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Appunti di Spiritualità/35



 

IL SOFFIO DELLA VITA
 

Breve commento al Sermone 72 sul Cantico dei Cantici di San Bernardo




"Allora il Signore plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente" (Gen 2, 7).

Secondo il racconto biblico, l'uomo è un essere vivente perché ha ricevuto il soffio dalla bocca di Dio. Vita trasmette vita, e l'uomo si muove nel giardino che Dio gli ha donato perché lo abiti e lo organizzi. Il soffio che l'uomo ha ricevuto come dono vuol dire tante cose: l'uomo non è un essere vivente soltanto perché respira, ma anche e soprattutto perché vede, giudica, sceglie, entra in relazione, ama. Il solo "respirare", infatti, non basta all'uomo per sentirsi vivo. La vita stessa non è un valore in sé. Non dimentichiamo che Gesù, per la verità, per amore verso tutti quelli che ha incontrato, per la fedeltà alla parola data, rinuncia alla sua vita fino a rendere il suo "soffio": spirò, emise, consegnò lo spirito, ci dicono i Vangeli di Gesù che muore in croce.

L'uomo vive di quel soffio originario, ma sta a lui, nella sua libertà, dirigerlo verso la vita o verso la morte. Il soffio, come il suo stesso respirare, assume diversi significati da come l'uomo si relaziona con Dio, con il mondo, con se stesso.

San Bernardo ha approfondito il rapporto dell'uomo con il suo "soffio", nel Sermone 72 sul Cantico dei Cantici: egli gioca sul termine "respirare", per formare una catena di significati con i quali ci aiuta ad approfondire questa realtà in tutti i suoi aspetti, materiali e spirituali.

Nel Sermone 72, Bernardo commenta la frase: "Il mio diletto a me e io a lui che si pasce tra i gigli fino a che aspiri il giorno e si inclinino le ombre" (Ct 2, 16-17)[1].

Ed ecco come Bernardo interpreta la seconda parte di questo versetto, "fino a che aspiri il giorno": "Solo in questo passo, se non erro, si trova questa frase: il giorno spira. Si dice, infatti, che spirano i venti, le brezze, non i tempi. Respira l'uomo, respirano gli altri animali ai  quali questo ricambio di aria fa continuare la vita. E questo che è, se non vento? Spira anche lo Spirito Santo, e per questo si chiama Spirito. Per qual ragione, dunque, si dice che il giorno spira, che non è né vento, né spirito, né animale? Sebbene non è detto neppure che spira, ma che 'aspira'".

Continua allora dicendo che comprendiamo questa espressione soltanto alla luce delle cose spirituali.

È in questo senso che il giorno aspira a nascere, e la notte, invece, espira.

Il Signore è "il giorno": "Giorno veramente illuminante e spirante: col soffio della sua bocca fuga le ombre e distrugge i fantasmi con la luce del suo avvento".

Con il termine aspirare, spiega Bernardo, siamo soliti pensare a qualcosa che si desidera con passione, a qualcosa di bello a cui si possa ambire. In ambito cristiano, significa che in quel giorno, per opera dello Spirito Santo, si compiranno cose meravigliose e grandiose per coloro che si sono lasciati afferrare dalla mano di Dio e trasportare nel suo regno d'amore infinito. Costoro saranno inebriati dall'abbondanza della casa del Signore, e berranno al torrente della sua gioia.

Per questo, quando questo giorno comincerà a soffiare su di noi, non sarà soltanto un giorno spirante, ma soprattutto un giorno aspirante.

A questo punto, Bernardo fa un passo indietro e ricorda come l'uomo è stato tratto dalla terra e sul cui volto il Creatore soffiò un alito di vita (cfr. Gen 2, 17).

Per l'uomo, questo è stato un giorno aspirante. Giorno di breve durata, però, perché "una notte invidiosa fece irruzione in questo giorno, simulando astutamente la luce. Infatti, mentre veniva promesso quasi uno splendido lume di scienza, sparse contro la nuova luce le tenebre insospettate del malvagio consiglio, e portò sui primordi della nostra origine la tetra caligine dell'esiziale prevaricazione".

Mangiando il frutto dell'albero proibito, sui nostri progenitori si levò un giorno cospirante, che distrusse il giorno aspirante per sostituirvi un giorno espirante.

"In questo giorno nasciamo tutti. E portiamo tutti impresso il marchio dell'antica cospirazione".

Questa legge è iscritta nel cuore dell'uomo e contro questa legge l'uomo deve combattere ogni giorno, finché avrà respiro.

La cospirazione è macchinazione, congiura, complotto, è peccato che porta ad essere assorbiti dalla notte che sospira (altro termine legato all'idea del soffio) e ci fa immergere "nelle tenebre esteriori".

Nonostante questo, l'uomo è chiamato al respiro che dà vita e gioia eterna. E Bernardo dice che se l'uomo resiste all'antica cospirazione, se con lo spirito mortifica le opere della carne e rifiuta ogni compromesso con il peccato, è allora che egli respira.

Bernardo passa poi a considerare l'altra parte del versetto: "e si inclinino le ombre".

Dice allora che ci sarà un giudizio per coloro che non hanno respirato il giorno luminoso del Signore e che non hanno aspirato a quel giorno, facendo della loro vita una cospirazione contro di esso fino a spirare (dies expirans) cioè, fino a morire: per costoro le tenebre saranno ancora più spesse, mentre per coloro che hanno respirato quel giorno luminoso del Signore, i loro occhi "vedranno con maggiore chiarezza".

E gli sembra buono mettere in questo contesto la citazione del Vangelo "a chi ha sarà dato  nell'abbondanza, e a quello che non ha sarà tolto anche quello che sembra avere (Lc 19, 26)"
[2].

Meno gli uni hanno la luce nella notte dove si sospira, più gli altri sono inondati della luce del giorno luminoso a cui hanno aspirato e aspirano.

E Bernardo conclude che questa è la fine di tutti: vale a dire l'estrema cecità e la suprema chiarezza.

A partire da quel momento non si può più togliere a coloro che sono già poveri né donare a coloro che sono già pieni, secondo l'antica promessa fatta da Gesù: "Una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo" (cfr. Lc 6, 38).

Questa pienezza è la vita eterna promessa da Gesù a coloro che credono in lui, respiro senza fine della rigenerazione o seconda nascita, in quel giorno senza tramonto promesso dal Signore a tutti i suoi amici.

                                                                                                    Sandro Puliani



________________________

[1] Questa era la versione che aveva Bernardo del versetto 17 del secondo capitolo del Cantico dei Cantici, differente da quella della Bibbia della CEI, che suona invece così: "Prima che spiri la brezza del giorno e si allunghino le ombre".

[2] Bernardo cita il Vangelo di Luca, ma in realtà questa citazione, come lui l'ha espressa, si trova solo in Mt 25, 29.



26/09/2012

 

 
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