"GIOVANI, ADESSO TOCCA A VOI"
Nella parrocchia di Ypacaraí, il percorso per ricevere il sacramento della Cresima è giustamente esigente. Oltre ai tre anni di catechesi previsti (dai 14 ai 16 anni), che si svolgono nella chiesa centrale e comprendono la partecipazione alla messa domenicale, i ragazzi sono chiamati ad un servizio pratico nella parrocchia. Quest'anno, inoltre, essi hanno sostenuto una sorta di esame scritto e orale, affinché ci si potesse rendere conto del grado di coscienza raggiunto relativo all'importanza del sacramento.
Domenica 12 dicembre, Emilio ha avuto l'opportunità di rivolgersi loro per l'ultima volta, prima di ammetterli al sacramento. Ha lasciato ai ragazzi come un testamento, riassumendo alcuni tra i punti salienti da lui toccati in questi anni di catechesi.
L'importanza del silenzio per parlare alla coscienza
Innanzitutto ha sottolineato l'importanza di aver creato le condizioni ideali di silenzio e ordine, di devozione e sacralità, affinché arrivasse loro il discorso chiaro ed impegnativo del Vangelo. Quando si parla ad un giovane, infatti, bisogna sapere offrire il meglio, le vette più alte della spiritualità cristiana, da poter incarnare nella vita di tutti i giorni, ma occorre innanzitutto saper difendere le condizioni affinché questo discorso possa essere ascoltato e capito. Se la parola di Dio e l'esempio di vita non raggiungono questi ragazzi, essi non hanno la possibilità di scegliere consapevolmente tra il bene e il male, tra una vita di fallimento e dolore ed una piena di senso e di felicità.
Ancora una volta Emilio ha fatto appello alla coscienza e alla libertà di questi giovani, ponendo chiaramente la questione della decisione da prendere prima di ricevere la Cresima: se si accetta questo sacramento, infatti, ci si impegna a vivere come cristiani adulti, assumendo anche una responsabilità specifica nella Chiesa. Per questo Emilio scriverà loro una lettera affinché, nel silenzio del sacrario della propria coscienza libera, ognuno possa rispondere e impegnarsi o no a servizio della comunità cristiana, secondo le proprie capacità.
I ragazzi che ricevono la Cresima sono chiamati a portare anche nella società la luce nuova della loro fede, un cuore rinnovato che non permetta che i poveri siano calpestati, che l'ingiustizia e la menzogna regnino e che vinca l'idolatria dell'apparire sul valore dell'essere. È questo un aspetto dell'insegnamento ricevuto che molti ragazzi hanno detto di aver ben compreso: la differenza tra una ricerca sfrenata dell'apparire e un essere autentico.
Un altro punto, più volte ribadito nella catechesi ai giovani di questi anni, è stato quello della dignità del corpo della persona umana. Soprattutto le ragazze hanno colto l'importanza di non ridursi a pezzi di carne nelle mani di chiunque; nessuno infatti, anche se povero, solo, abbandonato dai genitori, deve vendere la propria dignità, il proprio corpo e la propria anima, ma deve rispettare se stesso e farsi rispettare dagli altri, come corpo di Dio, come carne riscattata con il sangue di Gesù Cristo: una sacralità con cui non si può giocare. Su questo si fonda il vero amore umano, si rafforza la propria dignità e si evitano esperienze tragiche che lasciano il segno per tutta la vita. Nella società paraguaiana si vive spesso, in questo ambito, come una catena ininterrotta di sofferenza inutile e stupida. Per un gioco di pochi minuti, tanti bambini sono condannati a vivere il dolore dell'abbandono, della mancanza di una vera famiglia e, una volta cresciuti, per un processo imitativo, ripetono lo stesso meccanismo facendo soffrire altri innocenti. Su questa base profonda si possono anche contestare, senza moralismi infruttuosi, tutti quegli atteggiamenti che i giovani adottano per mettere in mostra il proprio corpo, dipinto e adornato per venderlo sul mercato (basta pensare al piercing e ai tatuaggi), anche se spesso viene ceduto a basso costo e al primo offerente.
