La celebrazione vespertina della solennità del Corpus Domini è stata una vera festa di luci, colori e profumi a Ypacaraí. Per l'occasione sono stati invitati i genitori e i bambini, di tutte le
Capillas della parrocchia, che si stanno preparando per la Prima Comunione.
La navata centrale della chiesa era occupata da un tappeto di fiori, eccellente creazione artistica del sig. Lino Careaga, che hanno pervaso il tempio di fragranza.
Inoltre, la sig.ra Rosa Estigarribia de Godoy, che sempre si occupa di questo aspetto con fedeltà e generosità ammirabili, aveva provveduto ad adornare con altri fiori i punti centrali del tempio.
Alla fine della celebrazione, la processione del Santissimo Sacramento, accompagnato dai bambini con le loro fiaccole accese, ha indicato chiaramente la fonte della luce che illumina la nostra vita.
Si è potuto riflettere con i ragazzi e i loro genitori sul significato del sacramento che
riceveranno e cioè sull'alimento e sul senso della Chiesa. La Chiesa, infatti, come ha sottolineato Emilio nell'omelia, nasce dall'Eucaristia, che è la sua fonte, e allo stesso tempo torna all'Eucaristia, che è il culmine di tutta la sua vita. Se ci si accosta all'Eucaristia, ci si avvicina alla Chiesa e se ne comprende il senso. Ecco perché ricevere la Comunione significa impegnarsi sempre più a vivere la Chiesa. Essa non è un'attività sociale o caritativa o un semplice stare insieme. Tutte queste cose, infatti, gli uomini possono farle anche senza appartenere alla comunità ecclesiale. Ciò che essi non possono realizzare da soli, invece, è penetrare nel Regno dei Cieli, vincere la morte, aprirsi alla dimensione divina della vita. Solo Dio ci dona la vita eterna, solo la fede ci libera dal camminare verso una morte senza senso e ci apre ad una gioia non passeggera. La morte, con la resurrezione di Cristo, il Corpo di cui ci nutriamo, è diventata quella porta che ci permette di incontrare non l'apparenza della vita, ma la realtà autentica di essa. Cristo è l'unico cammino, la vita e la verità. Se non mettiamo la nostra esistenza nelle sue mani, barcolliamo nell'oscurità.
Partecipare alla vita della Chiesa, in tutti i suoi momenti e non solo in certi avvenimenti,
significa allora cercare la verità ed anche apprendere ad avere il coraggio di proclamarla. Questo discorso ha interessato molto i genitori presenti, poiché è il nodo centrale dell'educazione dei figli, che è trasmettere loro la verità in tutti gli aspetti della vita e non crescerli nella menzogna, a partire dalle cose che sembrano più insignificanti, anche se ciò a volte fa soffrire. La sofferenza è parte dell'educazione, perché essa implica sempre un superamento di se stessi, per fortificare la propria volontà ed essere capaci di affrontare le non poche difficoltà della vita. Per questo l'educazione non è dare tutto ai figli senza richiedere loro uno sforzo e un sacrificio, poiché nulla nasce senza impegno. Non solo Dio deve attuare nella nostra vita, anche noi dobbiamo fare ciò che ci compete. Come in Cristo Dio e l'uomo sono uniti, così l'agire di Dio e quello dell'uomo devono essere sempre entrambi presenti. Per questo l'Eucaristia non è solo un banchetto, ma è anche un sacrificio: spesso si vorrebbe solo una Chiesa "delle feste", delle risposte facili e delle soluzioni a buon mercato, mentre i veri discepoli del Signore predicano il "Cristo crocifisso", non ciò che ognuno vorrebbe ascoltare, ma la verità che ci impegna a cambiare.
Amare i propri figli significa pertanto abituarli a non fermarsi su bisogni effimeri, ma a instaurare un dialogo autentico e profondo con tutti e a pensare in termini di eternità. Il vero maestro che può insegnarci tutto questo è solo Gesù, con la sua vita, il suo Vangelo, la sua fedeltà alla parola detta per non ingannare nessuno. È per apprendere questo che ci avviciniamo alla Chiesa, corpo del Cristo, Figlio di Dio e unico Salvatore. Dare altre cose ai giovani vuol dire tradirli.
Solo su questo percorso i genitori aiutano i figli a sviluppare il sogno che Dio ha posto nel loro cuore, che è l'impronta della sua grandezza divina e dunque dell'alta dignità umana.
Se nell'Eucaristia riconosciamo il corpo e il sangue di Gesù e tutto quanto abbiamo detto, allora i ragazzi dovranno poter vedere, e non solo ascoltare, che i genitori si inginocchiano veramente davanti al Santissimo, non con un gesto ipocrita, ma con il cambiamento della loro vita. I ragazzi comprenderanno così che l'onore che i loro formatori rendono al Signore è vero, poiché nell'educazione non conta solo "ascoltare" un insegnamento, ma soprattutto "vedere" che esso è vissuto.