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CONSEGNA DELLE VESTI LITURGICHE A YPACARAÍ



Per la fedeltà al percorso di formazione che la parrocchia ha offerto loro, anche quest'anno un gruppo di ragazzini e ragazzine hanno ricevuto il simbolo che contraddistinguerà il loro impegno come chierichetti e come liturgiste della comunità ecclesiale di Ypacaraí.

Oltre al loro impegno, non va dimenticato quello di quei genitori che hanno accompagnato con generosità i loro figli, dando loro un'opportunità che non tutti hanno, permettendo che arrivassero a questo giorno. Molti di questi genitori non hanno avuto la possibilità di avere la stessa formazione ed è grande il dono che hanno fatto ai loro figli.

Il servizio che questi ragazzi svolgono è molto importante per la parrocchia, perché la Chiesa nasce e si rinnova ascoltando la parola del suo Signore, per essere fedele alla missione che Egli stesso le affida. Il momento privilegiato di questo ascolto lo si trova principalmente nella celebrazione eucaristica che è anche il compito primo della Chiesa. Mentre altre istituzioni esistono per dare lavoro, casa, salute, giustizia, la Chiesa esiste principalmente per celebrare la sacra liturgia, fonte e culmine della sua vita. La Chiesa non è riducibile, come ha detto recentemente il Papa, a "un grande movimento storico, una complessa e solida istituzione sociale, forse una sorta di agenzia umanitaria e in verità è così che la ritengono quanti la considerano al di fuori di un'ottica di fede. In realtà, però, nella sua vera natura e anche nella sua più autentica presenza storica, la Chiesa è incessantemente plasmata e guidata dallo Spirito del suo Signore. È un corpo vivo, la cui vitalità è appunto frutto dell'invisibile Spirito divino"[1].

Il Concilio Vaticano II nella sua costituzione sulla liturgia afferma: "Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa,... nei sacramenti,... nella sua parola... È presente infine quando la Chiesa prega e loda... Effettivamente per il compimento di quest'opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima, la quale l'invoca come suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all'eterno Padre... Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado" (Sacrosanctum Concilium, 7). "La liturgia è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia" (Sacrosanctum Concilium, 10).

Per tutto questo dobbiamo celebrare la liturgia con gran solennità: coloro che agiscono in essa debbono presentarsi non solo interiormente, ma anche esteriormente in modo differente. Le vesti liturgiche marcano una differenziazione tra le azioni comuni e la liturgia, opera così mirabile di Dio.

Ai ragazzi che si sono preparati, dimostrando un grande senso di responsabilità, per la loro età, e che sono cresciuti in impegno e fedeltà, Emilio, come parroco, ha consegnato questi segni affinché essi possano partecipare alla liturgia con qualcosa che li contraddistingua. Tali vesti li richiamano ad essere un esempio per gli altri, anche nella vita quotidiana. Non tutti le ricevono, perché altrimenti non vi sarebbe più lo sforzo per raggiungere una meta, per compiere un cammino. Non vi sarebbe amore; niente avrebbe più valore se tutto fosse dovuto e non necessitasse di uno sforzo per ottenerlo. Le vesti liturgiche consegnate, inoltre, hanno anche una dimensione "cattolica", poiché sono frutto della generosità dei bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione nelle parrocchie italiane di Cadiroggio e Villalunga (RE) e degli amici Willy e Germaine Sordo di Genk (Belgio).

Questo avvenimento, tuttavia, è per questi ragazzi di Ypacaraí solo una tappa del cammino cristiano, non sempre facile, che stanno seguendo.

Anche le persone che continueranno ad accompagnarli nella formazione dovranno essere pazienti, ma allo stesso tempo esigenti, perché amare significa far in modo che essi crescano e che un giorno possano terminare la loro vita dicendo: "Signore, tutto quello che ho ricevuto l'ho vissuto in pienezza e non debbo pentirmi dell'esistenza che ho condotto".

Se i chierichetti o le ragazzine liturgiste svolgono bene il servizio liturgico, ma non vivono una vita bella, con dignità e responsabilità verso se stessi e gli altri, tutto quello che fanno nella parrocchia non servirà loro affatto. Tra la fonte e il culmine, in realtà, vi è proprio la vita di tutti i giorni, che deve essere coerente.

L'augurio è che questi ragazzi sappiano conservare la dignità del proprio corpo e della propria persona, senza farsi schiavi di niente e nessuno, come uomini e donne che offrono la propria vita a Dio con libertà. E che i loro formatori ricordino sempre che è davanti a Dio che devono rispondere dell'esempio e della testimonianza di amore che avranno dato a questi ragazzi.

Mariangela Mammi


[1] Benedetto XVI, Regina Coeli (31 maggio 2009), in www.vatican.va
 
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01/08/09

     
 
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