, testimonianza di vita.

L'affinità tra i due Papi si osserva anche in riferimento alla loro critica della società dei consumi, punta estrema del progresso moderno. Paolo VI parla di "inclinazioni inumane" di un certo umanesimo: "La civiltà dei consumi, l'edonismo elevato a valore supremo, la volontà di potere e di dominio, discriminazioni di ogni tipo" (Evangelii nuntiandi, 55). Si potrebbe pensare a una descrizione del nostro mondo odierno. In Ecclesiam suam manifesta una consapevolezza ancora maggiore del fatto che "l'umanità in questo tempo è in via di grandi trasformazioni, rivolgimenti e sviluppi, che cambiano profondamente non solo le sue esteriori maniere di vivere, ma altresì le sue maniere di pensare" (28).

In questi due testi di Paolo VI, come anche in molti altri, la Chiesa non è alla ricerca della ricetta del successo, né immediato né lontano. Come Cristo, che non si è domandato se aveva successo, ma voleva seguire la volontà del Padre suo, così la Chiesa intende approfondire la sua vocazione, la sua interpretazione e la sua pratica del Vangelo. Per esempio, in un mondo in cui si assiste sempre più a derive fondamentaliste, insiste in ogni circostanza sull'importanza del dialogo: esso viene nominato ovunque dai due Papi. Paolo VI ne fa la chiave della vita ecclesiale in Ecclesiam suam, Francesco ne fa un percorso necessario per raggiungere la verità. Lo propone in particolare in Evangelii gaudium per costruire la pace, attraverso il dialogo tra fede e ragione, il dialogo ecumenico, il dialogo interreligioso, il dialogo sociale.

La linea del dialogo, base del concilio Vaticano II, è quindi fondamentale per la Chiesa. È un approccio alla persona umana, un modo di rendersi prossimi e di donarsi all'altro.

Da gesuita, Papa Francesco pratica ciò che chiamiamo "discernimento", un modo di conoscere la volontà di Dio secondo la comprensione che si ha dei movimenti dello Spirito santo dentro di sé. Lo ha evocato molte volte nelle sue omelie. L'ha menzionato nella sua intervista a "La Civiltà Cattolica" nel novembre 2014 come un metodo d'azione.

In Evangelii gaudium approfondisce a lungo ciò che dev'essere l'ascolto del popolo (154). Il predicatore, l'evangelizzatore dev'essere "un contemplativo della Parola e anche un contemplativo del popolo". Dovrà esercitare "un discernimento evangelico". Lo stesso atteggiamento di ascolto e di discernimento è proprio di Paolo VI. Egli riprende la lettura dei segni dei tempi come elemento indispensabile per un "aggiornamento" (Ecclesiam suam, 52) e un rinnovamento dell'azione della Chiesa. Come Paolo VI (Ecclesiam suam, 54, 55 e 56), Francesco esorta alla conversione e allo spirito di povertà e di carità. Paolo VI ne fa una delle chiavi del rinnovamento nella Chiesa e chiede a tutti i vescovi del concilio, a cui si rivolge nel 1963, di dargli idee per praticare meglio la povertà e la carità. Sono le chiavi del Vangelo stesso, il cuore dell'invito di Cristo. Il cristiano deve poterlo comprendere, ma è necessario che cambi atteggiamento, abbandoni la logica del mondo e si converta.

Il punto di arrivo di questo lungo percorso è la gioia, la gioia del Vangelo per Paolo VI come per Francesco. Il Papa argentino precisa ancora alcuni elementi di questa gioia cristiana: essa è legata alla semplicità biblica, alla povertà evangelica. La sua profondità è funzione della spoliazione del credente e della sua capacità di custodire un cuore generoso e semplice. È inoltre contagiosa: i Magi, gli apostoli, le donne che scoprono la risurrezione corrono ad annunciare la buona novella. È infine la fonte dell'energia del cristiano, poiché è la gioia che gli indica la via da seguire, contrariamente ai segni cupi e tristi dello spirito malvagio.

Pierre De Charentenay


© L'Osservatore Romano - 30 luglio 2018
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it



03/08/2018

 
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