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SULL'ESISTENZA DEL MONDO ANGELICO



 

L'11 marzo 2003, in un tragico incidente d'auto, moriva Rita Meridiani.

 Rita fu una delle primissime giovani che partecipò alla nostra esperienza, all'inizio nella parrocchia San Giuseppe Artigiano (Roma) e, poi, andando a vivere al Borghetto Alessandrino, baraccata tra i baraccati.

Nell'omelia che tenni nel giorno della sua sepoltura, dissi tra l'altro:

"Io amo Rita. Rita mi ama. La sua fede è semplice, è pura. Lei crede negli angeli, prega gli angeli. E questo è bello, perché la sua fede è una totalità che non si può vivisezionare.

Gli angeli oggi non sono di moda. Ma qui in Borgata, Rita la chiamano tutti l'angelo.

‘Or je le dis, dit Dieu, je ne connais rien d'aussi beau dans tout le monde. Qu'un petit enfant qui s'endort en faisant sa prière. Sous l'aile de son ange gardien. Et qui rit aux anges en commençant de s'endormir'. ‘Sì, io lo dico - dice Dio - non conosco nulla di tanto bello al mondo quanto un piccolo bambino che si addormenta dicendo la sua preghiera. Sotto l'ala del suo angelo custode. E che ride agli angeli mentre si addormenta' (C. Peguy, Le mystère des saints innocents)".

Oggi, a distanza di otto anni, amo ricordare Rita pubblicando questa breve recensione che scrissi a proposito dell'esistenza del mondo angelico, mentre Rita, su una scrivania accanto alla mia nella Biblioteca dell'Università Gregoriana, completava la sua tesi di dottorato sugli anni giovanili di Giorgio La Pira, il sindaco santo di Firenze, un uomo che contemplava il mondo angelico, essendosi formato alla scuola del Dottore Angelico.

Oggi, in uno stesso sguardo, contemplo in silenzio il colloquio celestiale tra Rita e La Pira, mentre gli angeli del cielo cantano la gloria a Dio nel più alto dei cieli e l'annunzio di pace sulla terra agli uomini che Egli ama.


Emilio
 


************
 

Il libro di Herbert Haag La liquidazione del Diavolo?[1] uscì in edizione italiana nel 1970. Al contrario dell'originale edizione tedesca e delle traduzioni spagnole, francese e neerlandese, il titolo, solo nell'edizione italiana, porta il punto interrogativo, come per porre sotto domanda una questione che, invece, per l'autore è risolta. L'edizione italiana porta stampigliato "con approvazione ecclesiastica".

La posizione di Haag sarà sinteticamente ripresa nel 1971 nel Biblisches Wörterbuch[2] e sviluppata nel 1974 nel libro Teufelsglaube, tradotto in italiano nel 1976 con il titolo La credenza nel diavolo[3].

Ne La credenza nel diavolo, Haag riprende e sviluppa il tema già trattato, mirando a giustificare scientificamente la tesi precedentemente data. Per Haag, che si avvale dell'aiuto di altri collaboratori, né l'Antico né il Nuovo Testamento obbligherebbero a considerare l'esistenza di Satana come oggetto della rivelazione divina. Per Haag sarebbe pertanto necessario liberare il cristiano da questa credenza fondamentalmente pagana.

Adesso va immediatamente sgombrato il campo da due equivoci:

1.    Bisogna evitare di far confusione tra l'affermazione dell'esistenza dei demoni e una fede nei demoni che, per alcuni, potrebbe costituire un sostituto della fede in Dio. E ciò che vale del diavolo vale anche per l'angelo.

Si può soltanto "credere in" Dio. Poiché il "credere in" connota una ricerca, un cammino, un movimento dell'anima, uno slancio personale, finalmente un'adesione, che non potrebbero in alcuna maniera avere il loro termine in una creatura[4]. E "neppure possiamo dire che 'crediamo il diavolo', così come diciamo che 'crediamo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica'. Credere la Chiesa significa che ammettiamo la dottrina cattolica sulla Chiesa, perché Dio l'ha rivelata. Non sembra invece che Dio abbia rivelato l'esistenza e la natura del diavolo"[5].

