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Appunti di Spiritualità/26
CRISTO RE... DELLA VERITÀ
Come definire la verità? Nel linguaggio corrente e nella mentalità del nostro tempo è vero ciò che è conforme alla realtà e come tale si svela alla nostra intelligenza.
La nozione biblica di verità è notevolmente diversa, perché si fonda e si riferisce a Dio, anche se ha varie accentuazioni.
Nell'Antico Testamento la verità indica principalmente la fedeltà all'Alleanza, mentre nel Nuovo Testamento significa soprattutto la pienezza della rivelazione che ha per centro Cristo.
L'Antico Testamento attesta: Dio è sorgente di ogni verità. La sua legge è verità. La sua 'fedeltà dura per ogni generazione'. Poiché Dio è il 'Verace', i membri del suo popolo sono chiamati a vivere nella verità. Nel Nuovo Testamento la verità di Dio si è manifestata interamente in Gesù Cristo[1].
All'Apostolo Tommaso, che pose a Gesù la seguente domanda: "Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?", gli disse Gesù: "Io sono la via, la verità, e la vita" (Gv 14, 5-6).
La verità non è nostra creazione
Per il cristiano, dunque, la verità è una persona: Gesù. I cristiani sono coloro che, attratti dalla parola del Maestro, se ne nutrono e l'annunciano con fiducia. E così divengono collaboratori di Cristo, via, verità e vita.
L'allora Card. Ratzinger scrisse che, in Gesù Cristo, il Dio vero ci si è palesato e ci ha fatto dono della verità: Dio vuole la salvezza di tutti e ci vuole al servizio della salvezza proprio come lampade della verità. La verità, che ci viene donata, non è nostra creazione. Non ce ne possiamo vantare. Ma nemmeno ci è permesso nasconderla per falsa modestia. Noi derubiamo il mondo, per così dire, della più importante materia prima di cui esso ha bisogno per vivere, quando seppelliamo angosciati la verità, come ha fatto quel servo di cui parla il Vangelo, il quale nascose il suo talento invece di farlo fruttificare[2].
Verità e ipocrisia
Il filosofo Pascal diceva che la più grande verità cristiana è l'amore per la verità.
Noi cristiani, molte volte, siamo i primi a non avere l'amore per la verità. Ci illudiamo di amarla, ma, al fondo, il nostro è solo un amore di facciata, che non abbraccia la verità tutta intera, ma solo quelle parti a noi più congeniali.
Anche nelle comunità religiose, molte volte, evitiamo la verità di Gesù, facciamo i finti tonti per non capirla, facciamo orecchie da mercante per non ascoltarla, perché la giudichiamo troppo dura, la riteniamo troppo forte, troppo amara e, allora, la sostituiamo con tante nostre verità light che addolciamo secondo il gusto del nostro palato.
La verità di Gesù, invece, ci scolla dalle nostre sedie, ci scomoda nelle nostre abitudini, capovolge i nostri criteri, non si adatta ai nostri pensieri e per questo preferiamo seppellirla per evitare che essa giudichi le nostre azioni, ci metta a nudo di fronte alla nostre responsabilità, non ci lasci tranquilli nel nostro sonno, ci chieda conto del perché noi la sostituiamo tanto facilmente con una mezza verità o con la menzogna o l'ipocrisia. E così il nostro parlare diventa tiepido, non è né sì né no. Ai suoi discepoli Gesù insegna l'amore incondizionato della verità: "Sia il vostro parlare 'sì, sì', 'no, no'" (Mt 5, 37).
Pascal dice: "I tiepidi sono persone che conoscono la verità, ma la sostengono solo finché questa coincide col loro interesse; altrimenti l'abbandonano"[3]. Anche noi molte volte assumiamo un atteggiamento di condivisione della verità fin quando essa coincide con le nostre verità, altrimenti l'abbandoniamo. Allora diventiamo come quegli ipocriti che indicano agli altri cose da fare e da vivere che noi stessi non facciamo e non viviamo.
Siamo come quell'uomo che, richiamato dall'amico a tornare sulla retta via della verità, lo guarda e gli risponde: "La via della vita e della verità è quella che io per primo ho indicato a te; tu fai bene, continua a praticarla, ma io ne seguo un'altra". Questo è l'atteggiamento che tante volte noi cristiani assumiamo. Vogliamo essere maestri di verità per gli altri, ma non testimoniarla con la nostra vita.
Testimoni di Verità
Papa Paolo VI ricorda che l'uomo contemporaneo "ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni". Pertanto, o siamo maestri che testimoniano con la propria vita la verità o siamo degli ipocriti che con la menzogna ingannano se stessi e gli altri.
Papa Benedetto XVI richiama all'autenticità di vita nella verità. Essere immersi nella verità significa per noi anche accettare il carattere esigente della verità; contrapporsi nelle cose grandi come in quelle piccole alla menzogna che in modo così svariato è presente nel mondo; accettare la fatica della verità, perché la gioia più profonda sia presente in noi. Senza dimenticare che in Gesù Cristo verità e amore sono una cosa sola[4].
Questo vuol dire che non vi può essere amore autentico se non nella verità. Solo vivendo nella verità noi amiamo come Gesù ha amato ognuno di noi. La prima forma della carità è sempre la verità sebbene costi tanto ascoltarla quanto proclamarla. "Solo nella verità la carità risplende e può essere autenticamente vissuta. La verità è luce che dà senso e valore alla carità"[5].
A pochi giorni dalla solennità di Cristo Re dell'Universo, ricordiamo che Cristo è Re non di troni e di poteri, ma Re della Verità che il Padre ha mandato in mezzo a noi per salvarci. "La Verità che giudica l'uomo ha preso essa stessa l'iniziativa di salvarlo. Essa stessa gli ha creato una nuova verità. Come Amore, essa stessa ha preso il suo posto e gli ha donato una verità di tipo particolare: la verità d'essere amati dalla Verità"[6].
Irene Iovine
[1] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2465-2466.
[2] Cfr. J. Ratzinger/Benedetto XVI, 365 giorni con il Papa. Collaboratori della verità. A cura di suor I. Grassl, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2006, 478-479.
[3] B. Pascal, Pensieri. E altri scritti di e su Pascal, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (MI) 1986, 326.
[4] Cfr. Benedetto XVI, Santa Messa del Crisma (9 aprile 2009), in www.vatican.va
[5] Caritas in veritate, 3.
[6] J. Ratzinger/Benedetto XVI, 365 giorni con il Papa..., 489.
26/11/09
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