web agency
testata
  Home   La Comunità   Approfondimenti   Contatto   Contributi   Español   Nederlands   Français  
Home arrow Appunti di Spiritualità arrow Appunti di Spiritualità (27). Orgoglio: smisurata opinione di sé
Menù principale
Home
Chi siamo
Dove operiamo
Le nostre missioni
Notizie dal Paraguay
Scrivici
Archivio Ultime Notizie
Attività
Parrocchia di Ypacaraí
Centro Studi
Pubblicazioni
Vita della missione a Tacuatí
Vita delle missioni in Africa
Focus Belgio/Olanda
Testimoni dal Nord Europa
Canti
Riflessioni
Conoscere la vita consacrata
Comprendere il Diritto Canonico
Animazione missionaria
Appuntamenti
Approfondimenti
Missiologia per tutti
Appunti di Spiritualità
Interviste
Profili missionari e spirituali
Gruppi missionari e parrocchie
Solidarietà e microprogetti
Il giornale "Missione Rh"
Galleria Fotografica
Articoli correlati
Utilità
Links
Cerca nel sito
Mappa del sito
login

Gli articoli che appaiono
su questo sito
possono essere riprodotti
solo integralmente e
citando la fonte
 www.missionerh.it.

 
gemeenschap-rh-it2.jpg

| Stampa |


Appunti di Spiritualità/27

 

ORGOGLIO: SMISURATA OPINIONE DI SÉ


Il termine orgoglio si riferisce a un forte senso di autostima e fiducia nelle proprie capacità. Un'espressione comune, sinonimo di orgoglio, è "avere una troppo alta opinione di sé".

La forza dell'orgoglio ha anche i suoi aspetti positivi; bene indirizzata e regolata può essere un'eccellente risorsa per una vita degna, ma quando esce dalle misure e dalle direzioni giuste diviene un vizio da combattere[1]. Infatti, nella dottrina cristiana è il più grave dei sette vizi capitali. Una persona orgogliosa tende sempre ad avere un senso di superiorità rispetto alle altre persone.

Essere ripiegati su di sé

L'orgoglio è il passaggio per tutte le passioni e distrugge in una sola volta tutte le virtù; come dice SanGiovanni Climaco Giovanni Crisostomo, "questo vizio è sufficiente a distruggere tutto ciò che c'è di buono in un'anima". Esso è considerato dai Padri della Chiesa come una vera e propria patologia, una forma di follia, che fa ripiegare l'uomo su se stesso, chiuso nell'universo limitato del suo io[2].

Inoltre, l'orgoglio è strettamente legato alla vanagloria, tanto che la tradizione spirituale ha esitato a lungo a trattare separatamente queste due passioni e, in ogni caso, le ha sempre poste in relazione diretta: "La vanagloria - scriveva Giovanni Climaco - quando è giunta a piena maturazione, genera l'orgoglio, autore e perfezionatore di tutti i mali".

Anche secondo Gregorio Magno, l'orgoglio è "la radice di ogni male" che si manifesta in vari modi: quando si pensa che il bene derivi da noi stessi; quando si crede che, se ci viene dato qualcosa dall'alto, è per i nostri meriti; quando ci si vanta di avere quello che non si ha; quando, disprezzando gli altri, si aspira ad apparire gli unici dotati di determinate qualità. Sempre per Gregorio Magno, l'orgoglio si situa tra l'insopportabile e il ridicolo: tutto ciò che fanno gli altri non piace all'orgoglioso; egli ama solo ciò che fa egli stesso. Disprezza le azioni degli altri e ammira sempre le proprie.

Chi è schiavo dell'orgoglio si autostima fino all'idolatria, si crede causa delle proprie buone azioni, è incapace di fiducia nella vita e negli altri. L'orgoglioso si sostituisce in un certo senso a Dio, da creatura si fa Creatore; di conseguenza, rinnega nei fatti la propria umanità e finisce per non riconoscerla in chi gli sta accanto. Così vuole sempre aver ragione e non riconosce mai di aver sbagliato; non sopporta osservazioni critiche, perché solo i complimenti, i riconoscimenti, gli applausi, l'adulazione gli sono graditi[3].

Santo o peccatore, ma mai come l'altro

Per Sant'Agostino l'orgoglio è "un grande vizio, il primo dei vizi, l'inizio, origine e causa di tutti i peccati"[4].

L'orgoglio di crederci chissà chi ci fa chiudere in noi stessi ed essere ricchi solo di noi stessi al punto tale che non si ha bisogno degli altri, poiché l'altro non può avere niente di più, ma solo di meno, rispetto a quanto abbiamo noi. Comportandoci così, noi offendiamo l'altro, lo disprezziamo, non lo prendiamo in considerazione. Se l'altro c'interpella, ci pone una domanda, noi lo liquidiamo con un "non ho niente da dirti", il che, in altre parole, vuol dire: "Non ho bisogno di te e per questo non ti degno neanche di unaSant'Agostino risposta".

Come diceva Sant'Agostino, l'orgoglio, come tutti i vizi, nasce e si sviluppa nel cuore dell'uomo. Poco importa dove o quando sia nato, di che sesso sia, quale il colore della sua pelle, quali siano state le sue prime esperienze, le sue prime gioie e le sue prime sofferenze. Chi è orgoglioso può esserlo perché è convinto o di essere un grande santo o un grande peccatore. Questa santità o questo peccato nel cuore dell'orgoglioso costituisce una tale ricchezza che, invece di unirlo di più agli altri, lo rinchiude sempre più in se stesso. Egli è ricco di sé. Non può essere, dunque, quel povero autentico che ha bisogno dell'altro, della comunione dei fratelli per costruire insieme con loro.

Che cosa possiedi che tu non l'abbia ricevuto?

San Paolo mette in luce un altro aspetto dell'orgoglio. Egli riprende i Corinzi per il fatto di essere persone talmente gonfie di orgoglio, da favorire "uno a scapito di un altro", in base a criteri del tutto arbitrari. Di fatto, l'uomo orgoglioso non agisce secondo la giustizia di Dio, ma secondo la "propria" giustizia e questa lo porta a preferire certe persone a scapito di altre. Questo modo ingiusto dell'orgoglioso lo porta ad esprimersi con atteggiamenti di favore, di simpatia, di risentimento a seconda della persona che gli sta davanti, e fa di lui una persona profondamente ingiusta.

L'orgoglio, infatti, ci fa erigere a metro di giudizio del bene e del male, ci fa dimenticare che noi non abbiamo nessun diritto a vantarci di noi stessi, a gonfiarci, a guardare e a giudicare tutto e tutti dall'alto in basso. San Paolo ci pone domande precise su questo atteggiamento di superiorità che ci fa innalzare al di sopra degli altri: "Chi dunque ti dà questo privilegio? Che cosa possiedi che tu non l'abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l'avessi ricevuto?" (1Cor 4, 7).

Facilmente noi cristiani, come pure noi religiosi, dimentichiamo chi siamo, ci vantiamo e ci gonfiamo di orgoglio, dimentichiamo quella preghiera del Salmo che mai dovremmo stancarci di recitare: "Dall'orgoglio salva il tuo servo perché su di me non abbia potere; allora sarò irreprensibile, sarò puro da grave peccato" (Sal 19, 14).

Capaci di guardarci quali siamo

Per staccarci da ogni forma di orgoglio, Papa Benedetto XVI indica Maria come modello: "L'amore materno della Vergine Maria disarma ogni forma d'orgoglio; rende l'uomo capace di guardarsi quale egli è e gli ispira il desiderio di convertirsi per dare gloria a Dio"[5]. Maria ci rende capaci di guardarci quali siamo e ci insegna ad avvicinarci a Dio nell'umiltà. Maria disarma ogni forma di orgoglio e ci fa scoprire che la fede cristiana non contempla l'orgoglio smisurato del nostro proprio io, ma è come un'ala che ci permette di volare più in alto, non per guardare gli altri dall'alto in basso, ma per unirci a loro e insieme rifugiarci tra le braccia del Signore[6].

Irene Iovine



[1] Cfr. P. Sciadini, Orgoglio, in Dizionario Enciclopedico di Spiritualità, II. A cura di E. Ancilli e del Pontificio Istituto di Spiritualità del Teresianum, Città Nuova Editrice, Roma 1990, 1776.
[2] Cfr. J.-C. Larchet, Thérapeutique des maladies spirituelles. Une introduction à la tradition ascétique de l'Église orthodoxe, I, Les Éditions de l'Ancre, Paris 1991, 294-301.
[3] Cfr. E. Bianchi, Orgoglio: e l'io diventa un idolo,
in http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=8212441
[4] J.C. Cavadini, Orgullo, in Diccionario de San Agustín. San Agustín a través de su tiempo. Director A.D. Fitzgerald, O.S.A., Monte Carmelo, Burgos 2001, 972-973.
[5] Benedetto XVI, Angelus (14 settembre 2008), in www.vatican.va
[6] Benedetto XVI, Angelus..., in www.vatican.va


04/12/09

 
< Prec.   Pros. >
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis. Realtà ecclesiale fondata a Roma da don Emilio Grasso alla fine degli anni '60
web agency