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Celebrazione delle cresime a Ypacaraí


Con il conferimento delle cresime da parte dell'Amministratore Diocesano, Mons. Joaquín Robledo, lo scorso 14 dicembre, è giunto al termine il percorso di catechesi con il quale più di cento ragazzi si sono preparati al sacramento. Un percorso distribuito su tre anni e che insiste sulla partecipazione alla messa domenicale, sull'inserimento nella vita parrocchiale e sulla solidità dei contenuti, per evitare quel fenomeno di dispersione e distacco dalla parrocchia che, anche in Paraguay, fa spesso seguito al ricevimento del sacramento della confermazione.

La serietà dell'impegno richiesto ha portato con sé una certa selezione, ma è un'idea diversa di Chiesa quella che viene trasmessa da questo percorso, nel quale i sacramenti sono legati alla fede, e non all'abitudine o alle tradizioni familiari, e non vengono ridotti alla funzione di "riti di passaggio".

Il silenzio, l'ordine, la cura con cui la chiesa era stata adornata, la precisione nei movimenti e nelle processioni hanno colpito i partecipanti. Se molto spesso la cresima è l'occasione, soprattutto per le ragazze, per sfoggiare ricche parures, complicate pettinature e ricercati maquillages, in questa celebrazione, invece, i confirmandi davano mostra di grande semplicità e indossavano tutti l'uniforme scolare. Una decisione, questa, presa anche per evitare discriminazioni tra ricchi e poveri, come anche spese inutili che contraddicono nei fatti tanti discorsi.

Questi aspetti non sono sfuggiti a Mons. Robledo, che, al termine della celebrazione, ha rilevato il grande cammino percorso dalla parrocchia in questi anni e ha sottolineato che il cambio si vede, come anche la differenza con altre parrocchie: se, all'inizio, le scelte fatte hanno portato qualche tensione, critiche o incomprensioni, ormai - notava l'Amministratore Diocesano - i frutti del lavoro si vedono e la giustezza delle opzioni fatte non è più oggetto di discussione. Ha anche rivelato che lo spirito di preghiera e l'atmosfera attenta e raccolta durante la celebrazione lo avevano commosso.

Ricorderemo questa celebrazione anche per un gesto di cordiale umanità visto a celebrazione finita. Eduardo, un ragazzo sordomuto appena cresimato, si è avvicinato a Mons. Robledo, il quale - avvertito con delicatezza della situazione di Eduardo - è prontamente sceso dalla macchina per farglisi incontro. Dopo i saluti, con due gesti che evocavano i simboli del Cerro Porteño e dell'Olimpia, le due maggiori squadre di calcio del Paraguay, Mons. Robledo ha chiesto a Eduardo se fosse dell'una o dell'altra e, dopo la sua risposta, gli ha confermato che anche lui tifava per la stessa squadra. Il viso di Eduardo si è illuminato. Questa capacità di entrare immediatamente in comunicazione con semplicità con tutti ci ha ancora una volta edificato e dice molto delle qualità di Mons. Robledo.

Michele Chiappo

17/12/08

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