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Articoli di Emilio Grasso

 

 

 

PREGHIERA E POLITICA

Pubblichiamo la sintesi di un incontro tenuto da Emilio
con un gruppo di giovani sul tema "Preghiera e politica"

 

 

 

Avila è una città della Spagna dove nel 1515 nacque Teresa di Gesù. Questa figura si presenta interessante e di grande attualità per vari motivi: la sua coscienza di donna e lo stile della sua femminilità; la sua presenza nel mondo; la sua eccezionale esperienza mistica. Proprio in forza di questa esperienza, non certo per titoli o diplomi conseguiti nelle Università (che in quel tempo non erano frequentate da donne), Teresa di Gesù nel 1970 fu proclamata Dottore della Chiesa, prima donna ad essere insignita di questo titolo.

Nella sua omelia in occasione del IV centenario della morte di santa Teresa di Gesù, san Giovanni Paolo II ricordava che "partendo dal mistero dell'Umanità santissima, che è porta, via e luce, santa Teresa è giunta fino al mistero della santissima Trinità, fonte e mèta della vita dell'uomo, ‘specchio nel quale la nostra immagine è pure impressa'. E dall'altezza del mistero di Dio ha compreso il valore dell'uomo, la sua dignità, la sua vocazione di infinito"[1].

Nel capitolo 22 della sua Vita, scritta da lei stessa, Teresa reagisce fortemente contro tanti autori spirituali del suo tempo i quali raccomandavano insistentemente di tenersi lontani da ogni immagine corporea per fissare l'attenzione unicamente nella divinità. Per questi autori la stessa Umanità di Cristo sarebbe di ostacolo e di impedimento per una contemplazione più perfetta.

Il Papa, nel discorso citato, riprende questa esperienza di Teresa e mette in guardia da chi, anche nel nostro tempo, insiste su tecniche di preghiera che non si ispirano al Vangelo, tendono a prescindere da Gesù Cristo e favoriscono un vuoto mentale che, continua il Papa, non ha nessun senso nel cristianesimo.

È vero che il Cristo dell'orazione di Teresa va ben al di là di qualsiasi immaginazione corporea e di ogni rappresentazione figurativa. È il Cristo risorto, vivo e presente, che supera i limiti spaziali e temporali, che è allo stesso tempo vero Dio e vero Uomo.

Il metodo di orazione di Teresa è descritto da lei stessa quando scrive: "Il mio metodo di orazione era nel far di tutto per tener presente dentro di me Gesù Cristo"[2].

Teresa ha lungamente meditato sull'amore di Gesù. Lo ha contemplato nelle immagini che lo rappresentano nella sua vita sulla terra. Per molti che non sanno leggere, l'immagine, la rappresentazione scenica, la scultura, la pittura e tutte le forme espressive non scritte costituiscono quella che viene chiamata la Bibbia dei poveri. Teresa ha contemplato Gesù rivivendo le scene del Vangelo. Ha impresso quelle scene nel suo cuore fino a formare con esse la Bibbia del cuore.

Il tempo nel quale ha vissuto Teresa fu un tempo caratterizzato da un fortissimo antifemminismo. Sulla questione dell'antifemminismo, del disprezzo della donna e del suo esilio dalla vita comunitaria e sociale per confinarla in ruoli subordinati all'uomo (maschio), dovremmo senz'altro soffermarci. La questione della dignità della donna è e sarà sempre più centrale nei prossimi tempi ed in tutto il mondo, come centrale è la questione della divisione del mondo, sempre più accentuata, tra Nord e Sud.

In quel tempo storico di forte esilio delle donne, Teresa sottolinea con gioiosa libertà interiore il rapporto tra Gesù e le donne del Vangelo: la Maddalena, Marta e Maria di Betania, la Cananea, la Samaritana.

