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Appunti di Spiritualità/31


 

LA PIGRIZIA SPIRITUALE



La pigrizia, collocata dalla tradizione cristiana tra i peccati capitali, indica negligenza, accidia, inerzia, torpore, oziosità, indolenza, noncuranza. È l'atteggiamento di rifiuto volontario dinanzi alla fatica, alle esigenze del messaggio di Cristo
[1].

Si potrebbe dire che la pigrizia è un vizio radicato nelle ossa dell'uomo. Sta di fatto che il pigro sente una forte allergia ad ogni forma di sforzo e di impegno, sfugge ogni fatica, è discontinuo, mai puntuale, disordinato a tutti i livelli. Non si decide mai ad alzarsi dal letto, nel letto si gira e si rigira, come la porta che gira sui suoi cardini (cfr. Pr 26, 14).

Nel campo spirituale il pigro è colui che non prova alcun gusto o lo ha perso, sente solo noia per se stesso e per tutto ciò che lo circonda. Gironzola in casa, scruta dietro la finestra, fissa le pareti, come se potesse trovare su di esse la risposta alle tante domande che la parola di Dio gli pone. Il pigro non sa mai mettersi al lavoro o applicarsi allo studio e, men che meno, alla preghiera. La caratteristica della pigrizia è la paura per lo sforzo, e fa sì che l'uomo sfugga la fatica oppure che lavori lentamente, con incostanza, fermandosi alla minima difficoltà che incontra[2]. Questo vizio attacca non solo gli uomini in generale, ma anche i cristiani e, tra essi, persino molti religiosi e sacerdoti che, per pigrizia, rinunciano finanche alla predicazione, loro compito principale, e si rifiutano così di rispondere con amore alla chiamata del Signore.

Il pigro non è né freddo né caldo, non sa decidersi né per il bene né per il male, non fa nulla. Il libro dell'Apocalisse sentenzia: "Tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca" (Ap 3, 15-16).

Pigrizia: rifiuto della gioia e repulsione per il bene

Quanto più la pigrizia si estende nel tempo e diventa abitudinale, tanto più costituisce un pericolo grave per la vita spirituale che diventa così terreno favorevole di tentazioni e di vizi. La pigrizia spirituale giunge a rifiutare la gioia che viene da Dio e a provare repulsione per il bene divino.

Per cogliere la gravità di questo vizio e la sua malizia, basta ricordare che alle origini della storia, prima del peccato di Adamo ed Eva, Dio aveva posto l'uomo nel Paradiso Terrestre perché lo custodisse e lo lavorasse (cfr. Gen 2, 15), in un atteggiamento attivo di collaborazione con la sua potenza creatrice. L'uomo, sin dall'inizio della creazione, come anche oggi, è chiamato ad essere un gestore responsabile dei doni ricevuti da Dio e non un pigro sfruttatore dei medesimi.

Gesù ci dà un vivo ritratto del pigro nella parabola dei talenti, riportando il dialogo tra il servo, che ne aveva ricevuto soltanto uno ed il suo padrone (cfr. Mt 25, 14-30). Il pigro è colui che ha seppellito il talento ricevuto e attende dal Signore, al suo ritorno, la ricompensa. E non si rende conto che nascondere il talento vuol dire sotterrare l'intelligenza, la volontà, la libertà, la responsabilità, le mani, la bocca, i piedi, il cuore. Sotterrare il talento porta a non desiderare più di rispondere a Dio, a non avere più voglia di collaborare con Lui. Ci si dimentica che è Lui ad averci chiamato, che è l'unione a Lui che ci rende capaci di far fruttificare i talenti.

Il Santo Padre ci ricorda che la risposta dell'uomo alla chiamata divina, quando si è consapevoli che è Dio a prendere l'iniziativa ed è ancora lui a portare a termine il suo progetto salvifico, non si riveste mai del calcolo timoroso del "servo pigro" che per paura nasconde sotto terra il talento affidatogli, ma si esprime in una pronta adesione all'invito del Signore. Senza abdicare affatto alla responsabilità personale, la libera risposta dell'uomo a Dio diviene così "corresponsabilità", responsabilità in e con Cristo, in forza dell'azione del suo Santo Spirito; diventa comunione con Colui che ci rende capaci di portare molto frutto[3].

Perché restare oziosi?

Perché starcene, allora, seduti e oziosi in piazza, in casa, dietro a un computer o ad una finestra, mentre il Padrone della Vigna continua a chiamarci, a ricercarci e ad invitarci con tanta insistenza? "Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?" (Mt 20, 6). E mentre noi persistiamo nella nostra pigrizia, le nostre giornate terrene corrono veloci. Fossimo anche ormai giunti al tramonto della nostra esistenza, il Padrone della Vigna non è pigro come noi, egli non si stanca di chiamarci insistentemente all'azione, a mettere a frutto i talenti ricevuti, e il suo invito è più che mai pressante: "Andate anche voi nella vigna!" (Mt 20, 7).

I pigri non hanno mai niente da dire, niente da rischiare, niente da assumere, niente da apportare per la costruzione della casa comune. Di fatto, il pigro non ama vivere, poiché vivere richiede anche un certo combattimento, mentre a lui piace sonnecchiare nella propria tranquillità. Il pigro, come il tiepido, è colui che rinuncia al combattimento e questo lo porta all'indebolimento spirituale dell'organismo: il sangue diviene anemico, gli anticorpi come la preghiera, il lavoro, la costanza, la fedeltà si affievoliscono e il non far niente permette il diffondersi delle infezioni di vizi vari. Così prepara il suo fallimento che non saprà più riconoscere, abituato com'è a giustificare il suo atteggiamento[4].

Come curare la pigrizia? La semplicità evangelica di Sant'Antonio Abate indica nella preghiera e nel lavoro il rimedio a questo, come a tanti altri vizi. Per Sant'Antonio la salvezza è nella preghiera, come vita vissuta alla presenza di Dio e nel lavoro manuale, opera delle sue mani, che è roccia sicura alla quale appoggiarsi[5]. Preghiera e lavoro permettono al pigro di combattere contro la sua volontà inoperosa e di prodigarsi con tutte le sue forze per uscire dal suo torpore.

Irene Iovine



[1] Cfr. A. Lipari, Pigrizia, in Dizionario Enciclopedico di Spiritualità, III. A cura di E. Ancilli e del Pontificio Istituto di Spiritualità del Teresianum, Città Nuova Editrice, Roma 1990, 1960-1961.
[2] Cfr. B. Honings, Pigrizia, in Dizionario Enciclopedico di Spiritualità, II. Diretto da E. Ancilli, Edizioni Studium, Roma 1975, 1465.
[3] Cfr. Benedetto XVI, Messaggio per la XLVI Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni (3 maggio 2009), in www.vatican.va
[4] Cfr. E. Grasso, Très chers amis... Thèmes choisis de spiritualité, Centre d'Études Redemptor hominis, Mbalmayo 2000, 218.
[5] Cfr. N. Devilliers, Antonio il grande padre dei monaci, Piero Gribaudi Editore, Torino 1973, 65-67.



27/02/2010
 
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