Per questa importanza data al corpo, la nostra fede cattolica possiamo chiamarla proprio la religione del corpo. È religione del corpo anche perché noi ci nutriamo del Corpo di Cristo, fonte e culmine della vita cristiana, ed anche perché non avremmo potuto ricevere Cristo senza la mediazione del corpo di una giovane donna, povera e semplice, che ha dato tutta se stessa alla Parola di Dio, permettendo che Questi s'incarnasse come uomo tra noi. Tutto ciò fa comprendere ai giovani a che grandezza è chiamato il loro corpo e contrasta fortemente con quanto essi hanno visto accadere proprio poche settimane fa in Paraguay, in occasione del pellegrinaggio di migliaia e migliaia di persone alla Vergine di Caacupé per la ricorrenza religiosa più importante del paese, evento che si trasforma per tanti in una festa sfrenata e senza controllo. Emilio ha spinto i giovani a chiedersi che cosa si è fatto in questa occasione del proprio corpo, del corpo della propria sposa o della propria figlia, con che disprezzo si è usato, proprio quando ci si reca in un luogo che celebra la donna che ha fatto del suo corpo un tempio puro e bello capace di accogliere Dio. Quando si parla di Maria si parla non solo della sua anima, ma anche del suo corpo, delle sue viscere, del suo sangue, di tutto il suo essere donato al Signore. Dobbiamo onorare Maria onorando il nostro corpo, creato a immagine e somiglianza di Dio, perché Maria si è completamente donata affinché l'uomo recuperasse questa somiglianza che aveva perso.
Chiesa e famiglia: supermercati del sacro e del profano?
La fede cattolica è religione del corpo anche perché riconosciamo che il Corpo di Cristo è la Chiesa, senza la quale non incontriamo Gesù, che vive in lei. Questo è un altro aspetto che i giovani cresimandi hanno mostrato di aver compreso molto bene. La Chiesa è la Sposa di Cristo e non una stazione di servizio, un supermercato dove si vendono i sacramenti e dove andiamo solo quando necessitiamo di una prestazione, per poi dimenticarci della sua esistenza. Il lavoro pratico comunitario che i giovani hanno realizzato ha fatto comprendere loro che non vi è chi sporca e chi pulisce, ma tutti ci impegniamo nel far bella la nostra parrocchia. Capire che la Chiesa, famiglia di Dio, va costruita con la propria partecipazione fa cogliere ai giovani che anche la propria famiglia, Chiesa domestica, non è un hotel o un negozio a buon mercato che si usa secondo il bisogno, quando servono i soldi, i vestiti, gli alimenti, e poi si abbandona. Ognuno deve pagare il proprio prezzo di impegno e responsabilità per mantenerla unita e farla crescere nell'amore. Non può succedere che nella famiglia solo alcuni lavorino e altri la sfruttino e pretendano un servizio.
Emilio ha poi ribadito l'importanza della pastorale della domenica, per la quale si è deciso tre anni fa di non separare la catechesi per la Cresima dalla celebrazione eucaristica domenicale. In questo modo i giovani si vanno abituando all'importanza del giorno del Signore, in cui si ascolta la sua Parola e ci si nutre del suo Corpo. Chi manca a questo appuntamento non è fedele all'impegno preso con Gesù.
Non possiamo addurre la scusa del poco tempo a disposizione, poiché si perdono ore ed ore per cose inutili o per stare seduti a prendere la bevanda tipica, il tereré, per ascoltare i rumori della piazza o per preparare una sfilata. Lo stesso tempo dedicato al lavoro, ha fatto notare Emilio, si può definire tempo perso, se poi il denaro si spende per accumulare cose che non servono e non fanno crescere. Si tratta di porre delle priorità nella vita e saper dare al Signore il suo giusto posto. Se non troviamo il tempo per pregare, ma lo abbiamo per molte cose, vuol dire che Dio vale meno di esse e che queste sono il nostro dio: il calcio, il denaro, la playstation, il cellulare, ecc. Non dobbiamo allora chiamarci cristiani, perché i cristiani sono coloro che, come i primi martiri, affermano che "non possono non celebrare la domenica", giorno in cui mostrano la propria fede che poi testimoniano nella vita di ogni giorno.
Adesso tocca ai giovani cresimandi dare la loro risposta, secondo la propria coscienza libera e responsabile.
Mariangela Mammi
29/12/2010
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