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Appunti di Spiritualità/33


LA CORREZIONE FRATERNA



La correzione fraterna è una pratica di vita cristiana. È stata sempre letta e interpretata sullo sfondo delle indicazioni evangeliche proposte da Gesù, che rimandano all'esempio di Dio Padre che corregge coloro che ama.

Nell'Antico Testamento, Dio appare come il grande educatore che conduce Israele: "Figlio mio, non disprezzare l'istruzione del Signore e non avere a noia la sua correzione, perché il Signore corregge chi ama, come un padre il figlio prediletto" (Pr 3, 11-12).

Sempre nel libro dei Proverbi leggiamo che "cammina verso la vita chi accetta la correzione, chi trascura il rimprovero si smarrisce" (Pr 10, 17). Il Signore è il nostro pastore e come tale ci "rimprovera, corregge, ammaestra e guida come un pastore il suo gregge" (Sir 18, 13).

Dio è il Padre che corregge per amore i suoi figli e chiede loro di cambiare la propria condotta di vita e di riprendere, a loro volta, i fratelli. Quella di Dio è una correzione paterna che implica, per noi cristiani, quella fraterna. Dio ci chiede conto non solo del nostro modo di vivere, ma anche di quello del nostro fratello. Quando il Signore ci pone domande su di lui, noi non ce la caviamo di certo bisbigliando a testa bassa e sotto voce: "Non lo so". E neanche sfuggiamo, rigirando stupidamente la domanda al Signore: "Sono forse io il custode di mio fratello?" (Gen 4, 9).

L'Antico e anche il Nuovo Testamento sono pieni di richiami alla correzione fraterna, che troviamo, per esempio, nel Vangelo di Matteo e in varie lettere di San Paolo. "Se tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano" (Mt 18, 15-17).

Correggere è mostrare le ragioni

"Correggere non è soltanto dire 'hai sbagliato', ma mostrare le ragioni ('confutare, convincere'). Ciò nasce da un amore intelligente che pensa e riflette prima di rimproverare, che ha sempre in mente il fine da raggiungere, che ricorre alla discrezione del dialogo a tu per tu prima di interventi in pubblico"[1].

La correzione fraterna è forse, però, il comandamento evangelico maggiormente disatteso. Anche nelle nostre comunità religiose sembra questo l'insegnamento che non prendiamo in considerazione. Si ha l'impressione che abbiamo strappato proprio questa pagina del Vangelo perché scomoda, perché ci chiama ad avere a che fare con l'altro, ci sprona a trovare il coraggio, in nome dell'Amore, di dire una parola di verità e anche di scontrarci con l'altro.

Si pone, inoltre, anche la domanda di chi possa dire una parola convincente all'altro. Solo il potere giudicante della Parola, spada a doppio taglio, ci fa essere veri con gli altri, se prima l'accogliamo in noi stessi, lasciandoci purificare e dirigere da essa.

Per il cristiano, la correzione fraterna è un bene che scaturisce dalla Parola; la forza di correggere ce la dà la Parola di Dio. Dalla forza della Parola e dall'abitudine di confrontarsi con essa deriva il coraggio della correzione fraterna. Essa non è un gioco di piaceri reciproci, di favori dati o ricevuti, di pacche sulle spalle per consolarci, di parole che ci fanno comodo. L'altro deve essere ripreso in base all'amore che proviene dalla Parola di Dio che guida e orienta, innanzi tutto, la nostra vita.

Sapere dell'altro, richiamarlo alla propria vocazione, correggerlo nel suo modo di vita, scuoterlo, ammonirlo davanti a due o tre persone e, infine, comunitariamente, per rimetterlo sul retto cammino, è un compito che spesso ci rifiutiamo di svolgere o che altre volte facciamo solo fino a un certo punto. Poi, ci stanchiamo e ci ritiriamo per paura di rimanere soli e di non avere più amici. Così facendo, vivacchiamo fino a diventare degli estranei tra di noi e a perdere, di conseguenza, l'unico vero Amico. Egli ci ha riuniti per aiutarci a mantenere un legame con Lui, non coltivando un'"amicizia" tra di noi che Lo esclude, perché non basata sulla verità evangelica.

Nella vita comunitaria, la correzione fraterna serve come il sale che dà sapore a una pietanza: non se ne usa troppo, altrimenti la si rende salata, ma nemmeno poco per non farla diventare insipida; se ne utilizza quel pizzico che occorre, cioè si fa quel richiamo autentico che produce il bene comune.

Essa fa nascere buoni frutti comunitari quando è vera e autentica; in caso contrario, causa solo danni alla persona e alla comunità. La verità che non viene dall'amore non corregge, ma esaspera. Solo da un grande amore nasce la saggezza di rimproverare nei tempi e nei modi debiti[2].

Molte volte riscontriamo lo squilibrio o di richiamare gli altri, dimenticando di iniziare prima da noi stessi, o di non ammonirli, per giustificare noi stessi e, di conseguenza, coprirci a vicenda al momento opportuno.

"La correzione fraterna diventa fruttuosa e vera carità quando è accompagnata da sincera umiltà e dallo sforzo autentico di correggere prima in noi i difetti e le manchevolezze che riscontriamo e condanniamo negli altri"[3].

Avere la responsabilità dell'altro

La nostra tentazione è quella di credere che sia sempre un altro a dover dire una parola o fare un gesto di richiamo evangelico; atteggiamento, questo, che nuoce notevolmente al singolo e alla comunità. Facciamo mancare, così, molte volte la nostra parola di aiuto fraterno perché ci consideriamo, falsamente, i più grandi peccatori senza una parola credibile o ci riteniamo i più grandi santi e per questo ignoriamo gli altri. Nell'autentica correzione fraterna non c'è una persona impeccabile che rimprovera chi è caduto, ma c'è una persona umile che ha esperienza della propria fragilità.

Non si sfugge al giudizio di Dio che, al momento opportuno, ci dirà con le parole del profeta Ezechiele, "della morte del malvagio io domanderò conto a te" (Ez 33, 8). Non dobbiamo, quindi, illuderci che Dio non chiederà proprio a noi conto delle nostre comunità che muoiono o vivacchiano perché in esse non si coltiva l'amore vicendevole.

Ognuno di noi porta la responsabilità della propria vita, ma anche di quella degli altri. Il libro dell'Apocalisse, che conclude la Bibbia, termina con le seguenti parole: "Ecco, io vengo presto e ho con me il mio salario per rendere a ciascuno secondo le sue opere" (Ap 22, 12)[4].

E le opere di correzione fraterna sono tanto importanti perché sono ispirate dall'amore evangelico.

Irene Iovine




________________________

[1] C.M. Martini, Dizionario spirituale. Piccola guida per l'anima, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1997, 37.
[2]
Cfr. C.M. Martini, Dizionario spirituale..., 36.
[3]
C. Gennaro, Correzione fraterna, in Dizionario Enciclopedico di Spiritualità, I. A cura di E. Ancilli e del Pontificio Istituto di Spiritualità del Teresianum, Città Nuova Editrice, Roma 1990, 646.
[4] Cfr. E. Grasso, Très chers amis... Thèmes choisis de spiritualité, Centre d'Études Redemptor hominis, Mbalmayo 2000, 192.



22/05/2010

 
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