Giovani: quale cammino verso la liberazione?
Scriveva, anni fa, l'allora Card. Joseph Ratzinger che tutta la riflessione cristiana sul Cristo tratta in definitiva “della salvezza, della liberazione dell’uomo. Ma che cosa libera l’uomo? Chi lo libera e a che fine? O ancora più semplicemente: che cosa è questa ‘libertà dell’uomo’? Può l’uomo diventare libero fuori dalla verità, cioè nella menzogna, nell’incertezza, nell’errore? Una liberazione che astrae dalla verità, senza la verità, non sarebbe liberazione, ma piuttosto inganno e schiavitù, rovina dell’uomo. Libertà senza verità non può essere vera libertà – quindi senza verità non c’è libertà degna di questo nome (J. Ratzinger, Il cammino pasquale. Corso di Esercizi Spirituali tenuti in Vaticano alla presenza di Giovanni Paolo II, Ancora, Milano 1985, 85).
Nella liturgia del Venerdì Santo, insieme al numerosissimo popolo di Ypacaraí e ai giovani della Pascua Joven, si è riflettuto proprio sul tema della verità. Nella passione secondo San Giovanni vi è un passaggio che spiega come Gesù venga condannato senza ragione. Al soldato che lo percuote, Gesù chiede: “Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?” (Gv 18, 23). Gesù non reagisce con la violenza, ma introduce il discorso della logica, della razionalità, del perché delle cose, delle risposte precise, della verità. Invita a trovare le motivazioni, le fondamenta reali su cui poi fare le proprie scelte. È la rivelazione della verità, ma anche la distruzione dei miti basati su tradizioni senza significato e su luoghi comuni non sottoposti alla verifica della razionalità. Non si possono basare le scelte di una vita su motivazioni del tipo “la gente dice”, “così fan tutti”, “quel che è stato sempre sarà”. Cambiare i presupposti del ragionamento e chiedersi il perché profondo delle cose significa sconfiggere la rassegnazione e costruire la vita su ciò che è razionale, giusto, vero. Questo è molto importante per i giovani che non possono essere condannati a ripetere il passato, ma devono imparare a decidere, applicando i principi della ragione, senza la quale l’uomo si riduce ad animale.
Ma qual è l’atteggiamento interiore che conduce alla verità? Anche Pilato aveva il desiderio di conoscere la verità quando chiese: “Che cos’è la verità?” (Gv 18, 38). Eppure, Gesù gli rispose con un silenzio molto eloquente, poiché gli aveva già spiegato di essere venuto a rendere testimonianza alla verità, aggiungendo che chi ama davvero la verità ascolta la sua voce. Davanti a chi non vuole capire, non vuole la verità, non vi è che il silenzio. Gesù aveva appena finito di rivelargli il segreto della sua missione, ma Pilato rimase incagliato in una logica di potere. Questa logica non libera l’uomo.
Occorre riflettere sul fatto che Gesù, pur proclamandosi re, non abbia risolto i problemi della fame, delle malattie, delle ingiustizie. Ce lo ha ricordato anche il Papa nel suo messaggio augurale della Pasqua appena trascorsa, affermando che con la resurrezione “il Signore non ha tolto la sofferenza e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice con la sovrabbondanza della sua Grazia. Alla prepotenza del Male ha opposto l’onnipotenza del suo Amore” e, con parole dolci ma impegnative - commenta il Papa -, ci ha chiamato all’unica “soluzione”: a servire come lui e con lui, ad amare come lui ha amato, a spendere la vita “per essere messaggeri di una gioia che non teme il dolore”.
Perché, se Gesù possedeva la verità, non ha imposto a tutti la sua linea? Ecco che il tema della verità si interseca con quello della libertà. Davanti a qualunque proposta, anche la migliore, la più vera, vi è sempre la libertà dell’uomo che può rifiutare tutto. Per questo, la liberazione, la salvezza, non possono dipendere da un messia politico, ma solo dal Figlio di Dio che accetta la libertà dell’uomo e che egli preferisca peccare, accetta che egli scelga di non essere felice. Nella storia dell’umanità che non trova pace, molti, in nome del progresso della loro nazione, davanti alle resistenze incontrate, hanno finito per instaurare regimi dittatoriali al fine di imporre una loro visione, per il “bene del popolo”.
Ai giovani che sognano un futuro migliore, anche ai più volenterosi che vorrebbero impegnarsi per “cambiare il mondo”, quale messaggio lancia, allora, Gesù? L’amore di un uomo, Figlio di Dio, che sfidò tutte le forze del suo tempo per un messaggio di libertà e verità, perché solo la verità libera. Il non aver paura di aprire il cuore alla verità, alla razionalità, all’intelligenza; studiare, prepararsi, incontrarsi sulla verità e non nella ripetizione di schemi. Pagare di persona il prezzo della verità. Amare la verità e servirla per essere liberi. Gesù Cristo ha mostrato con la vita la verità delle sue parole: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6). Quale sogno più grande può avere un giovane se non di essere come Gesù?
“Affinché l’uomo sia libero, deve essere ‘come Dio’. L’intenzione di diventare come Dio è il nucleo centrale di quanto si è escogitato per la liberazione dell’uomo. Poiché il desiderio della libertà appartiene all’essenza dell’uomo, questo uomo cerca necessariamente fin dall’inizio il cammino verso l’‘essere come Dio’: tutte le altre cose infatti non bastano all’uomo, insaziabile delle cose finite” (J. Ratzinger, Il cammino pasquale..., 99).
I giovani di Ypacaraí, in questo cammino di riflessione durante la Pascua Joven, che li ha condotti a riscoprire la Resurrezione, sono stati invitati ad allargare gli orizzonti e a non escludere le proposte di vita di una sequela di Cristo più radicale, come il sacerdozio o la vita consacrata. Attraverso di essi la vicinanza all’ideale evangelico si fa più forte, come via di liberazione autentica per se stessi e per gli altri.
Mariangela Mammi
20/04/07
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Ciascuno di noi può essere tentato dall’incredulità di Tommaso. Il dolore, il male, le ingiustizie, la morte, specialmente quando colpiscono gli innocenti - ad esempio, i bambini vittime della guerra e del terrorismo, delle malattie e della fame - non mettono forse a dura prova la nostra fede? Eppure paradossalmente, proprio in questi casi, l’incredulità di Tommaso ci è utile e preziosa, perché ci aiuta a purificare ogni falsa concezione di Dio e ci conduce a scoprirne il volto autentico: il volto di un Dio che, in Cristo, si è caricato delle piaghe dell’umanità ferita. Tommaso ha ricevuto dal Signore e, a sua volta, ha trasmesso alla Chiesa il dono di una fede provata dalla passione e morte di Gesù e confermata dall’incontro con Lui risorto. Una fede che era quasi morta ed è rinata grazie al contatto con le piaghe di Cristo, con le ferite che il Risorto non ha nascosto, ma ha mostrato e continua a indicarci nelle pene e nelle sofferenze di ogni essere umano.
“Dalle sue piaghe siete stati guariti” (1 Pt 2,24), è questo l’annuncio che Pietro rivolgeva ai primi convertiti. Quelle piaghe, che per Tommaso erano dapprima un ostacolo alla fede, perché segni dell’apparente fallimento di Gesù; quelle stesse piaghe sono diventate, nell’incontro con il Risorto, prove di un amore vittorioso. Queste piaghe che Cristo ha contratto per amore nostro ci aiutano a capire chi è Dio e a ripetere anche noi: “Mio Signore e mio Dio”. Solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede.
(Benedetto XVI, Messaggio Urbi et Orbi, Domenica di Pasqua 2007)
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