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I SOLDI: CAPIRLI, AVERLI, GESTIRLI

Omelia della messa con i cresimandi a Ypacaraí


Demitizzare il denaro: far capire che cos'è, spogliarlo di quell'aura che lo trasforma in idolo, mostrare che il suo posto non è su un altare davanti al quale si sacrifica tutta la vita. È, questo, uno dei grandi compiti dell'educatore in una società sempre più soggetta alla mercificazione delle persone e dei rapporti. Per questa ragione, nel consueto appuntamento con i giovani che si stanno preparando alla cresima, Emilio ha dedicato la sua omelia della domenica 19 settembre a questo tema, commentando le letture del giorno che si riferivano appunto all'uso della ricchezza.

La più grande urgenza è proprio quella di capire che cos'è il denaro: un mezzo di comunicazione, un'informazione, un sistema per permettere la circolazione di beni e di persone. Superando la primitività del baratto, l'invenzione del denaro ha consentito di esprimere, nel modo più sintetico possibile, la quantità di forza lavoro presente in un oggetto, la sua rarezza e preziosità, la sua maggiore o minore necessità, e ha accresciuto le possibilità di contatti e di scambi tra gli uomini. È grazie a questa invenzione che la società si è potuta evolvere in forme sempre più complesse: senza denaro, il nostro grado di sviluppo sarebbe ancora quello delle piccole comunità di agricoltori e allevatori, obbligate a essere autosufficienti, estremamente limitate nelle loro possibilità e continuamente condannate alla precarietà, esposte com'erano a carestie ed epidemie secondo l'aleatorietà dei raccolti.

Da questa visione scaturiscono alcune conseguenze fondamentali.

In primo luogo, guardare al denaro come strumento di relazione e di informazione vuol dire tener presente che il denaro esprime il lavoro, lo sforzo, i sacrifici, il sudore e perfino il sangue di una persona, come ricordano le tante morti sul lavoro, dai cantieri alle miniere nelle profondità della terra. È legato a dei volti e a delle storie. I giovani, soprattutto, devono abituarsi a una relazione con i soldi nella quale non possono non chiedersi da dove vengono, senza subissare i genitori di richieste incongrue. Devono ricordare che i soldi sono il frutto del lavoro e che quando si vedono ricchezze non proporzionate al lavoro svolto, allo stipendio ricevuto, alle capacità professionali, la possibilità è estremamente alta che si tratti di ricchezze illecite, acquisite sfruttando il sudore e il sangue di altri, caso tutt'altro che raro, non solo in Paraguay. Da parte loro i genitori, primi educatori, formano adeguatamente i figli e li amano non quando li riempiono di cose, precedendo perfino la formulazione dei desideri, ma quando insegnano il valore delle cose. A supporto dei soldi, infatti, vi sono quelli che in economia si chiamano valori (riserve auree, beni, forza lavoro, divise straniere, ecc.), senza i quali il denaro sarebbe solo convenzione, arbitrio, carta in sé molto facile da stampare: ma sulla carta stampata non si regge un'economia.

In secondo luogo, si tratta di evitare visioni manichee e rendersi conto che il denaro serve. L'uomo non è chiamato a una vita di miseria, che trascorre in condizioni indegne o assurde. Quando dietro il denaro vi è il lavoro, il denaro è buono, è sacro, com'è sacro l'uomo che l'ha prodotto. Serve, appunto, e non deve essere servito. È per l'uomo, non l'uomo per il denaro. L'uomo deve possedere, e non essere posseduto. Deve entrare in relazione con gli altri per quello che è, non per quello che ha. Deve guardarsi dalle bilance false - evocate dal profeta Amos (cfr. Am 8, 5) -, da una ricchezza che nasce non dal lavoro ma dalla truffa e dallo sfruttamento del sudore altrui.

In terzo luogo, una relazione con il denaro che ricordi che la sua origine si trova nel lavoro dell'uomo e che, per questo, il denaro acquisito onestamente ha una connotazione sacra, deve spingere a spenderlo con molta oculatezza. Tema importante, questo, da trattare già all'interno della famiglia. I giovani devono imparare che non possono assillare i genitori con le loro richieste e che non si può avere tutto quello che si vuole. Anche le istituzioni, al riguardo, devono scoprire la propria funzione educativa, facendo comprendere alla cittadinanza che le spese prioritarie devono essere per istruzione, salute, salubrità, sicurezza, e non per festivals, celebrazioni, costose sfilate, campionati e installazioni sportive. Perché le risorse sono limitate e non possono essere utilizzate a discapito delle esigenze fondamentali.

I giovani vanno messi in guardia anche dall'utopia della città perfettamente e definitivamente giusta, perché la lotta contro il demone dell'idolatria dell'avere e per un'umanizzazione del denaro non cesserà mai, né per ogni singolo uomo né per ogni società: l'inevitabile delusione cui i giovani andrebbero incontro nel constatare il frantumarsi dei loro sogni produrrebbe solo ulteriore cinismo e un disimpegno amaro e rassegnato. L'ingiustizia nasce dal peccato, e il peccato accompagnerà sempre l'uomo, la città e anche la Chiesa, chiamata a rendere conto del modo in cui ha utilizzato il sacro obolo della vedova.

Michele Chiappo

24/09/2010

 
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