La città di Camerino è situata su di un colle al centro della zona montana della provincia di Macerata, tra le valli del Chienti e del Potenza.
Il paesaggio su cui si erge è collinare con una suggestiva alternanza di campi coltivati.
La storia della città risale ai tempi remoti della preistoria le cui popolazioni hanno lasciato tracce come utensili di pietra, frammenti di terracotta.
Il cristianesimo si propagò attraverso la penetrazione dei primi apostoli che vennero dall'Umbria.
Fino al 592 Camerino fu città bizantina per poi passare sotto il dominio longobardo. Sant'Ansovino, uno dei patroni della città, sembra fosse di origine longobarda.
In questa zona una grande importanza si deve alla presenza dei monaci. Infatti, dopo un lungo periodo di eremitaggio, nel IX secolo si costruirono i primi monasteri che dettero impulso alla vita religiosa della Chiesa.
All'epoca dei comuni Camerino fu inizialmente ghibellino, poi roccaforte guelfa e sede della legislazione pontificia. Con la famiglia Da Varano la città rifiorì e in questa epoca si favorì la costruzione dell'Università, nel 1336.
Successivamente la città passò sotto il diretto dominio pontificio e divenne capoluogo di Delegazione Apostolica.
Oggi è sede di un'importante Università che costituisce una delle più interessanti realtà italiane, grazie alla sua antichissima e ricca storia.
La Cattedrale SS. Annunziata opera di Andrea Vici e Clemente Folchi, è stata ricostruita nel primo Ottocento sul luogo dove sorgeva la cattedrale romanico-gotica distrutta dal terremoto del 1799. Nel suo interno vi sono pregevoli sculture: un Crocifisso in legno del 1200 e una statua della Madonna della Misericordia, oltre ad altri interessanti dipinti che risalgono al 1600.
Nei pressi della Cattedrale sorge il Monastero Santa Chiara costruito da Giulio Cesare Varano, principe di Camerino per la figlia Camilla, nata nel 1458 e diventata clarissa a 23 anni con il nome di Suor Battista, proclamata santa nel 2010.
Mons. Francesco Gregori, come in altre occasioni, ci ospiterà in questa parrocchia; lo ringraziamo di cuore unitamente alla sua comunità parrocchiale, per la loro accoglienza e sensibilità missionaria.