I giovani e la Messa
Una riflessione dal Giovedì Santo vissuto a Ypacaraí
Più di trecento giovani hanno partecipato alla “Pascua Joven” organizzata dalla parrocchia Sagrado Corazón de Jesús di Ypacaraí. Per tre giorni essi hanno potuto riflettere sul significato profondo degli avvenimenti della vita di Gesù, che nel Triduo pasquale riviviamo.
La liturgia del Giovedì Santo ha permesso una catechesi ai giovani sul perché la Messa è cosi importante per i cristiani. Dopo aver visto, attraverso una proiezione, la passione di Gesù, essi hanno potuto comprendere che quella sofferenza si rende presente in tutta la sua drammaticità e profondità ogni volta che celebriamo la Messa.
Quell’uomo che si dona, che non rinnega la parola data, che va fino in fondo nel vivere quanto ha predicato e che viene crocifisso, vive al massimo grado con la sua coscienza umana e divina tutte le sofferenze dell’umanità. Il Dio che muore sperimenta nelle sue carni e nel suo Spirito la profondità dell’abisso del male, del rifiuto dell’amore e delle sue conseguenze, e soffre molto di più di qualunque altro uomo. Di fronte alla morte di Dio, che prende su di sé la morte di tutti gli uomini, non può esserci la superficialità, il riso, l’indifferenza, la trascuratezza, ma si apprende piuttosto a rispettare il silenzio “liturgico” per la sua morte e quella di ogni uomo, arrivando a comprendere che, ogni volta che si celebra la Messa, si rivive questo momento tremendo ed allo stesso tempo salvifico, trasformante la morte in vita. I giovani hanno potuto riflettere su questo aspetto “serio” dell’uomo e dei popoli crocifissi, del Dio che rende presente la sua morte nella Messa: è il momento in cui per la forza dello Spirito Santo noi diventiamo contemporanei di Cristo nei giorni che soffrì e morì. Per i cristiani la Messa è l’avvenimento più grande della storia. Senza la Messa il mondo non trova la ragione di fondo della sua esistenza, il senso delle cose, il riscatto dal dolore e dalla morte.
Qui vi è tutta la responsabilità di coloro che esercitano il sacerdozio, istituito proprio nell’Ultima Cena, la responsabilità di trasmettere, con la loro predicazione e la loro vita, la spiegazione comprensibile di questo evento. Quel pane e quel vino non sono elementi magici, ma sono veramente il corpo e il sangue dell’uomo Gesù, il Figlio di Dio: il mistero del Dio che muore affinché l’uomo viva. Ecco l’assurdo del partecipare con superficialità a questo mistero, così come superficialmente si vive, di conseguenza, ogni cosa e finanche la propria morte. I giovani, invece, da questo momento, sono chiamati a scoprire il vero valore di tutto ed anche di aver diritto a vivere e sognare un’esistenza al massimo grado. Gesù muore affinché essi abbiano una vita autentica, che non è quella che si trova nel possedere il cellulare, la moto o seguire ad ogni costo l’ultima moda. La vita è l’amore: amare ed essere amati. Non a caso la Chiesa è maestra d’amore, basti pensare al Cantico dei Cantici che descrive proprio l’amore tra Cristo e la Chiesa, tra Cristo e l’anima fedele; è un libro chiave della Bibbia e per coloro che con umiltà vogliono apprendere ad amare, a distinguere il bene dal male, a essere capaci di soffrire, impegnarsi, formarsi un carattere, avere il controllo di se stessi e non dimissionare davanti alla prima difficoltà. La Chiesa è maestra di amore per i giovani.
La logica cristiana non si limita ad una morale “buonista”, ma è molto di più, è la via alla divinizzazione dell’uomo. Gesù muore affinché arriviamo ad essere come Dio, ad entrare nella bellezza dell’amore che non termina e raggiunge vette sempre più alte. Un amore è forte quando va al di là della notte, della oscurità, delle tenebre, della malattia, della morte. Gesù ha insegnato che il suo amore è più forte della morte ed ha istituito l’Eucaristia come riattualizzazione di tutto ciò. Deve essere questo il messaggio della Chiesa, un messaggio di bellezza, forza, coraggio, di libertà autentica, che ci dice che Dio non pone limiti all’uomo, ma è l’Anticristo che li pone, come vediamo nella storia di Giuda. Dio è andato oltre la morte, mentre, quando mettiamo il limite della paura e del peccato, uccidiamo il sogno profondo del nostro cuore e perdiamo veramente la vita.
Il silenzio, l’ascolto e l’attenzione con cui i giovani hanno seguito i riti pasquali ha fatto cogliere come questo discorso abbia risposto alla loro esigenza di comprendere davvero il significato della celebrazione liturgica nella Chiesa.
Mariangela Mammi
15/04/2007
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