Il problema, dunque, non concerne una realtà al centro della gerarchia delle verità rivelate. Ma si tratta d'una realtà che sta alla periferia, sullo sfondo, come scenario potremmo dire, del mistero centrale della salvezza.

2.    Anche se tale realtà è periferica, si tratta pur sempre d'una questione che ci indica una presa di posizione metodologica riguardo al problema dogmatico. In questa presa di posizione di Haag riguardo al mondo angelico, noi ritroviamo una precisa presa di posizione metodologica. Dello stesso periodo di La liquidazione del Diavolo? abbiamo un altro libro di Haag: Dottrina biblica della creazione e dottrina ecclesiastica del peccato originale. Per Haag, metodologicamente, o si spiega la Bibbia alla luce del dogma o si spiega, al contrario, il dogma alla luce della Bibbia. E, recensendo questo ultimo libro, Alszeghy notava che Haag, nel tentativo di ridurre all'esegesi il dogma, non tiene conto della vera natura dello sviluppo dogmatico[6]. Questa posizione metodologica appare immediatamente sin dalle prime pagine di La liquidazione del Diavolo? Scrive Haag: "Dobbiamo esaminare anche se queste espressioni bibliche appartengono al corpo vincolante della dottrina, oppure alla concezione del mondo caratteristica del compilatore biblico eHerbert Haag quindi non sono dottrine vincolanti"[7]. Ora, poiché non si tratta qui d'una visione scientifica del mondo, ma d'una realtà in rapporto alla nostra salvezza, la distinzione, tra dottrine vincolanti o no, sembra essere una concezione che tenta non come entrare in comunione più piena con la comunità dei credenti e i suoi pastori, con la Chiesa sin dalle origini, con gli scrittori sacri e il Cristo ma, saltando la mediazione della fede della Chiesa[8], cerca il minimo per non essere eretico.

È posizione questa che mette in pericolo la fede poiché, anziché sforzarsi di entrare nel mondo interiore del Signore e nelle sue persuasioni riguardo il più sicuro cammino verso il Padre, è alla ricerca, con atteggiamento giuridico, del minimo vincolante. Questo atteggiamento giuridico che non aspira a partecipare a come Gesù vede e vive le cose, a lungo andare, isolando asserti e fermandosi solo a ciò che non comporta rotture radicali, stacca dal rispettoso ascolto del Maestro.

Haag riconosce che "il diavolo, considerato autore primo della tentazione e del peccato, ha avuto sempre un ruolo assai importante nella concezione cristiana del mondo. ... È la stessa Sacra Scrittura che ci spinge a questa concezione"[9]. E più oltre: "Satana è colui che istiga l'uomo al peccato per poi consegnarlo all'ira di Dio. Non dimentichiamo però che questa soluzione si è insinuata nell'Antico Testamento solo in seguito, come un espediente per dare una spiegazione in certo qual modo plausibile alla presenza del male nel mondo"[10].

"È fuori di dubbio che nel giudaismo contemporaneo di Gesù dominasse la credenza che il male avesse assunto una forma concreta in un avversario personale di Dio"[11].

Per Haag "l'autore del libro della Sapienza condivide una ingenua opinione quando scrive: 'Per l'invidia del demonio venne nel mondo la morte' (2, 24): perché la causa della morte viene attribuita al peccato di Adamo"[12].

Haag ammette che "questa concezione si è impadronita anche dell'interpretazione cristiana del racconto della tentazione di Gesù. ... Gli Evangelisti hanno invece tentato di esprimere, secondo le categorie mentali della loro epoca, la tentazione e la prova a cui fu sottoposto Gesù. ... Noi ora però comprendiamo meglio che questo non può essere il vero senso del racconto evangelico"[13]. "È stato il cristianesimo che per primo ha fatto lo sbaglio [la sottolineatura è mia] di innalzare a dogma le leggende ebraiche"[14].

Haag opera una sostituzione: "Nel Nuovo Testamento il concetto: 'diavolo' sta semplicemente per quello di 'peccato'. Ovunque leggiamo 'diavolo' o 'Satana' possiamo tranquillamente leggere al loro posto peccato"[15].

Osserva Jean-Pierre Jossua: "Haag tratta i testi con la più grande disinvoltura in vista di persuaderci che gli autori del Nuovo Testamento hanno anch'essi operato il processo di demitologizzazione e che le loro affermazioni non vogliono dire soprattutto quello che hanno l'aria di voler dire..."[16].

