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Articoli di Emilio Grasso

 

 

 

PRINCIPI DI FILOSOFIA OVVERO

CIÒ CHE NON È IL TIZISMO/3


 


Liberare l'intelligenza, liberare la parola

Ritorno a quei giovani amici contadini e, perché no?..., al crescente numero di immigrati che sbarcano sulle nostre spiagge o muoiono nel Mare nostrum... Li ho tutti presenti, cercando di indovinare nei loro occhi le cose belle che vedranno chiare domani e che noi oggi vediamo solo confusamente.

Da molto tempo mi ripromettevo di scrivere loro.

Li vedo muoversi tra i lavori della fattoria, della falegnameria, dei campi, nella raccolta dei pomodori nel Sud d'Italia ancor schiavi della legge del caporalato. Sono ragazzi e ragazze: alcuni più svegli, altri meno; alcuni con una gran voglia di un mondo differente, altri pigri e rassegnati; alcuni sono già segnati da tragiche esperienze, altri, per il momento, ne sono stati risparmiati.

Il treno della storia corre veloce. Qui, tra loro, ogni minuto che passa può voler dire una vita perduta. È veramente una corsa contro il tempo.

Il tempo passa per tutti inesorabile. Non dobbiamo essere "signori del tempo", ma saper vivere tutto il tempo che ci è stato dato, istante per istante, come tempo di decisione e scelta, come ultimo momento della vita, come incontro finale con Dio.

Ognuno ha ricevuto dei doni e un tempo.

Ognuno è chiamato a fare le sue scelte.

Scegliere vuol sempre dire fare delle cose e non farne altre; stare con alcuni e non con altri; stare in un luogo e non in altri.

Scegliere vuol dire che laddove v'è un sì vi sono anche tanti no.

Non si può vivere tutta una vita e arrivare alla soglia della morte, affermando che si vuol solo "vedere e lasciare, avere e lasciare".

Questo "vedere e lasciare, avere e lasciare" costituisce il fondamento della Tizio's University, il fondamento del non decidere mai. Le parole che stanno sempre sulla bocca di Tizio, come di Caio e di Sempronio, sono solo flatus vocis (un rumore che esce dalla bocca, ma che non ha corrispondenza con nessuna realtà).

Cosa fa Tizio? Ripete come un pappagallo le parole apprese, senza ragionare. Cerca  di non commettere errori, prova a indovinare, perché è un pigro che non vuole lavorare con la sua intelligenza: è un irresponsabile.

Tizio è un irresponsabile.

"Responsabile" è una persona che non si sottrae al dovere di rendere ragione delle azioni proprie o altrui.

"Irresponsabile" è una persona che agisce con leggerezza, da incosciente, senza senso di responsabilità.

"Responsabilità" è la consapevolezza di dover rispondere degli effetti di azioni proprie o altrui.

L'etimologia di queste parole si trova nel verbo latino respondēre rispondere.

Come un irresponsabile, Tizio, senza collocarsi nel tempo e nel luogo appropriati, ripete parole che suonano come il linguaggio dei folli, il linguaggio del nulla, il linguaggio della... Tizio's University.

Per questo, consiglio di allontanarsi da lui il prima possibile, ma senza dimenticare che questo Tizio vive nel cuore di ognuno di noi.

Egli si aggira come un fantasma; è una di quelle persone tanto pigre che fanno finanche fatica a pronunciare il proprio nome. E non lo dicono perché non vogliono mai esporsi, non vogliono mai dire quel che pensano, non vogliono mai schierarsi da una parte o dall'altra. Amico di tutti, perché amico di nessuno; ama tutti, perché non ama nessuno.

Tizio ripete sempre l'ultima parola ascoltata, nascondendosi dietro l'ultima persona che ha parlato. Si accoda sempre all'ultimo carro che passa, naturalmente solo dopo che ha visto, sulla pelle degli altri, dove gli altri carri conducono.

È una persona pericolosissima, perché sollecita sempre la parte peggiore di noi stessi, quella parte vile e pigra che fa sì che perdiamo lentamente intelligenza, volontà, libertà, responsabilità per diventare cosa tra tante cose.