In un testo che le fu censurato, e non appare nella stesura definitiva del Cammino di Perfezione, Teresa si lamenta con il suo Signore per un mondo che tiene le donne rinserrate, che non permette loro di fare pubblicamente per il Signore qualcosa che valga, né che possano trattare certe verità che piangono in segreto[3]. Basterebbe questo testo per capire la grande importanza di questa donna, di questa santa, di questo Dottore della Chiesa, nel nostro tempo e nelle nostre culture con forti caratteri machisti.

Teresa si rivolge al Signore perché sa che Lui la ama, Egli ama tutti, sa che in Lui è stato abbattuto ogni muro di separazione (cfr. Ef 2, 14-16), perché in Lui "non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero" (Col 3, 11).

Se la cultura ed i costumi del suo tempo parlano un certo linguaggio, parlato anche dagli uomini di Chiesa che avevano perso il sapore evangelico, Teresa, meditando ed imprimendo nel cuore l'Umanità di Gesù, può parlare un altro linguaggio.

La preghiera non allontana Teresa dalla storia e dai grandi problemi del mondo.

Se la preghiera affonda le sue radici in Gesù e nella sua storia, essa diventa un forte stimolo per la costruzione di un mondo nuovo.

È necessario, però, che il Gesù che sta nel nostro cuore sia allo stesso tempo il "mio Gesù" ed anche il Gesù dei Vangeli e non un Gesù che ognuno di noi si costruisce secondo i suoi piccoli e meschini interessi o secondo i suoi piaceri del momento.

Mi sembra pertanto molto importante insistere sui criteri di lettura della Bibbia. Quando il Vangelo e la preghiera scompaiono dalla nostra storia o si riducono a intimismo consolatorio, obbligo giuridico da assolvere, devozionismo senza riscontro oggettivo, interpretazione personale, alienazione dal mondo e dalla storia degli uomini del nostro tempo, fuga, per ricercare la "propria pace", dai luoghi dove gli uomini soffrono e lottano per costruire il Regno di Dio (Regno che è dono del Padre, ma che allo stesso tempo ci carica di responsabilità nel costruirlo), quando tutto questo avviene, allora il Gesù che abbiamo nel cuore e che preghiamo non è altro che la nostra stessa immagine. Immagine di un uomo vecchio, malato, curvato su se stesso, che non è capace d'incontrare e contemplare altro che il proprio ombelico... Uomo che si va lentamente così corrompendo da arrivare, in perfetta tranquillità, a chiamare Padre, Gesù, Chiesa, Popolo di Dio quello che non è altro che la proiezione dei nostri desideri che ci ostiniamo a chiamare... Dio.

Questa non è preghiera. Questa non è contemplazione. Questo è solo un sonnifero che ti addormenta lentamente e ti conduce a diventare uomo che porta a spasso, con aria tranquilla, il proprio cadavere.

La vera preghiera, la vera contemplazione è altra cosa. Essa ha sempre, prima o dopo, una valenza politica. Non nel senso di una politica dei potenti, ma nel senso di una politica dei poveri. Essa è la forza, l'unica forza dei poveri.

È Giovanni Paolo II che lo sottolinea quando afferma che "l'incontro con Dio nella preghiera immette nelle pieghe della storia una forza misteriosa che tocca i cuori, li induce alla conversione e al rinnovamento, e proprio in questo diventa anche una potente forza storica di trasformazione delle strutture sociali"[4].




[1] Giovanni Paolo II, Avila: Santa Messa per il IV centenario della morte di santa Teresa di Gesù (1 novembre 1982).

[2] Teresa di Gesù, Vita di S. Teresa di Gesù scritta da lei stessa, 4, 7, in Teresa di Gesù, Opere, Postulazione Generale O.C.D., Roma 1969, 59.

[3] Cfr. Teresa di Gesù, Cammino di Perfezione, in Teresa di Gesù, Opere..., 552-553, nota 4, dove si trova il testo che non è stato inserito nell'edizione ufficiale del Cammino di Perfezione.

[4] Giovanni Paolo II, Palermo: Discorso alla Chiesa italiana per la celebrazione del III Convegno ecclesiale (23 novembre 1995).



13/07/2018

 
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