LEGGI LA PRIMA PARTE
ECOLOGIA A YPACARAÍ (2)
Un'educazione data in parrocchia
In questi ultimi anni i parrocchiani si sono familiarizzati con alcuni avvertimenti, slogan e gesti che hanno voluto favorire il diffondersi di una nuova consapevolezza riguardo alla difesa dell'ambiente, preparando il terreno per iniziative a più larga scala.
Va tenuto presente che la questione ecologica, infatti, offre un'opportunità pedagogico-pastorale, indicando alcuni obiettivi concreti alla portata di tutti, e non solo dei legislatori o degli amministratori. Perseguire questi obiettivi permette di formare il carattere attraverso un'ascesi dei comportamenti.
In parrocchia sono risuonati spesso, a tempo e a controtempo, gli inviti a non gettare per strada sacchetti di plastica, bottiglie, contenitori vari: il letto dei tanti corsi d'acqua di cui è ricca Ypacaraí è già soffocato dalla plastica ed il lago di Ypacaraí, un tempo noto come "lago azzurro", è ormai morto. Anche il pellegrinaggio a Caacupé, il santuario nazionale, che vede più di un milione di persone passare proprio per Ypacaraí nei giorni della festa dell'Immacolata, è stato l'occasione per stigmatizzare l'incoerenza che esiste tra la devozione alla Vergine, "terra di Dio", e l'insulto arrecato alla terra lasciando, al passaggio, una densa scia di bottiglie, lattine, sacchetti che trasforma il tragitto tra Ypacaraí e Caacupé nella principale discarica del Paraguay.
Un comportamento doppiamente colpevole, quello di gettare questi rifiuti, perché, oltre ad inquinare, trattengono gocce di pioggia o anche solo di rugiada e si trasformano in altrettanti vivai per le zanzare responsabili della diffusione del dengue.
"Spegnere il motore quando si parcheggia" si può leggere su un cartello posto nel sagrato della chiesa. Raccomandazione molto opportuna, questa, quando si tiene conto di un'abitudine molto diffusa: lasciare il motore acceso, visto che ogni rimessa in moto della macchina - o addirittura del camion o dell'autobus - è una sorta di scommessa. Si tratta infatti di veicoli usati, importati, con centinaia di migliaia di chilometri alle spalle, veri catorci che emettono un fumo densissimo. Non meraviglia allora che Asunción, secondo una statistica resa nota pochi mesi fa, sia la capitale sudamericana con il più alto tasso di asma infantile.
Anche la pratica di accendere fuochi per bruciare davanti a casa la spazzatura è stata ripetutamente denunciata. È risaputo che molti detriti domestici, in particolare i composti plastici, nella combustione liberano gas altamente tossici. Non è infrequente che nelle serate afose interi quartieri di Ypacaraí siano avvolti in una cappa di fumo maleodorante. Vi è poi chi giunge addirittura a bruciare vecchi copertoni, persino per alimentare il forno del pane. Nemmeno dar fuoco alle foglie secche è un'abitudine innocente: al riguardo, gli esperti hanno ricordato che proprio questi piccoli fuochi hanno un grande impatto sull'aumento dell'anidride carbonica nell'atmosfera, indicato come principale causa del riscaldamento globale.
Cambiare queste abitudini altamente dannose è responsabilità di tutti e, come implica il menzionato principio di sussidiarietà, precede qualsiasi iniziativa imposta dall'alto.
"Il libro della natura è unico"
In un'epoca in cui va di moda aderire ad ogni sorta di campagne, magari semplicemente firmando una petizione o aderendo ad un gruppo su Facebook, il Papa richiama invece l'importanza degli stili di vita e ricorda che "il libro della natura è unico, sia sul versante dell'ambiente come su quello dell'etica personale, familiare e sociale", per cui "non si può domandare ai giovani di rispettare l'ambiente, se non vengono aiutati in famiglia e nella società a rispettare se stessi", perché "i doveri verso l'ambiente derivano da quelli verso la persona considerata in se stessa e in relazione agli altri" (Messaggio, 12).
Le parole del Papa confortano l'insistenza con la quale, in parrocchia, si cerca di educare i giovani al rispetto del proprio corpo, imparando a gestire la propria sessualità, ad instaurare relazioni nella verità e ad attribuire importanza a piccole cose quotidiane come l'ordine, la puntualità, la pulizia, la fedeltà alla parola data, la serietà nello studio e nel lavoro, la professionalità.
Proprio perché molti dei giovani della parrocchia sono stati abbandonati dal padre, e a volte anche dalla madre, come se fossero un inutile pacco dono raccolto poi da una qualche nonna o zia, non tardano a comprendere che "il libro della natura è unico" e che chi "butta" un figlio non avrà scrupoli a buttare un sacchetto di plastica.
Acquista così importanza l'acquisizione di virtù fondamentali come la responsabilità, la sobrietà, la prudenza, veri "abiti" che un giovane poi porterà con sé in ogni circostanza, compreso l'ambito dell'ecologia: "La crisi ecologica, dunque, offre una storica opportunità per elaborare una risposta collettiva volta a convertire il modello di sviluppo globale in una direzione più rispettosa nei confronti del creato e di uno sviluppo umano integrale, ispirato ai valori propri della carità nella verità. Auspico, pertanto, l'adozione di un modello di sviluppo fondato sulla centralità dell'essere umano, sulla promozione e condivisione del bene comune, sulla responsabilità, sulla consapevolezza del necessario cambiamento degli stili di vita e sulla prudenza, virtù che indica gli atti da compiere oggi, in previsione di ciò che può accadere domani" (Messaggio, 9).
Per un'"ecologia umana"
L'invito del Papa ad una formazione globale, unica prospettiva nella quale si può impostare un'efficiente difesa ambientale, spinge a pensare un progetto educativo nel quale, in ogni campo, si trasmettano i valori autenticamente umani, perché quello che è in gioco è un'"ecologia umana", una difesa di quanto di più inviolabile vi è nell'uomo: "Il degrado della natura è, infatti, strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana, per cui 'quando l''ecologia umana' è rispettata dentro la società, anche l'ecologia ambientale ne trae beneficio'...Volentieri, pertanto, incoraggio l'educazione ad una responsabilità ecologica, che, come ho indicato nell'Enciclica Caritas in veritate, salvaguardi un'autentica 'ecologia umana' e, quindi, affermi con rinnovata convinzione l'inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e in ogni sua condizione, la dignità della persona e l'insostituibile missione della famiglia, nella quale si educa all'amore per il prossimo e al rispetto della natura" (Messaggio, 12).
Anche la lotta contro l'inquinamento acustico, a ragione, è parte imprescindibile della protezione del creato. L'unitarietà nei comportamenti e negli stili di vita spinge ad educare a saper distinguere tra musica autentica e forme di rumore intollerabile, sparate a centinaia di decibel per tutto l'isolato, senza curarsi dell'ora e dei vicini, tra i quali vi sono malati, moribondi, operai che devono alzarsi alle tre di notte, persone per le quali la vita non è tutto un ballo e uno sgambettìo.
L'educazione all'ecologia, radicata nel pensiero cristiano, può liberare i giovani da una religiosità intimista e alienante, mostrando loro le vere sfide del presente e dando loro un respiro autenticamente cattolico, vale a dire universale, che si estende a tutte le generazioni, anche a quelle non ancora nate, ed abbraccia tutto il cielo e tutta la terra.
Michele Chiappo
12/02/2010
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