web agency
testata
  Home   La Comunità   Approfondimenti   Contatto   Contributi   Español   Nederlands   Français  
Home arrow Approfondimenti arrow Tutto il cristianesimo si trova nell'Incontro
Menù principale
Home
Chi siamo
Dove operiamo
Le nostre missioni
Notizie dal Paraguay
Scrivici
Archivio Ultime Notizie
Attività
Parrocchia di Ypacaraí
Centro Studi
Pubblicazioni
Vita della missione a Tacuatí
Vita delle missioni in Africa
Focus Belgio/Olanda
Testimoni dal Nord Europa
Canti
Riflessioni
Conoscere la vita consacrata
Comprendere il Diritto Canonico
Animazione missionaria
Appuntamenti
Approfondimenti
Missiologia per tutti
Appunti di Spiritualità
Interviste
Profili missionari e spirituali
Gruppi missionari e parrocchie
Solidarietà e microprogetti
Il giornale "Missione Rh"
Galleria Fotografica
Articoli correlati
Utilità
Links
Cerca nel sito
Mappa del sito
login

Gli articoli che appaiono
su questo sito
possono essere riprodotti
solo integralmente e
citando la fonte
 www.missionerh.it.

 
gemeenschap-rh-it.jpg

| Stampa |


 

TUTTO IL CRISTIANESIMO SI TROVA NELL'INCONTRO
 

Nella commovente, umile, toccante, profonda e illuminante Lettera di Benedetto XVI ai Vescovi della Chiesa Cattolica del 10 marzo 2009, troviamo un'espressione che costituisce ilBenedetto XVI principio ermeneutico dell'interpretazione fedele del Concilio Vaticano II e che sarebbe importante non lasciar cadere.

Scrive Benedetto XVI: "Il Vaticano II porta in sé l'intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l'albero vive".

A prima vista, questa espressione me ne ha ricordato un'altra di Giovanni Paolo II, quando invitava i partecipanti al Simposio pre-sinodale su "Cristianesimo e cultura in Europa: Memoria, Coscienza, Progetto" a "ispirare nuove vie nella fedeltà al patrimonio ereditato dal passato senza cedere alla nostalgia di un tempo trascorso".


L'indicazione di Giovanni Paolo II può essere analizzata scomponendola in tre punti successivi che indichiamo in ordine inverso da come appaiono nel testo: 

1. Non cedere alla nostalgia di un tempo trascorso. Spesso esiste una dialettica irriducibile tra quanti sostengono che tutto il bene sia nel passato e quanti vogliono la sua distruzione, perché, secondo loro, solo in una palingenesi rivoluzionaria verso una società utopica si trova la salvezza.

Per il cristiano, non c'è una storia fuori di Cristo: continua una storia per ciascun uomo, solo perché ogni uomo deve giungere a questo termine fisso che tuttavia è presente. Il processo della storia è finito. Il tempo non ha altro contenuto che la sua Presenza. È questa Presenza, non la legge, non la dottrina e neppure la storia il contenuto del cristianesimo.

Tutto il cristianesimo si trova nell'Incontro. Per sant'Agostino, "l'orribile radice dell'errore consiste nel pretendere di far consistere il dono di Cristo nel suo esempio. Mentre il donoSant’Agostino è la sua stessa Persona".

Non dunque nel passato e nemmeno nel futuro si trova Cristo. Egli si trova nel presente ed è nel presente che va incontrato e seguito. Nostalgia del tempo che fu o sogno del tempo che sarà allontanano da Colui che è Presente e che va incontrato laddove è oggi e non dove fu o sarà.

Questa è in fondo la grandezza e la bellezza del cristianesimo. Nessuno è condannato per sempre, ma neppure è giustificato per sempre.

Un pressante invito, dunque, a mai gloriarci di ciò che facemmo, ma a essere vigilanti ed attenti alla Parola che ci indica il cammino.

2. Fedeltà al patrimonio del passato. Per Congar, "senza tradizione non esiste più una dottrina cristiana, non esiste più una Chiesa, ma soltanto dei cristiani isolati; non esiste più una comunità, ma solo degli individui; non esiste più una certezza, ma il dubbio e l'opinione".

