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E i due saranno una carne sola



Si discute molto oggi di famiglia e matrimonio, ma spesso si usano i termini senza sapere di cosa effettivamente si stia parlando. Siamo di fronte ad un vero cambio antropologico o ad un problema di linguaggio? Il fatto è che le parole risentono di ragionamenti basati su luoghi comuni e sono lontani dal significato delle realtà a cui dovrebbero corrispondere.

Perché la Chiesa insiste tanto sulla famiglia fondata sul matrimonio e perché Benedetto XVI continua a ripetere che questi due termini non possono essere separati?

Il 9 febbraio 2007 tutta la comunità cristiana di Ypacaraí ha vissuto un momento di grande gioia proprio grazie ad un matrimonio.

Rogelio Salinas e Antolina Vallejos Rogelio Salinas e Antolina Vallejos avevano pensato di sposarsi tanti anni fa, ma vari avvenimenti e difficoltà lo avevano sempre impedito. Rogelio da qualche tempo, però, ha iniziato ad impegnarsi in parrocchia. A volte viene da chiedersi dove trovi il tempo per partecipare agli incontri, tra il duro lavoro, la presenza in famiglia (che per la generosità sua e di Antolina si estende ben oltre i limiti del suo nucleo familiare) e le trasmissioni a Radio Omega.

Rogelio e Antolina hanno superato tante prove ed aspettavano questo momento come la possibilità di dare al loro amore un senso più grande e profondo.

Le letture della liturgia hanno permesso a Emilio di far riflettere tutti sul significato del matrimonio cristiano.

Nel racconto della creazione vediamo come Dio, comunione di persone, creando l’uomo a sua immagine e somiglianza, pone al suo fianco un’altra persona come lui, ossa delle sue ossa, sangue del suo sangue. L’uomo, essere in relazione, incontra solo in lei “un aiuto che gli sia simile” (cfr. Gen 1, 27; 2, 18-24) e alla quale si unisce per essere una sola carne. Ella è anche l’unica a non essere sottoposta al suo dominio, a differenza degli altri esseri creati.
L’apporto della teologia paolina presente nella Lettera agli Efesini (cfr. 5, 2.25-33) è ancora più illuminante e ci spiega perché la Chiesa, nonostante le trasformazioni che subisce il mondo, non possa cambiare la parola ricevuta da Cristo stesso, il quale si è posto per l’uomo come modello grande e unico di amore. Il matrimonio cristiano non è cosa da poco, ma è il segno dello stesso amore di Cristo per la sua Chiesa, amore che lo ha portato a darle la sua vita sulla croce. Rogelio, come qualunque altro cristiano che voglia amare davvero la sua compagna, deve vivere e donarsi come Cristo ha fatto.Matrimonio
Se vi è una precedenza dell’iniziativa di amore di Cristo rispetto alla Chiesa, vi è analogicamente una precedenza dell’uomo sulla donna, nel senso della responsabilità che per primo deve avere nei confronti della famiglia che crea con la sua sposa, e non dunque nel senso di un autoritarismo.

E’ importante questo discorso in una cultura che porta ancora i segni del machismo, che considera la donna inferiore e le conferisce valore solo se è “la madre dei miei figli” e non come la compagna di tutta una vita, l’amica con cui confidarsi, il sostegno con cui condividere le decisioni.

Per essere ancora più concreto, san Paolo afferma che l’amore alla propria compagna si misura sull’amore a se stessi. Chi non si ama non può amare un altro. Il marito deve amare la moglie come il proprio corpo e viceversa; in effetti i due lasciano la vita di prima per vivere insieme ed essere una sola carne, superando la legge del sangue per costruire un vincolo fondato sulla libertà. Solo da questo legame forte nasce il frutto dell’amore, i figli, verso i quali converge la sovrabbondanza dell’effluvio amoroso degli sposi. L’amore ai figli è autentico quando è frutto di un grande amore tra i genitori e non lo sostituisce. E ciò mette in discussione anche quelle unioni o nuove tecniche in cui nessuno assume la responsabilità dei figli che nascono.

Tuttavia, vi è ancora un aspetto da sottolineare. Nel Vangelo, Gesù pone l’accento sulla fedeltà: ciò che Dio ha unito non lo separi l’uomo (cfr. Mt 19, 3-9).
In America Latina e in molte altre parti del mondo si prendono le distanze dal matrimonio cristiano per il timore di prendere un impegno esigente, a cui occorre anche essere fedeli, non un periodo e non a certe condizioni, ma per tutta la vita.

MatrimonioIl fatto è che dietro l’amore di Rogelio e Antolina, in questo caso, e di tutti gli sposi cristiani vi sono Cristo e la Chiesa. Il sacramento del matrimonio non lascia più le cose come prima. Essi assumono un impegno totale, definitivo, pubblico, eterno. Infatti, la Chiesa è la Chiesa di Gesù in ogni tempo ed in ogni luogo; Cristo è il capo del suo corpo per sempre.

Rogelio e Antolina, arrivando a questa decisione, hanno fatto entrare il loro amore in una dimensione divina. Il matrimonio è una vocazione che non si cancella. E’ il progetto di Dio per loro, il cammino attraverso il quale possono realizzare se stessi: non esiste per loro un altro modo per essere felici. La vocazione è una, come lo è per i sacerdoti o i consacrati.

Il matrimonio, come tutti i sacramenti, è un’azione di Dio attraverso la quale egli si comunica all’uomo, si unisce a lui. L’amore di Rogelio e Antolina oggi appartiene a Dio e alla sua Chiesa, non è più una cosa privata. Ecco perché chi non è fedele rompe questa unità con Cristo ed anche con tutto il suo corpo e non può ricevere i sacramenti della Chiesa. A volte questo non è semplice da accettare, ma si comprende se si conosce il significato vero e profondo che sta dietro un matrimonio cristiano.

Adesso Rogelio, che è catechista, per il suo cammino cristiano può fare ai giovani,Matrimonio come pure alle sue figlie, un discorso alto sulla dignità e il rispetto del proprio corpo, sull’impegno forte e definitivo a cui tutti sono chiamati nella propria vocazione, sulla possibilità che la Chiesa offre di vivere in modo più bello e grande l’amore umano e può dire loro: “Non abbiate paura di fare grandi scelte”.

Rogelio e Antolina sono ora chiamati ad un amore reciproco, che sa incontrare sempre un punto di riconciliazione e perdono, alla scuola del Vangelo per essere così un esempio per la loro famiglia e per tutta la parrocchia.

                                                                                       
Mariangela Mammi



01/03/07

 
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