In questa contrapposizione fra la comprensione degli Evangelisti riguardo la tentazione di Gesù e la nostra comprensione di uomini maturi sta, mi sembra, il punto centrale della concezione metodologica di Haag.

"Dovendo - come scrive la Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione - la Sacra Scrittura essere letta e interpretata con lo stesso Spirito con il quale fu scritta"[17], ritengo essere a dir poco azzardato qualsiasi procedimento che tenta una comprensione globale del dato scritturistico senza collegarsi alla fede della comunità, all'indicazione del Magistero, alla fede della Chiesa dagli Apostoli a noi. Reputo pericoloso, anche se non formalmente eretico, affermare in maniera attinente alla vita intima di Gesù una persuasione differente da quella degli Evangelisti ("il cristianesimo ha fatto lo sbaglio"), quasi che poi lo Spirito assicurasse l'infallibilità delle nostre esegesi. Si ripropone qui il rapporto tra esegesi, teologia dogmatica, Magistero della Chiesa e comunità dei fedeli. Al di là della questione dell'esistenza del diavolo, è un problema connesso al rapporto con Cristo-Scrittura-Chiesa che si pone.

Haag riconosce che la credenza giudaica nei demoni ha avuto un'eco nel Nuovo Testamento[18]. "Un tale insegnamento sarebbe stato soltanto un ripiego, ed un cattivo ripiego, per spiegare la origine del male"[19]. Fino a che punto, ci si domanda, è lecito insegnare agli autori del Nuovo Testamento quale sarebbe stata la migliore soluzione da dare?

Sappiamo che nel giudaismo del tempo di Gesù è presente, circa l'esistenza degli angeli, anche la tendenza dei sadducei che ne respingevano l'esistenza stessa. Anche senza la presa di posizione in favore dell'esistenza del mondo angelico, le principali verità di fede potrebbero essere credute, ma fino a che punto noi siamo garantiti che, giocando la nostra fede in uno scenario differente da quello del nostro Maestro, riusciremo a vivere la stessa fede? Al fondo il problema non è l'angelo, ma è la fedeltà al cuore e alla mente di chi si ama. La fedeltà alla follia Sua, che, poi, è più saggia della nostra sapienza.

Emilio Grasso


[1] H. Haag, La liquidazione del Diavolo?, Queriniana, Brescia 1970.
[2] H. Haag, Biblisches Wörterbuch, Herderbücherei, Freiburg 1971.
[3] H. Haag, La credenza nel diavolo, Arnoldo Mondadori, Milano 1976.
[4] Cfr. H. de Lubac, Meditazioni sulla Chiesa, Paoline, Milano 1965, 39.
[5] M. Flick, Riflessioni su Satana, oggi, in "Rassegna di Teologia" 1 (1979) 61.
[6] Cfr. Z. Alszeghy, Segnalazione di Herbert Haag, Dottrina biblica della creazione e dottrina ecclesiastica del peccato originale, Queriniana, Brescia 1970, in "La Civiltà Cattolica" 122/3 (1971) 203.
[7] H. Haag, La liquidazione del Diavolo?..., 13.
[8] Anche Semmelroth rimproverava Haag che mancava un'approfondita disamina del Concilio Lateranense IV e del Concilio Vaticano I, cfr. H. Haag, La credenza nel diavolo..., 15.
[9] H. Haag, La liquidazione del Diavolo?..., 35
[10] H. Haag, La liquidazione del Diavolo?..., 40-41.
[11] H. Haag, La liquidazione del Diavolo?..., 36.
[12] H. Haag, La liquidazione del Diavolo?..., 50.
[13] H. Haag, La liquidazione del Diavolo?..., 50.
[14] H. Haag, La credenza nel diavolo..., 53.
[15] H. Haag, La liquidazione del Diavolo?..., 58.
[16] J.-P. Jossua, "L'antico serpente fu precipitato" (Apoc. 12,9), in "Concilium" (it.) 11/3 (1975) 151.
[17] Dei Verbum, 12.
[18] Cfr. H. Haag, La liquidazione del Diavolo?..., 57.
[19] H. Haag, La liquidazione del Diavolo?..., 57.

10/03/2011

 
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