Lo stesso Congar amava ripetere alcune parole di Giovanni XXIII: "La Chiesa cattolica non è un museo archeologico. È l'antica fontana del paese che dà acqua alle generazioni d'oggi così come ha fatto per quelle del passato".

Come abbiamo già constatato, tutto il cristianesimo si riassume nell'Incontro. E, come insegna il Concilio, recepito dall'Enciclica Redemptor hominis, "con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo, l'uomo nella piena verità della sua esistenza, del suo essere personale ed insieme del suo essere comunitario e sociale è la prima strada che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione: egli è la prima fondamentale via della Chiesa".

Si tratta, perciò, di domandarci sempre quando parliamo e quando agiamo, quandoYves Congar scriviamo e quando finanche preghiamo, chi è il referente cui ci indirizziamo.

La domanda di fondo non sta nel "perché", ma nel "per chi": lì v'è il segreto che guida ogni riforma.

Congar stesso osserva: "Le riforme riuscite nella Chiesa sono quelle che si sono fatte in funzione dei bisogni concreti delle anime, in una prospettiva pastorale, nel clima della santità".

Il riconoscere il volto dell'altro arriva ad essere il principio ermeneutico della nuova evangelizzazione. Nuova evangelizzazione che non può essere ripetizione vuota di parole, ma Parola fatta carne che cerca con passione l'altro laddove si trova, lo chiama per nome e fa dell'interlocutore un annunziatore meravigliato del mistero d'essere stato riconosciuto.

Il Dio che si abbraccia è sempre il Dio di qualcuno.

3. Ispirare nuove vie sarà impossibile se si rimane nell'ambiente asettico di riunioni varie, biblioteche e sale d'incontri. Soltanto nella missione, nell'incontro con l'altro, sarà possibile e necessario trovare nuove vie. Soltanto nella missione la nostra fede si consoliderà, il nostro amore si dilaterà, la nostra speranza sarà provata. Senza la missione tutto muore e la nostra Chiesa si riduce a una setta, uno dei tanti rigagnoli che imputridiscono e muoiono.

Affermava Giovanni Paolo II nella Redemptoris missio: "La missione è un problema di fede, è l'indice esatto della nostra fede in Cristo e nel suo amore per noi... La Chiesa e, in essa, ogni cristiano, non può nascondere né conservare per sé questa novità e ricchezza, ricevuta dalla bontà divina per essere comunicata a tutti gli uomini".

E, da parte sua, scriveva l'allora Card. Ratzinger: "La conversione del mondo antico alEnciclica Cristianesimo non fu il risultato di una attività pianificata della Chiesa, ma il frutto di una constatazione della fede resa visibile nella vita dei cristiani e nella comunità della Chiesa. Fu l'invito reale da esperienza ad esperienza che costituì la forza missionaria della Chiesa antica".

In un mondo frantumato e conflittuale, l'unità che si costruisce giorno per giorno è il segno che chiama al confronto, provoca e attende una risposta. Per costruire questa unità c'è bisogno di uomini che s'impegnino ad amare questa Chiesa storica, in una conversione personale, comunitaria e continua. Uomini che abbiano trovato in Gesù Cristo il senso della vita e che in relazione al Signore costruiscano la loro vita attraverso la preghiera, il lavoro, lo studio, la condivisione dei beni, la messa in comune di gioie e miserie, l'entusiasmo e la passione per il progetto di Dio, per il quale ciascuno si dona tutto intero. Uomini che non abbiano paura d'immergersi e sporcarsi nelle contraddizioni del mondo perché sanno che l'Altro li ha liberati "sporcandosi" per primo con loro. Uomini di tutte le razze, lingue, popoli e nazioni, di culture, origini, tradizioni ed esperienze differenti che lancino con entusiasmo la sfida di innalzare, come vessillo sopra le nazioni, questa diversità che affratella.

Emilio Grasso

07/04/09
 
< Prec.   Pros. >
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis. Realtà ecclesiale fondata a Roma da don Emilio Grasso alla fine degli anni '60
web agency