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Affinché la Cresima non sancisca la fine della vita cristiana
Da alcune settimane è iniziato nella parrocchia di Ypacaraí l'anno catechistico 2008.
Prima dell'apertura di esso, tutti i catechisti, circa 150, hanno seguito per quattro domeniche, dopo la partecipazione alla Messa, il corso di formazione preparato per loro e tenuto da Emilio.
I punti toccati, molti e fondamentali, si possono riassumere in poche parole: "La catechesi è il catechista".
È il catechista, infatti, il primo testimone di ciò che afferma e di quanto insegna ai bambini e ai ragazzi.
Si possono trasmettere mille nozioni, insegnare tutte le preghiere più belle, spiegare il Vangelo e cosa sono l'Eucaristia o la Trinità, ma se il catechista che parla non vive per primo ciò che dice, tutto si vanifica, tutto è inutile e, per i piccoli ascoltatori, a volte anche controproducente.
Coloro che hanno partecipato al corso di formazione hanno compreso che non tutti e non chiunque può fare catechesi. Una certa selezione è stata, quindi, inevitabile ed automatica.
Solo un discorso serio e fermo può dare il giusto valore alla catechesi, ai suoi contenuti e trasmettere veramente l'unico annuncio evangelico, un messaggio esigente che giudica la propria vita.
In tal senso, quest'anno sono state introdotte alcune novità nel modo di organizzare e condurre la catechesi nella parrocchia di Ypacaraí. In particolare quella che riguarda i tre anni di preparazione alla Cresima.
La Chiesa, infatti, non è una stazione di servizio e i sacramenti non si comprano come e quando uno vuole, magari senza alcuna preparazione; e neppure si svendono a buon mercato.
I sacramenti sono "perle preziose", "segni efficaci" che ci aiutano a crescere e a vivere la nostra relazione con Cristo. Equivalgono a quelle "perle", di cui parlava Gesù ("Non gettate le vostre perle davanti ai porci", Mt 7, 6), che non si possono dare a chi non ha la capacità di accoglierle.
La Cresima, in particolare, è il sacramento che conferma il proprio essere cristiano, il marchio che ci permette di divenire adulti nella fede, attraverso il dono dello Spirito Santo, e di continuare a vivere giorno per giorno nella Chiesa, manifestando pubblicamente il nostro credo.
Nella prassi, invece, spesso succede che i ragazzi dopo la Cresima scompaiono dalla Chiesa, dalle parrocchie. Hanno avuto tutto, non hanno più bisogno di nulla. Qualcuno, forse, si presenterà in Chiesa solo il giorno del matrimonio o per il proprio funerale.
Al di là della libertà di ciascuno, spesso ciò dipende anche da una catechesi debole, non curata, che non ha inciso nella formazione dei ragazzi, non ha fatto sperimentare e comprendere l'esigenza della partecipazione alla vita ecclesiale.
A che serve ricevere la Cresima, se poi non si partecipa più neppure alla Messa domenicale?
In questo senso, per i ragazzi di Ypacaraí, più di 300 giovani provenienti dal centro e dalle 23 Capillas della parrocchia, iscritti ai tre anni di preparazione previsti per la Cresima, la catechesi è la partecipazione regolare e comunitaria, tutte le domeniche mattina, alla Messa festiva, è l'ascolto di un'omelia fatta per loro da Emilio, è imparare a prendere parte attiva ai vari momenti della celebrazione liturgica.
È lì, infatti, il nucleo della catechesi: nella celebrazione comunitaria del sacrificio e del banchetto eucaristico, fonte e culmine della vita cristiana.
La Messa contiene in sé tutti gli elementi necessari che vanno spiegati e compresi, perché nell'assemblea liturgica vi è l'incontro con Gesù. A questo incontro i ragazzi si devono preparare.
Da tale partecipazione scaturisce poi l'impegno al servizio: la fede è vuota senza le opere e per i giovani è importante comprendere questo e attuarlo.
Ognuno dovrà collaborare in un'attività della parrocchia o della capilla dove vive: con un servizio di carità, visitando i più poveri della parrocchia; con un lavoro manuale per la pulizia e l'ornamento della chiesa o della capilla; con una partecipazione al servizio delle manzaneras; con un incarico nell'organizzazione di orti e giardini parrocchiali, ecc.
Questo permette di crescere nella fedeltà, di comprendere cos'è la Chiesa e cosa significa ricevere il sacramento della Cresima alla fine di un itinerario formativo.
È un percorso, questo, che sarà senz'altro selettivo, ma nella Chiesa non sono tanto importanti i numeri, quanto la qualità di uomini e donne che sappiano essere fedeli e ai quali si può consegnare la "perla preziosa" come segno di amore e di fedeltà a Cristo Gesù e alla sua Chiesa.
Emanuela Furlanetto
21/04/08
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