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Approfondimenti



TESTIMONI DELLA VERITÀ

I cristiani perseguitati dal regime nazista

 


 

La calda estate del 1943 fu, settantacinque anni fa, al crocevia della storia: in essa si decisero i destini non soltanto materiali di una guerra fra le più sanguinose di ogni tempo. Un primo colpo era stato inferto alle forze dell'Asse dalla riconquista sovietica, in febbraio, di Stalingrado; un secondo fu il loro abbandono dell'Africa e il successivo sbarco in Sicilia degli alleati in luglio. Seguirà la caduta di Mussolini, in quello stesso mese, e l'occupazione tedesca dell'Italia in settembre a seguito dell'armistizio, con l'inizio della Resistenza.

Quell'anno sarà anche caratterizzato dall'accelerata messa in opera del programma di sterminio degli ebrei, deciso nel dicembre 1942 dalla conferenza dei gerarchi nazisti riunita a Berlino-Wahn. E, con una intensificazione della strage degli innocenti, imprimendo un salto di qualità anche alla storia dello spirito e facendo emergere martiri come da secoli non si assisteva in Europa.

Nel 1943 il perfezionamento della macchina di eliminazione degli israeliti, iniziatasi dieci anni prima in Germania con la politica razziale, si coniugò con direttive esplicite e implicite impartite sin dall'inizio della guerra alle truppe tedesche (non soltanto alle SS, ma spesso anche allo stesso esercito regolare) di ridurre al massimo l'influenza delle fedi cristiane attraverso l'eradicazione dei testimoni, religiosi o laici, contemporaneamente a quella delle classi dirigenti nazionali.

La falciatura dei cristiani si dilatò in modo esponenziale dal 1943: insieme con la stessa Germania ha interessato tutte le nazioni d'Europa invase. Il calendario dei santi e dei beati continua, ogni anno, ad allungarsi con nuovi esempi che trovano a termine il loro puntuale riconoscimento. "Spazzate via la Chiesa in Polonia" era l'ordine di Hitler e della sua cricca: perché i preti facevano parte della classe dirigente, nella rozza ideologia del Terzo Reich, che non poteva concepire come essi strutturalmente fossero integrati con la cultura di un popolo.

Dalle migliaia di sacerdoti, religiosi, suore e laici polacchi assassinati emergono appunto, in quel 1943, esemplari figure come quella del beato don Zygmunt Pisarski, ucciso il 30 gennaio e canonizzato nel 1999 da Giovanni Paolo II con altre 107 vittime della persecuzione dal 1939 al 1945. Fra loro il marianista padre Jerzy Kaszyra, arso vivo il 18 febbraio, come avverrà il 19 luglio a due frati minori conventuali, Herman Karol Stepień e Achille Puchala. Con loro il Papa aveva beatificato Maria Klemenska Staszewska, una orsolina mandata ad Auschwitz per aver soccorso ebrei perseguitati e lì morta, per le privazioni e i maltrattamenti, il 27 luglio.

La strage più efferata coinvolse undici suore bielorusse che, con la superiora Maria Stella del Santissimo Sacramento Mardosevic, soccorrevano i bisognosi, senza distinzione fra civili e partigiani (la Resistenza nei paesi della federazione sovietica fu particolarmente decisa), e che si erano offerte in cambio di un centinaio di contadini: furono fucilate il primo agosto dopo una notte trascorsa in preghiera e Papa Wojtyła le ha beatificate tutte assieme nel 2000.

Ma la Germania dove è cominciato il tributo di sangue dei sacerdoti alla ferocia hitleriana (si può parlare di "primo paese occupato dai nazisti") presenta luminose figure di testimoni, come il canonico della cattedrale di Santa Edvige a Berlino, don Bernhard Lichtenberg: aveva contrastato con coraggio le persecuzioni razziali, condannando pubblicamente nelle sue omelie l'incendio della sinagoga della capitale e il programma governativo di eutanasia, e continuando ad aiutare le vittime del regime, sino al giorno dell'arresto, della prigionia, dell'invio a Dachau, morendo il 5 novembre era anziano e malato durante il viaggio.

Anche i martiri di Lubecca sono un esempio di Germania resistente nello spirito: i tre parroci Johannes Prassek, Hermann Lange ed Eduard Mueller, insieme con il pastore protestante Karl Friedrich Stellbrink, attivi nell'aiuto ai perseguitati a qualunque razza appartenessero, furono processati, condannati a morte e ghigliottinati il 25 novembre. I tre religiosi, canonizzati nel 2011 da Benedetto XVI, oggi riposano insieme con il pastore nella cattedrale di Lubecca, sotto una lastra di marmo che porta incisa la scritta: "Fecero fino all'ultimo il loro dovere di preti".

E appartiene alla categoria dei santi, anche se della Chiesa ortodossa, il giovane tedesco Alex Schmorell, uno dei sette membri del gruppo della Rosa Bianca che, fra il 1942 e il 1943, condusse la più coraggiosa azione di opposizione non violenta al regime nazista e che fu ucciso nel luglio 1943. Nell'icona che lo rappresenta è appunto inserito il simbolo della rosa, per ricordare anche il significato civile del suo impegno.

Nella schiera dei santi laici il contadino austriaco Franz Jägerstätter, condannato alla pena capitale per essersi rifiutato di partecipare, da cristiano, alla guerra di Hitler, ghigliottinato il 9 agosto 1943, beatificato nel 2007 da Benedetto XVI: una drammatica morte in totale solitudine (persino dalle strutture ecclesiali) ma esempio di radicalità evangelica. Un altro austriaco canonizzato è Jacob Gapp, marianista, opposto sino dall'inizio all'annessione del suo paese alla Germania e costretto a fuggire in Francia, dove la Gestapo lo aveva arrestato con l'inganno: anche lui, "testimone della verità" (come lo aveva definito Papa Wojtyła), ghigliottinato dopo un processo sommario. E concludiamo con i due martiri italiani che aprono la lunga schiera dei nostri santi in seguito all'occupazione tedesca: i due sacerdoti di Boves, don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo, sacrificati dalla ferocia della rappresaglia contro un intero paese, quando furono uccise venticinque persone, in spregio alla parola data, e i due preti (don Berardi addirittura arso vivo) che sino all'ultimo erano corsi in aiuto alla popolazione.

Dagli esempi fatti possiamo dedurre in quanti modi si siano espressi, nel corso di una guerra senza pietà, i valori dello spirito che, settantacinque anni dopo, permettono di scommettere ancora sulla dignità umana.

Angelo Paoluzi




© L'Osservatore Romano - 20 novembre 2018
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it





20/11/2018
 
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