Non ce ne liberiamo mettendolo fuori o allontanandolo. Al contrario, egli è il richiamo continuo alla nostra libertà.

È una grazia di Dio riconoscerlo e averlo tra noi, perché ci dice che è quel che anche noi saremo se non amiamo il Logos, la ragione creatrice che nel Dio crocifisso si è manifestata come amore.

Come si chiama quel fantasma nessuno tra noi lo sa. A me veniva di chiamarlo Tizio e il Tizismo è quel modo di comportarsi che si oppone al Logos.

Tizio, al pari di Caio e Sempronio, è una persona reale e simbolica allo stesso tempo. Vive con noi e in ognuno di noi. È ognuno di noi quando, per pigrizia o malvagità, ci rifiutiamo di ragionare e ci rifugiamo nella facile abitudine di ripetere quel che abbiamo orecchiato, nascondendoci dietro il generico linguaggio anonimo del "si dice... si pensa... lo dicono e fanno tutti..."[1], rinunciando al dono che Dio ci ha fatto che è quello della libertà personale, il saper parlare in prima persona, assumendo sempre le proprie responsabilità e non scaricandole su altri o su strutture anonime.

Il secolo passato è stato caratterizzato dall'esplosione di ideologie (basti pensare al fascismo, al nazismo e al marxismo nella realizzazione storica del leninismo stalinismo maoismo o quella della Cambogia di Pol Pot...) che hanno negato la possibilità della decisione libera personale, della responsabilità in prima persona e, laddove ci si è trovati di fronte a scelte non condivise che non rientravano in schemi prefabbricati, si sono messi in moto i più svariati metodi repressivi.

Ammettere che una persona possa liberamente fare una scelta personale trasgressiva delle norme stabilite è qualcosa di insopportabile e tal persona va repressa e, al limite, clinicizzata e curata come malata mentale.

La psichiatria al servizio del potere non è qualcosa che appartiene solo ai regimi dittatoriali e illiberali, ma è anche qualcosa che abbiamo sperimentato nel nostro Paese[2].

In fin dei conti, la riduzione a Tizio con l'ideologia del Tizismo insegnato nella Tizio's University è ben funzionale ai sistemi di potere repressivo.

Dopo la sua fuga dall'Unione Sovietica, Svetlana Allilúieva Stalin, la figlia di Stalin, così spiegò ai giornalisti disorientati la reazione furiosa del Cremlino: "Non possono credere che un individuo, una persona, un essere umano, possa prendere decisioni da se stesso. Tuttora non possono credere che abbandonai la Russia per una mia propria decisione, che non fu una cospirazione, che non fu organizzata, che non ebbi aiuti. Non possono crederlo. Credono solo in atti dettati da qualche organizzazione il collettivo, sì e sempre si adirano nel vedere che quantunque durante cinquanta anni abbiano cercato che la gente della Russia pensasse alla stessa maniera, avesse le stesse opinioni... lo stesso punto di vista politico..., quando vedono che tutto il lavoro fatto per cinquanta anni è stato vano e la gente ha ancora qualcosa di proprio, si irritano molto"[3].


[1] Heidegger fa la distinzione tra linguaggio autentico, che è uno svelamento dell'essere e si esprime in prima persona (io), e linguaggio anonimo, che è una forma inautentica che diventa solo chiacchiera inconsistente e si esprime in forma impersonale (si dice, si fa...), cfr. M. Heidegger, Essere e tempo, Longanesi & C., Milano 1976, § 35, 213-214.

[2] Solo a titolo d'esempio, cfr. C. De Rosa, La mente nera. Un cattivo maestro e i misteri d'Italia: lo strano caso di Aldo Semerari, Sperling & Kupfer Editori, s.l. 2014.

[3] R. Sullivan, La hija de Stalin. La extraordinaria y tumultuosa vida de Svetlana Allilúieva, Penguin Random House Grupo Editorial, Ciudad de México-Barcelona 2017, 245.

 

22/08/2018
 
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis