Italiano Español Nederlands Français
Home arrow Scritti di Emilio Grasso ▸ arrow Articoli arrow Fedeli a se stessi


  ATTENZIONE! QUESTO SITO E' UN ARCHIVIO - CLICCA QUI PER ANDARE AL NUOVO SITO

 
Rubriche
Africa ▸
America Latina ▸
Approfondimenti
Appunti di Spiritualità ▸
Comprendere il Diritto Canonico
Conoscere la vita consacrata ▸
Interviste
Islam e Cristianesimo
Profili missionari e spirituali
Scritti di Emilio Grasso ▸
Temi di Dottrina Sociale della Chiesa

Gli articoli che appaiono
su questo sito
possono essere riprodotti
parzialmente o integralmente,
citando la fonte
www.missionerh.it.

*****

Le foto utilizzate sono state in larga parte prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, 
non avranno che da segnalarlo alla redazione (
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ) che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.


Stampa Segnala a un amico


 

FEDELI A SE STESSI

 

 

 

Nel mese di novembre del 1981 una coppia di giovani bolognesi si recò a Casa San Sergio per un breve ritiro di tre giorni. Erano i fratelli Marco e Matteo Tognetti. Il primo aveva 24 anni, il secondo 21. Marco aveva già conosciuto don Divo Barsotti in precedenza, ed era anche già stato a Casa San Sergio, mentre per Matteo si trattava del primo incontro con don Divo. Certamente nessuno, in quel giorno di novembre, poteva immaginare che Matteo, allora studente universitario di Agraria, sarebbe diventato un giorno il primo successore di don Barsotti[1].

In un'intervista sulla genesi della sua vocazione, fu posta a don Tognetti (oggi padre Serafino) la seguente domanda: "Quando sei entrato nella Comunità di Bologna la maggioranza dei consacrati era piuttosto anziana. Come ti sei trovato?". Così rispose padre Serafino: "Benissimo. Per me non aveva alcuna importanza l'età, perché quando ci si incontrava si parlava di Dio o con Dio, e dunque l'età non c'entrava; anzi, mi favoriva il fatto che ci fossero anziani, perché usufruivo della loro esperienza di vita"[2].

Successivamente, l'intervistatrice ritornò sullo stesso tema, riponendo ancora una volta quasi l'identica domanda: "Nel settembre del 1985 sei entrato a Casa a San Sergio, dove hai trovato padre Barsotti e fratel Sergio, uno di 71 anni e l'altro di 50, una notevole differenza di età con te che ne avevi 25. Qual è stato l'impatto per te con questa nuova realtà?". E padre Serafino diede l'identica risposta: "Ripeto che non mi importava nulla della differenza d'età, perché ero totalmente preso dall'incontro con Cristo"[3].

Ritroviamo in questo breve e semplice dialogo l'autentico segreto d'una vocazione.

È Dio che chiama

La vocazione cristiana è una chiamata che non appartiene all'uomo, a nessun uomo. È Dio che pone, ancor prima del momento del concepimento, il suo sigillo nel cuore dell'uomo che ha chiamato: "Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni" (Ger 1, 5).

A fronte delle crisi vocazionali ci si affanna a proporre le ricette più svariate che giungono fino a superare il punto limite d'una vera mutazione genetica.

A Dio che è l'unico cui appartiene la chiamata, si sostituisce l'uomo che, con i più svariati artifici, percorre il mare e la terra per fare un solo proselito e renderlo poi degno della Geènna due volte più di chi lo ha cercato (cfr. Mt 23, 15).

Ci troviamo qui di fronte all'evangelica condanna del proselitismo che Papa Francesco non si stanca di ripetere e che, nel solco del Magistero di Papa Benedetto XVI, così ha sintetizzato nell'Esortazione apostolica Evangelii gaudium: "Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione" (n. 14).

E se si cresce per attrazione, non possiamo mai dimenticare in un corretto discorso vocazionale le parole di Gesù: "Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato" (Gv 6, 44).

Ed è qui che s'inserisce il discorso sulla vocazione di padre Serafino. Don Divo Barsotti non lo chiama, non fa opera di proselitismo pur vedendo che sta invecchiando ed è sterile.

