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CRISTO, LA CHIESA E I POVERI

NELLE PRIME COMUNIONI


Nella parrocchia di Ypacaraí è tempo di Prime Comunioni. Queste rappresentano l'occasione per incontrare non solo tanti bambini della catechesi, ma anche i loro familiari, molti dei quali non entrano mai in chiesa. Inoltre, è il momento in cui si chiude, in un certo senso, l'anno pastorale e si analizza il lavoro compiuto dagli incaricati dell'educazione religiosa dei più giovani.

I poveri presenti nell'Eucaristia

Alcuni catechisti hanno realizzato il loro compito molto bene: Marta Fernández de Sforza appartiene a questo gruppo. Sempre presente alla formazione permanente che si offre in parrocchia, ha voluto unire il corpo di Cristo, che i bambini del suo gruppo si preparavano a ricevere, al corpo della Chiesa e, in essa, al corpo dei più bisognosi. Durante l'anno, in ogni incontro settimanale, questi bambini hanno consegnato una piccola offerta, frutto dei loro sacrifici, per il mantenimento della chiesa e, soprattutto, perché si possano aiutare i più poveri della parrocchia. Alla fine, anche i genitori hanno voluto aggiungere il loro contributo.

Nel giorno della loro Prima Comunione, i bambini hanno consegnato il loro contributo al gruppo Caritas della parrocchia, il quale, per mezzo di María del Carmen Sierra, ha sottolineato il valore di tale gestoMaría del Carmen Sierra. Questi soldi, che sono sacri perché sono l'offerta dei bambini e il frutto del loro amore, saranno utilizzati con responsabilità e verranno consegnati solo alle persone che hanno bisogni reali e non a chi non si impegna.

Come ha spiegato Emilio durante la Messa delle Prime Comunioni, quest'iniziativa è stata presa per il suo profondo senso teologico, cioè, per unire, dopo avere riflettuto sulla parola di Dio, il corpo di Cristo presente nell'Eucaristia al corpo di Cristo presente nella Chiesa. In effetti, l'Eucaristia è il corpo di Cristo, ma in lei troviamo anche il corpo di tutti i fratelli e, in modo speciale, quello dei più bisognosi, perché Cristo si è identificato con loro (cfr. Mt 25, 31-46). Il Cristo che riceviamo nel banchetto eucaristico è veramente il Figlio di Dio e il figlio di Maria, il figlio del cielo e il figlio della terra. È l'unico che può dare la vita eterna, la vita di Dio, e l'unico che, nell'Incarnazione, ha assunto tutta l'umanità, raggiungendo tutti gli uomini, per dare loro la pienezza della vita. Nessuno è escluso dal corpo di Cristo.

La Chiesa è il corpo di Cristo, è la sposa del Signore; è nostra madre, perché ci dona il corpo di Cristo nell'Eucaristia; è anche nostra figlia, perché è nelle nostre mani, è da noi composta.

Il carattere sacro della Chiesa, che non esiste senza l'Eucaristia, ci aiuta a vivere più in profondità la nostra fede.

La collaborazione dell'uomo al progetto di Dio

Mangiare l'ostia consacrata non è un atto magico (come spesso si percepisce), ma un avvenimento che esige che si viva secondo la volontà di Dio, che ha voluto unire l'uomo a se stesso; perciò, da un lato, bisogna passare, con responsabilità e serietà, attraverso la dura legge della vita degli uomini, e, dall'altro, con sacrificio, attraverso la vita esigente di Dio e della Chiesa. L'amore richiede sempre uno sforzo. Gesù si è sacrificato per noi, ci ha dato l'esempio fino a consegnarci la sua vita. Questo è un insegnamento importante per i bambini e i giovani, abituati spesso a fare solo "quello che piace loro".

Per il fatto che riceve l'Eucaristia, ognuno è chiamato a lasciarsi trasformare da Gesù, per arrivare a essere un altro Cristo in mezzo agli uomini. Come ha affermato il Santo Padre all'inizio di questo anno, "il disegno divino non si compie automaticamente, perché è un progetto d'amore, e l'amore genera libertà e chiede libertà. Il Regno di Dio viene certamente, anzi, è già presente nella storia e, grazie alla venuta di Cristo, ha già vinto la forza negativa del maligno. Ma ogni uomo e donna è responsabile di accoglierlo nella propria vita, giorno per giorno. ... Ogni volta che il Signore vuole fare un passo avanti, insieme con noi, verso la 'terra promessa', bussa prima al nostro cuore, attende, per così dire, il nostro 'sì', nelle piccole come nelle grandi scelte"[1].

Per tutto questo si capisce che mangiare il corpo del Signore esige, quindi, il rispetto della dignità del nostro, e anche di quella del corpo degli altri. Nessuno può giocare con il nostro corpo, perché significherebbe offendere Dio che ha voluto prendere un corpo umano; ma, nemmeno possiamo dimenticarci dei nostri fratelli che appartengono al corpo di Cristo e soffrono. Si deve avere sempre uno sguardo e un orizzonte più grande delle nostre esigenze personali, e rendersi conto dell'esistenza dei poveri.

Il gesto che la nostra cara catechista Marta ha proposto, e che i bambini hanno realizzato, ha mostrato a tutti il vincolo stretto che esiste tra Gesù, la sua Chiesa e i poveri. Questo insegnamento ci conduce a vivere, in tutti i suoi sensi, il mistero dell'Eucaristia e indica un cammino da seguire.

Mariangela Mammi



[1] Benedetto XVI, Angelus (3 gennaio 2010), in www.vatican.va


13/01/2010
 

 
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