Don Divo non compra e non crea false vocazioni. Tanto meno attutisce l'esigenza del suo discorso per attrarre il giovane Matteo a sé, facendo così opera di proselitismo.

A Matteo che era "totalmente preso dall'incontro con Cristo", Don Divo non fa altro che aprire il suo cuore.

Se è Dio che attrae a Sé ed è Lui che chiama, è anche vero che questa chiamata avviene sempre in un contesto storico e dialogico: Dio ha bisogno dell'uomo... di Dio.

Se Matteo è "totalmente preso dall'incontro con Cristo" ed è fedele alla sua vocazione, riconosce l'uomo di Dio.

Don Barsotti, e come lui ognuno di noi, non deve fare nulla per attrarre Matteo: deve solo essere fedele alla sua vocazione, essere fedele a se stesso.

Il resto, tutto il resto, non è questione che lo riguarda.

Il resto, tutto il resto, appartiene non al gioco delle ricerche dei mezzi per attrarre e incapsulare la preda con escamotages vari, ma solo al mistero dell'incontro tra la grazia di Dio e la libertà dell'uomo.

Un Altro che ti sovrasta

Il giovane Matteo seppe riconoscere che lì, accanto a quell'uomo, aveva trovato ciò che cercava. Per lui "non aveva alcuna importanza l'età" di chi viveva in quel luogo. Lì "ci si incontrava e si parlava di Dio o con Dio".

Al mercato delle religioni, lui s'era fermato in quella bottega dove gli offrivano quello che lui cercava.

Anni dopo la morte di don Divo, padre Serafino Tognetti, scrivendo un'ampia e documentata biografia di colui che gli era diventato Padre nella fede, lasciava trasparire in una testimonianza bellissima di don Divo sul cardinale di Firenze, Elia Dalla Costail segreto del Padre, che altro non era che quel tesoro nascosto che il giovane Matteo aveva cercato e, una volta trovato, lo aveva portato a vendere tutto quel che aveva pur di non perderlo.

Il Barsotti che parla del cardinal Dalla Costa altri non è, per chi sa leggere una Storia, che padre Serafino che parla di don Divo Barsotti, suo Padre nella fede.

"La persona che mi ha dato di più il senso di Dio è stato il cardinale Dalla Costa; mai mi sono avvicinato a lui che non sentissi qualche cosa di più grande di lui e di tutto; era un senso di Dio, di un Dio personale, che si imponeva al mio spirito. Per me, il mio Dio è il Dio del cardinale Dalla Costa. Quello che mi ha dato lui con il suo esempio, con la sua vita, forse non me lo ha dato nessun altro. Non era un uomo di governo, non era un uomo di grande cultura, ma era un santo. Perché ha inciso così profondamente nei suoi sacerdoti e nella Diocesi? Perché era santo, indipendentemente da quello che faceva. Quello che ci fa sentire di essere alla presenza di un santo è il fatto che si viene richiamati alla realtà della Presenza divina, di questa presenza di pace, di purezza e di gioia, di luce interiore. ... Il card. Dalla Costa era come fasciato di silenzio. In sua presenza non si sentiva il card. Dalla Costa, ma un Altro che sovrastava lui e noi: Dio era presente. Si aveva l'impressione di essere di fronte ad un secondo Elia: viva Dio, alla cui presenza, io sto; la presenza di Dio era tutto per lui, nessuna cosa aveva importanza!"[4].

È in questa catena di trasmissione d'incontri che la vocazione trova il luogo storico ove manifestarsi e le condizioni di possibilità per attingere ad una trascendenza che non è un rimanere chiusi in se stessi.

Emilio Grasso


 


[1] Cfr. A. Colzi, Una comunità e il suo fondatore: Don Divo Barsotti, Editrice Shalom, Camerata Picena (AN) 2006, 257.

[2] A. Colzi, Una comunità e il suo fondatore..., 261.

[3] A. Colzi, Una comunità e il suo fondatore..., 264-265.

[4] Cit. in S. Tognetti, Divo Barsotti. Il sacerdote, il mistico, il padre, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2012, 84.



18/05/2016

 
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis